martedì 25 agosto 2026

Cena con le Marmotte VENERDI 28 AGOSTO al Ristorante Pizzeria O'Scugnizzo in via III innocenti 12 a Montichiari (BS) ore 20.00. MENU ALLA CARTA
Info e prenotazioni al 347 1527671, sulle nostre pagine Facebook e su questo blog allegremarmotte.blogspot.com

Domenica 30 agosto escursione alla Viel del Pan (TN) con partenza ore 9.00/9.30 dal parcheggio (a pagamento) di Passo Pordoi al confine fra Veneto e Trentino-Alto Adige. Lunghezza km 7 (solo andata) dislivello mt 400 (sino al lago di Fedaia). Ritorno sullo stesso percorso

Pranzo al sacco e abbigliamento da trekking (k-way, felpa e bastoncini)
Info e prenotazioni al 347 15 27671, su queste pagine Facebook e sul nostro blog allegremarmotte.blogspot.com

domenica 16 agosto 2026

TUTTI I NUMERI SONO STATI PRENOTATI!
L'estrazione prevista per sabato 15 agosto 2026 non si svolgerà nella data originariamente fissata, ma è stata posticipata a lunedì 17 agosto. La variazione è legata alla festività nazionale di Ferragosto, che quest'anno cade di sabato.
Ricordiamo che vengono premiati anche gli altri 4 numeri estratti della ruota con un bel premio di consolazione!
INFO: 347 1527671, le nostre pagine Facebook e questo blog


domenica 9 agosto 2026

PROGRAMMAZIONE 2026

- Trekking al castello scomparso della Contessa di Dolèda (Canazei Val di Fassa) – domenica 30 agosto
- La Magnalonga in Vallegarina (TN) - 6 settembre
- La via del Pan in Val di Fassa - domenica 13 settembre
- Saint Michel e dintorni - (21-24 settembre)
- Lungo week end a Roma (metà ottobre)
- Alla Guana del Primiero (opera di Martalar) TN - (fine ottobre)
…e tanto altro ancora da elaborare insieme a voi!

Le escursioni in montagna tra le Dolomiti e le Prealpi lombarde, le cene, pranzi e apericene saranno inseriti di volta in volta nel programma considerando anche il venerdì sera e il sabato.

Consideriamo proposte dalle nostre associate da mettere in programmazione!

Contatto telefonico: 347 1527671
La nostra mail: allegremarmotte@gmail.com
Il nostro blog: allegremarmotte.blogspot.com

domenica 19 luglio 2026

Il Cammino di Oropa: un viaggio nell'anima (8-11 luglio)

