Ecco l'Impressionismo, passaggio dal classicismo dell'Accademia al tripudio della luce e del colore di Monet e compagni, tutti presenti nella grande mostra allestita sino al 1° maggio a Treviso, negli spazi del Museo di Santa Caterina. Intitolato solennemente Storie dell'Impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir da Van Gogh a Gauguin, sono ben 140 i capolavori provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche e private di mezzo mondo, evento espositivo che celebra i venti anni di Linea d'ombra, la società fondata e diretta da Marco Goldin."Ho lavorato un anno e mezzo - spiega Goldin - per mettere a punto un percorso capace di contestualizzare le diverse anime dell'Impressionismo in relazione anche con la produzione dell'epoca esibita nei Salon". In realtà la mostra prende le mosse dai primi decenni dell'800, dai ritratti di Ingres e Delacroix, che iniziavano a introdurre importanti trasformazioni pittoriche. Accanto i capolavori impressionisti che documentano una rivoluzione già in atto e che avrebbe portato molto lontano, nel cuore delle Avanguardie e dell'Astrazione. Ecco dunque lo strepitoso "Il clown" di Renoir (1868), il "Ritratto di un bambino della famiglia Lange" di Manet (1861), "La Vigilanza" di Puvis de Chavannes (1866) un colpo d'occhio straordinario che spiega nel suo insieme, "il passaggio - dice Goldin - dal ritratto accademico a quello romantico e quindi realistico per approdare alla poetica della vita moderna peculiare dell'Impressionismo". Una vita non più celebrata, bensì ricordata in tanti momenti quotidiani, magari pieni di gioia, come appunto nel caso di Renoir, presente anche con "Mademoiselle Irene Cahen d'Anvers" (1880), splendida icona della mostra e l'ancor più bella "Bambina con l'uccellino" del 1882, proveniente dal Clark Art Institute del Massachusetts.
Nelle sale che si rincorrono tortuose, tra un Cima da Conegliano e un Guardi, ci si stupisce di poter ancora ammirare opere poco esposte nelle numerose mostre che celebrano questo movimento pittorico. In particolare, Goldin è riuscito a portare a Treviso un nucleo rilevante di dipinti di Edouard Manet, molto raramente concessi in prestito. L'evoluzione del ritratto impressionista prosegue quindi con una magnifica versione di "La Berceuse" di Van Gogh, che guarda due capolavori di Gauguin, "Ritratto di Vaite Goupil" e "Gli antenati di Tehamana", il suo ultimo saluto alla Polinesia personificata nelle sembianze della giovane compagna. Si tratta dell'opera più preziosa della mostra conservato all'Art Institute di Chicago. Il viaggio nelle molte storie dell'Impressionismo prosegue con le figure en plein air, che illustra il tema dominante del movimento francese, diventato quasi una religione per essere poi scardinato dal suo stesso profeta, Monet. Dopo una splendida incursione nella natura morta, ovviamente rappresentata da Cezanne, a farla da padrone è però il paesaggio in tutte le sue declinazioni, affiancato anche dalle opere originali dei maestri giapponesi Hiroshige e Hokusai. La sua celeberrima "Onda" è posta accanto a quella di Courbet, mentre le sue vedute marine fanno da contrappunto alla serie delle scogliere in cui Monet consuma il personale "tradimento" della pittura en plein air in nome di una dimensione di pura introspezione. Lo dimostrano le due versioni delle Ninfee, ormai solo luce e colore, come del resto le foreste di Cezanne denunciano l'ossessione dell'artista per la costruzione della forma.
"È una pittura che supera completamente la realtà - conclude Goldin - e rappresenta ormai mondi interiori. Con i suoi alberi Cezanne anticipa il cubismo di Picasso, invece Monet, tra covoni, ninfee e salici, sarà il precursore dell'Informale e dell'Impressionismo astratto di Jackson Pollock". E l'allestimento stesso ne cavalca il concetto e le diverse sezioni della mostra, pur seguendo un ordine cronologico, si intersecano fra di loro in modo leggero lasciando l'osservatore libero tra visioni pittoriche e tratteggi storici.