Camminare il silenzio, dalle coste alle cime più alte, attraverso sentieri, parchi e riserve, accompagna il viandante lungo vie che si trasformano passo dopo passo in paesaggi interiori, dove la scelta del silenzio regala spazi alla riflessione in un tempo così frastornato dai rumori di un mondo irrequieto. Un popolo di camminatori che muove desideri disomogenei e contraddittori, l'esperienza della solitudine e quella della compagnia, la rottura temporanea con un ambiente conosciuto e la ricerca di una diversa base di sintonia con altri, una inquietudine spirituale o l'analisi di un collegamento con appartenenze remote. Siamo abituati a correre. Il mondo in cui viviamo ogni giorno lo richiede. Ma non in un cammino. É la fatica e il tempo impiegato che permettono di apprezzare pienamente il piccolo ma importante obiettivo raggiunto. Camminare vuol dire zaino in spalla e zaino in spalla vuol dire peso. Più leggero sarà lo zaino, più sarà facile affrontare l’intero cammino. Per questo imparare a vivere solo con le cose più essenziali riporta la nostra attenzione su quanto superfluo inseriamo nelle nostre vite. Abbiamo così deciso di percorrere il nostro primo vero cammino scegliendo quello che da Santhià raggiunge il maestoso Santuario di Oropa, a pochi chilometri da Biella in Piemonte, suddiviso in quattro tappe di difficoltà crescente. In pochi giorni si cammina dalla pianura agricola alle montagne, attraversando una grande foresta, toccando castelli, antichi borghi, luoghi dello spirito, ammirando panorami indimenticabili.
Martedì 7 luglio - Raggiungiamo Santhià nel tardo pomeriggio sostando al B&B "Giusy & Gabry" e, dietro suggerimento dei padroni di casa, si va a cenare al Ristorante Pizzeria Piccadilly, a due passi dal casello autostradale della A4, luogo privilegiato dei camionisti. E dove sostano loro si mangia davvero bene. Infatti il risotto al Barolo è stratosferico!
Mercoledì 8 luglio - Partenza della prima tappa di buon mattino (ore 7.05). Si inizia a camminare nella pianura intorno a Santhià, dominata dai campi coltivati e dalle risaie piene d’acqua, dove i dislivelli contenuti e il terreno facile permettono alle gambe di muoversi veloci e senza troppa fatica nonostante le temperature di questo luglio bollente. Questa tappa, come anche la seconda, segue il tracciato della Via Francigena. Seguire il percorso è piuttosto agevole, infatti lungo tutto il percorso sono presenti i segnavia gialli e neri con la scritta Cammino di Oropa. Dopo poco più di un’oretta arriviamo al punto di sosta gestito dalla onlus Maresca: l'Oasi del pellegrino. Qui ci offrono uno spuntino e il primo timbro della credenziale. Ora il caldo si fa sentire. Di seguito si raggiunge l’abitato medievale di Cavaglià per poi proseguire fino a Roppolo sulla collina morenica della Serra, in posizione strategica tra Biella, il Torinese e il Monferrato occidentale, che lo hanno reso un prezioso punto di controllo militare, come testimonia il maestoso castello in posizione dominante sul territorio circostante. Sosta di tappa alla Casa del Movimento Lento promotrice del Cammino di Oropa, della cultura del viaggio lento e di un turismo sostenibile mentre per la cena raggiungiamo la Trattoria Tarello, unico locale del piccolo comune, con ottimi piatti piemontesi e un proprietario all'apparenza burbero ma appassionato del suo territorio (km 15,6 mt 165)
Giovedì 9 luglio - Sempre di primo mattino, la seconda tappa segna un cambio di ambientazione. La pianura e i campi coltivati lasciano spazio ad un ambiente più boschivo. Siamo infatti nel bel mezzo della Serra d’Ivrea, l’anfiteatro morenico più grande d’Europa. Per quanto il dislivello della tappa sia contenuto l’ambiente cambia, il panorama è più verde e rigoglioso, si attraversano aree aperte alternate a zone più boscose. Da Roppolo dopo aver superato la chiesa di San Rocco, si lascia sulla sinistra il castello imboccando poco più avanti uno sterrato che sale decisamente. Dall'alto ammiriamo il lago di Viverone e fra casolari, vigneti e campi coltivati raggiungiamo il piccolo lago di Bertignano dopo aver attraversato l’omonimo borgo. Una bella forestale prosegue in direzione della cava di Purcarel, importante testimonianza della presenza dell’uomo in queste terre fin dal Neolitico, per poi incrociare il sentiero della Gran Traversata del Biellese (GTB) che percorriamo sino a Zimone, dove ci concediamo una breve sosta prima di continuare verso il Monastero di Bose e raggiungere successivamente il duecentesco Ricetto di Magnano che domina il piccolo borgo adagiato sul crinale della collina sud-orientale della Serra d’Ivrea. Da qui lungo sentieri nascosti nei boschi (e con nugoli di zanzare a farci compagnia) si giunge a Torrazzo. Sosta di tappa al B&B "Dalla Mami" e cena al Bocciodromo della Serra, locale molto spartano ma davvero notevole la qualità dei piatti proposti (km 16 mt 340)
Venerdì 10 luglio - La sveglia suona puntuale anche oggi. Lasciamo Torrazzo per imboccare un sentiero che si inoltra nella foresta. Con una piccola deviazione raggiungiamo lo Stagno di Prà, ridotto ad una pozzanghera, e poco dopo si arriva al bel laghetto Cossavella. Il paesaggio muta, si cammina avvolte dai boschi antichi della Serra Morenica alternando sentieri silvestri ad altri che attraversano aperte praterie.
Lungo il cammino si incontrano antichi casali e all’orizzonte si scorgono nitide le vette delle Alpi Biellesi. Si va a raggiungere Donato, piccolo centro attraversato dal torrente Viona, che rappresenta per parecchi chilometri il limite tra Biellese e Canavese, dove troviamo un bar per una pausa di ristoro nonchè una delle numerose credenziali del cammino. Da questo punto si tira dritto nel territorio di Netro, nell'alta Valle Elvo, per giungere nel primo pomeriggio al seicentesco Santuario di Graglia, alle pendici dei 2371 metri della Colma di Mombarone che segna lo spartiacque naturale tra Piemonte e Val d’Aosta. Il grandioso luogo sacro collegato al culto della Madonna di Loreto nelle Marche, combina una atmosfera di pace, spiritualità e architettura barocca ed oggi meta di pellegrinaggi ed escursioni. Sosta di tappa nella Foresteria e ottimo il Menu del Cammino di Oropa al Ristorante del Santuario dove la cucina piemontese ci viene servita in una sala briosa e affollata che conserva il fascino degli affreschi e della storia. Porzioni abbondanti, un menu curato che valorizza il territorio e prezzi pensati per chi arriva dopo un lungo cammino (km 15,2 mt 210)
Sabato 11 luglio - La notte ci riserva un bel temporale che ammorbidisce finalmente le temperature feroci delle tappe precedenti. Siamo all’ultimo tratto di questo cammino, il più faticoso e spettacolare. Fino a questo punto il cammino non è stato particolarmente duro in termini di dislivelli superati e nemmeno per i terreni attraversati. Stiamo avvicinandoci alle Alpi, l’ambiente è più boschivo, il dislivello è più importante, la natura più verde e rigogliosa ma anche più severa.
Infatti in questa tappa si superano tratti rocciosi, corsi d’acqua, irte linee d'asfalto. Il profilo altimetrico del percorso è fatto di continui saliscendi, si inizia con una larga mulattiera in ripida discesa, abbastanza lunga, poi si riprende a salire con una certa costanza fino a raggiungere il paese di Sordevolo per una sosta con il cielo che diventa via via più scuro e minaccioso. Infatti poco dopo incomincia a scendere una leggera pioggerella. Allora si decide di cambiare la direzione del cammino. Si va ad evitare la direttissina D1 che sale da Favaro preferendo raggiungere Pollone, ci si "arrampica" sino a Chiavolino dove andiamo a recuperare il tracciato della dismessa tramvia Biella-Oropa che, tra il 1911 e il 1958, collegava Biella al vicino Santuario di Oropa. È un percorso immerso nel bosco con pendenze dolci, arricchito da undici paline informative e punti di interesse come 
il suggestivo tratto in cui si compie una curva a 360° percorrendo l'emozionante galleria elicoidale di 176 metri ottimamente conservata. Si susseguano la zona dei “Tre archi”, la salita della Vecchia, la fermata “Cappella dell’Acqua” (ampio slargo dove era ubicata una fontana) e Oropa Bagni (vecchio stabilimento idroterapico). Al termine delIo storica tramvia, in prossimità dell’indicazione di una palestra di roccia, il tracciato attraversa la statale ricalcandola per un paio di chilometri circa (in realtà è la strada che ricalca il vecchio tragitto) sino a giungere al grande piazzale che precede l'entrata al maestoso Santuario di Oropa, stanche ma felici di aver raggiunto questo traguardo, riservandoci di visitarlo con più calma al mattino successivo. Sosta alla grande Foresteria e ottima cena al Ristorante "Ai Tre Arc" collocato nel porticato di sinistra del santuario (km17 mt 610)
Domenica 12 luglio - Il Santuario di Oropa è il più importante complesso di edifici di culto mariano dell'intero arco alpino abbracciato dall'anfiteatro delle Alpi Biellesi. Il grande complesso comprende, oltre al Sacro Monte di Oropa, la seicentesca Basilica Antica sorta sulla base di un antico sacello al cui interno è custodito la statua della Madonna Nera, realizzata in legno di cirmolo dallo scalpello di uno scultore valdostano nel XIII secolo. Oltre l’imponente scalinata che si apre a monte del Piazzale Sacro e superata la settecentesca porta regia progettata da Juvarra, architetto di casa Savoia, scenografico ingresso al cuore spirituale del complesso mariano, lo sguardo si volge verso l'ottocentesca Basilica Superiore, costruzione dalle proporzioni monumentali che si trova allo stesso tempo in rapporto di armonia con le alte montagne circostanti. La meravigliosa cupola, che si eleva per oltre ottanta metri, fa da corona all’imponente monumento, elevato alla dignità di basilica minore da Pio XII nel 1957 e dichiarato patrimonio UNESCO.
(Cammino di Oropa: lunghezza totale km 63,8 dislivello totale mt 995)