(fonte da La tribuna di Treviso)
lunedì 6 febbraio 2017
lunedì 23 gennaio 2017
"Da Hayez a Boldini, Anime e volti della pittura italiana dell'Ottocento" a Palazzo Martinengo (Brescia) - domenica 22 gennaio
Non è un'operazione facile riuscire a riassume le tante sfaccettature della ricca e qualitativamente altissima pittura Ottocentesca italiana in una unica esposizione. Una prova l'ha tentata la mostra "Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell'Ottocento" a Palazzo Martinengo. Il giovane curatore Davide Dotti è riuscito a far centro anche questa volta seguendo due precise direzioni. La prima è stata quella di portare nelle sale dell'esposizione dipinti provenienti soprattutto da collezioni private offrendo così la possibilità di godere di opere inedite e spesso sorprendenti per la loro bellezza, e la seconda quella di mettere in evidenza nella scelta delle opere alcuni aspetti culturali, legati a tradizioni locali dell'epoca, in particolare lombarde e venete, seguendo quanto possibile l'ordine cronologico. L'allestimento propone cento capolavori realizzati dei maggiori esponenti, da Canova a Hayez, da Fattori a Segantini, da Pellizza da Volpedo a Morbelli, da Inganni a De Nittis, da Appiani fino a Boldini e ogni sala sviluppa e contiene la ricerca delle correnti che hanno caratterizzato il secolo: il Neoclassicismo, il Romanticismo, la Scapigliatura, i Macchiaioli e il Divisionismo fino agli albori dell'Impressionismo.
Il percorso espositivo si apre con Amore e Psiche stanti, capolavoro di Antonio Canova, copia in gesso preparatoria per la scultura marmorea esposta al museo dell' Ermitage di San Pietroburgo, in cui è possibile ammirarne i dettagli e l'accuratezza delle soluzioni, tra cui le fattezze della farfalla tenuta in mano dai protagonisti, simbolo di passione e purezza. Non è l'unica opera del maestro veneto presente in mostra, un curioso dipinto rappresentante le Tre Grazie è esposto nella parete a fianco del gruppo scultoreo. La tela, datata 1799, che propone un tratto pittorico leggero e vibrante, porta la firma "A. Canova sc", in alto a sinistra. Con le due lettere aggiunte, appunto "sc", l'artista voleva ribadire la sua più importante vocazione, quella scultorea, come a scusarsi per essersi concesso anche il vezzo pittorico. Ma il dipinto in realtà stupisce per la modernità e la profonda indagine psicologica espressa nella costruzione dei volti. Attorno alla scultura ruotano alcune tele tra le più rappresentative del neoclassicismo tra cui Andrea Appiani, pittore prediletto da Napoleone, nella splendida Venere che allaccia il cinto a Giunone.
La stanza successiva presenta la sezione dedicata al Romanticismo che vede come protagonista assoluto Francesco Hayez, e in particolare il dipinto Maria Stuarda sale al patibolo, capolavoro di tre metri per due, che è giunto eccezionalmente a Brescia.Mentre a Milano si affermavano gli Scapigliati, a Firenze si faceva largo un gruppo di giovani artisti che, per reagire alla stanca pittura accademica, diede vita al movimento dei Macchiaioli, con Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini presenti nella sala successiva. Proseguendo nel percorso ecco i dipinti a soggetto orientalista e poi le toccanti scene di vita quotidiana immortalate in primis dal bresciano Angelo Inganni, presente con diversi lavori tra cui la splendida coppia di Vedute di Piazza della Loggia e una suggestiva Donna che cucina lo spiedo primizia della cultura gastronomica locale.
La mostra si chiude con la rievocazione del frizzante clima culturale parigino della Belle Époque che si respirava nei caffè e lungo i boulevard della capitale francese dove vissero e lavorarono maestri del calibro di Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini. Di quest’ultimo, geniale anticipatore della modernità novecentesca, sono esposti i sensuali ritratti nei quali esaltò la bellezza femminile, svelandone l’anima più misteriosa, tra cui il Ritratto della baronessa Malvina-Marie Vitta eseguito con la tecnica del pastello su seta e il magnifico Ritratto della principessa Radziwill con il suo sguardo seducente rivolto allo spettatore.
Alla visita della mostra è poi seguito un aperitivo allo "Storico Caffè", nello splendido scenario di Piazza Duomo, mentre scendevano le prime ombre della sera e di conseguenza anche i gradi atmosferici (eravamo sedute all'esterno), comunque supportate dalle calde coperte gentilmente offerteci dallo staff del bar.
venerdì 6 gennaio 2017
domenica 1 gennaio 2017
Fine Anno sul Bondone!
Fine Anno divertente a Monte Bondone (Trento) nella più tipica tradizione trentina. Una cucina senza fronzoli, dai sapori forti e genuini con piatti che si rifanno alla tradizione austriaca come i knodel o canederli ma anche alla cultura montana ed ecco apparire sulla nostra tavola l'onnipresente polenta, i funghi, i crauti, lo spezzatino, gli squisiti formaggi alla piastra innaffiati da ottimo Lagrein, e ci togliamo pure lo sfizio di una bella fetta di strudel e di torta Sacher. Grande assente: la neve! Tra un cruciverbone, spiritosi messaggi nascosti in palloncini colorati, tanta musica e risate aspettiamo il "botto"...che puntuale arriva alla mezzanotte col suo carico di brindisi augurali! Ringraziamo il prezioso lavoro dello staff dell'Albergo Vason, la giocosa partecipazione delle marmotte presenti e a tutti auguriamo un felice 2017!!
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