lunedì 29 giugno 2026

In Val Taleggio fino al rifugio Gherardi - domenica 28 giugno

In Val Taleggio, una diramazione occidentale della Val Brembana, si giunge da Val Brembilla dopo aver superato il ridentissimo borgo alpino a nome Gerosa. Proseguendo si oltrepassa Passo Forcella di Bura a 884 metri e di colpo il panorama appare vastissimo: aspre giogaie rocciose a destra, cupi macchioni boscosi giù nel fondovalle, poi pascoli immensi in cui sono inserite le cinque sorelle, la solatia Peghera, Vedeseta che ne stà sdegnosamente appartata, Olda a cavallo del colle, Sottochiesa (dove ci si ferma per un buon caffè) con la sua torre pendente e l'arcigno Pizzino difeso dal castello, e su cui pascolano le vacche che offrono generosamente il loro latte da cui si ricava il rinomato formaggio, oppure le piu’ rustiche ed ormai introvabili salve il cui nome deriva dall'uso tradizionale di salvare il latte delle abbondanti produzioni primaverili quando iniziava la raccolta dei foraggi, impiegandolo nella produzione di un formaggio da conservare anche oltre l'estate e che ha molte somiglianze con il Quartirolo Lombardo, da cui si differenzia per la maggiore complessità aromatica e la più lunga stagionatura. La nostra escursione inizia a Pizzino dove troviamo la colonnina automatica per il ticket parcheggio, da qui si percorre tutta via Arighiglio fino in località Quindicina e procedendo per altri 300 metri raggiungiamo il comodo parcheggio di Capo Foppa. Messi gli zaini in spalla scendiamo verso valle fino ad incrociare il sentiero Cai 120 sulla destra, all’altezza di due caratteristiche baite. Le baite della Val Taleggio sono un vero e proprio simbolo della zona.
I loro tetti molto inclinati, con una pendenza che può raggiungere i 60 gradi, sono ricoperti di lastre di piode, una pietra locale spessa fino a otto centimetri. Queste lastre sono disposte orizzontalmente e sovrapposte per sostenere il peso della neve e delle intemperie, un dettaglio architettonico funzionale e affascinante. La salita rimane costante con qualche breve rifiato. Il sentiero ora si snoda attraverso un incantevole bosco e, una volta arrivate all’alpeggio Foppalunga, si apprezza la splendida visuale su tutto il percorso appena effettuato. Da qui si staglia il profilo del Resegone e i pascoli circostanti. Proseguendo si inizia ad intravedere in lontananza l’ampio piano erboso dove si trova il Rifugio Gherardi. Questo luogo non è solo un punto d’arrivo ma anche una opportunità per esplorare ulteriormente nuovi percorsi. Infatti dal rifugio partono sentieri che conducono al Monte Sodadura e al Pizzo Baciamorti, tappe ideali per gli escursionisti più esperti. Dopo aver gustato le specialità locali al rifugio - polenta, formaggi e casoncelli squisitissimi - ripresi zaini e bastoncini si va a completare l'anello. Percorriamo i nostri passi a ritroso per alcuni metri, poi si va a recuperare il sentiero a sinistra che porta lungo una forestale cementata, la SICAI Ciclo ovvero la versione cicloescursionistica del Sentiero Italia Cai. Si attraversano prati, baite, bolle d’acqua e si incontrano vacche e cavalli al pascolo in un 
paesaggio agreste quasi idealizzato, sinonimo di quiete e armonia.
A
l successivo incrocio ci si immette nel sentiero Cai 153 che ci riporta agevolmente al punto di partenza.

PARTENZA: Capo Foppa mt 1290
SEGNAVIA: Cai 120-153-Sicai
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 360
ALTITUDINE: mt 1650
LUNGHEZZA: km 6,6

lunedì 8 giugno 2026

Escursione al Monte della Madonna (PD) - domenica 7 giugno

Breve e piacevole anello verso ill Santuario di Monte della Madonna. Dopo aver superato l'abitato di Rovolon, piccolo centro del Parco Regionale dei Colli Euganei, si affronta la stradella di via San Giorgio dove andiamo ad incrociare sulla sinistra il sentierone indicato dalla segnaletica con il numero R1 (sentiero Ana alpini) che con falsopiani e leggere discese conduce sul boscoso versante nord del monte. La prima parte del bosco è caratterizzata da una moltitudine di castagni e robinie e nel prosieguo si inseriscono gradualmente piante di roverella, orniello, corbezzolo, pungitopo e asparago. Dopo aver imboccato un sentiero leggermente in salita raggiungiamo l'antico oratorio trecentesco di Sant' Antonio Abate del Porseeto (del maialino), elemento iconografico di questo santo, situato nel versante sud del Monte della Madonna. L'edificio romanico è il risultato di un complesso più ampio che comprendeva una chiesa di dimensioni maggiori di cui è riconoscibile, accanto al campanile, la base dell’abside. L’oratorio e un tratto di muro perimetrale sono tutto ciò che rimane dell’antico monastero. Uno degli aspetti più significativi del sito è la presenza accanto alla chiesetta, di una piccola cavità naturale dove sul fondo si trova una delle sorgenti d'acqua più elevate dei Colli Euganei. E' la Grotta di Santa Felicita le cui spoglie sono conservate nella Basilica di Santa Giustina a Padova. Da questo punto parte il Sentiero del Pellegrino un tracciato abbastanza ripido dove si ammira una straordinaria varietà botanica favorita dal microclima di questa zona.
Dal bosco di castagno emergono aree rocciose, alcune delle quali esposte al sole, in cui possiamo trovare il fico d'india nano, originario degli altipiani rocciosi dell'America centrale. Una di queste aree rocciose è denominata il Salto della Volpe e si tratta di un punto panoramico che offre una suggestiva visuale sui Colli Euganei centrali. Di fronte svetta il Monte Altore e, sullo sfondo, distinguiamo solitario il Monte Lozzo. A sinistra Rocca Pendice e il Monte Venda mentre in lontananza possiamo distinguere il Monte Pirio con la sua riconoscibile parete rocciosa. La salita diventa severa lungo l’antica via che gli abitanti di Teolo percorrevano per recarsi al trecentesco  santuario, punto di riferimento per eremiti e pellegrini. Si arriva in prossimità delle grandi antenne (non di certo un bell'effetto...) aggirate le quali si sbuca sul tornante asfaltato per il Santuario del Monte della Madonna a 526 metri sulla cima del secondo colle per altezza degli Euganei, in invidiabile posizione panoramica a dominare l'alta pianura veneta. Una rapida visita al luogo sacro e si riprende l'anello. Evitiamo il Sentiero di San Pietro (R6) tratto piuttosto difficile da affrontare dove si trovano dei massi dai nomi caratteristici come la Pria dell’Angelocon due rientranze ai lati ad evocare un inginocchiatoio e la Caregheta dea Madona a forma di sedile, e recuperiamo il sentiero 17 che, dopo un breve tratto asfaltato, inizia la discesa in un bosco costituito da betulle,
faggi e tigli L’orientamento è semplice e in poco tempo ci ritroviamo allo spiazzo dei Carbonai, da dove
ci è facile ripercorrere i nostri passi fino all'accesso iniziale di Via San Giorgio.

PARTENZA: Via San Giorgio
SEGNAVIA: R1-1-17
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 315
ALTITUDINE: mt 526
LUNGHEZZA: km 5

domenica 26 aprile 2026

Giro del Monte Orfano (Rovato) - sabato 25 aprile

Una delle escursioni più suggestive in Lombardia è la traversata del Monte Orfano, isolato rilievo prealpino di 452 metri di altezza, situato fra i comuni di Erbusco, Rovato e Cologne e Coccaglio, che emerge dalla pianura al margine sud-occidentale della Franciacorta.
La traversata del Monte Orfano è un’escursione facile con un dislivello minimo anche se alcuni tratti sentieristici (tipo il Senter del Funtanì-Cai 985) presentano pendenze importanti. La partenza dell’itinerario avviene dallo splendido complesso conventuale della Santissima Annunciata, edificato tra il 1149 e il 1452, che sorge a balcone sulla pianura tra gli ulivi e i vigneti caratteristici di questo territorio. Dal piazzale ci incamminiamo sulla strada cementata, chiusa da una sbarra che sale a sinistra. Seguendola, in una decina di minuti di cammino, si raggiunge l'antica Pieve di San Michele le cui origini longobarde sono ascrivibili al VI secolo. Passiamo vicino ad una pozza d'acqua in mezzo al bosco e da questa in breve scendiamo a incrociare la strada che sale da Coccaglio. Percorriamo quest’ultima per un breve tratto e la lasciamo per imboccare sulla nostra destra un sentiero che sale fino alla non lontana Croce di Coccaglio (mt 315). Raggiunto il parcheggio della Trattoria Genuisì, l’itinerario riprende a salire costeggiando l’annesso vigneto, poco più in alto giungiamo alla Madonnina e da questa saliamo alla Croce di Erbusco (mt 381).
La vista ci regala una splendida panoramica sulla pianura e sui paesi alla base del Monte Orfano. L’altalenante percorso scende poi attraverso un boschetto di pini neri e accosta per un breve tratto la strada asfaltata che sale da Cologne. Superato uno dei tanti capanni da caccia, lasciamo la carrozzabile per riprendere sulla destra il sentiero che porta alla Croce di Cologne (mt 440). Poco oltre la Croce, nei pressi del ripetitore, il Monte Orfano tocca la sua massima elevazione (mt 452). A dire il vero chiamarlo monte è un po’ eccessivo vista la modesta altitudine eppure nel percorrere la cresta, la sensazione che trasmette non è quella di camminare su una collina poiché i suoi versanti ripidi danno l’illusione di un’altezza superiore alla realtà, circondate anche da un vastissimo panorama. Comunque dopo aver superato un bosco di castagni, giungiamo alla Croce di Zocco, il capolinea della nostra traversata. Dalla croce il panorama spazia in direzione del Monte Alto, del Lago d’Iseo, del Monte Guglielmo e di una vasta porzione della Franciacorta, mentre a sud possiamo scorgere gli appennini piacentini. Prendiamo il sentiero (Variante sud) che scende a mezza costa parallelamente al sovrastante tracciato principale fino al punto di congiunzione.
Recuperato il percorso dell'andata raggiungiamo il grande Sacrario dei Caduti, zona sacra antistante il rifugio degli alpini, e poi in facile passeggiata - in un
territorio che ospita, in raro equilibrio, natura e cultura insieme - ci si riporta sull'affaccio panoramico di Rovato.

PARTENZA: SS. Annunciata mt 260
SEGNAVIA: Cai 980-981-985-986
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 230
ALTITUDINE: mt 452
LUNGHEZZA: km 11,7



domenica 29 marzo 2026

Lo splendido anello del lago di Endine nella bergamasca - sabato 28 marzo

Il lago di Endine è un meraviglioso specchio d'acqua incastonato tra le colline della Val Cavallina, sulle cui acque, color verde scuro,si rispecchiano le montagne che lo circondano creando una fantastica cornice panoramica di boschi, vallate e conche prative. Il lago è alimentato da torrenti montani ed ha un unico emissario, il Cherio, che scorre per andare a confluire nel fiume Olio. Le rive del lago, conservando intatto il loro ambiente naturale, alternano fitti canneti, ricchi di fauna ittica e avicola, a piccole spiagge dove sostare. La sponda occidentale, particolrmente antropizzata, è più soleggiata rispetto alla sponda orientale, che risultando meno abitata, conserva intatto il suo aspetto naturalistico.
Il nostro itinerario parte da Spinone al Lago, dopo aver lasciato l’auto nei pressi della chiesetta di San Pietro in Vincoli risalente all'undicesimo secolo. Noi purtroppo lo abbiamo trovato chiuso ma al suo interno custodisce una cinquecentesca Madonna con Bambino e dodici dipinti, nella zona del presbiterio, raffiguranti sei sibille (Chimica, DelficaEllespontica, Eritrea, Persica e Samia) alternate a sei profeti (AbacucDavideEzechieleGeremiaIsaia e Mosè), riconducibili alla scuola di Lorenzo Lotto
. Attraversata la statale si giunge in pochi passi sulle sponde del lago, Da qui si snoda un sentiero percorribile in entrambe le direzioni su un percorso totale di circa 16 chilometri, interamente pianeggiante.Imbocchiamo la passeggiata che costeggia il lago tenendolo sulla destra e nonostante proceda parallela alla strada si cammina tra il verde degli alberi e il blu del lago. 
Poco più in su, nei pressi dell’abitato di Bianzano, si intravede il Castello Suardi con la sua massiccia torre a pianta quadrangolare. 
Superiamo i paesi di Dosso e Madrera, fino a Ranzanico al Lago. Qui, subito dopo l’abitato, si trova l’ex Filanda Suardi importante edificio paleoindustriale ottocentesco di questa zona.Si continua in direzione di Endine Gaiano ma non per molto. L'idilliaco scenario lacustre lascia il passo al marciapiede sulla rumorosa statale del Tonale e della Mendola che si sviluppa lungo la punta del lago, prima di raggiungere la bella passerella di legno - opportunamente segnalata - che ci permette di raggiungere in poco tempo la sponda opposta del lago di Endine. Da questo lato purtroppo è necessario percorrere un paio di chilometri su asfalto, sul bordo di una provinciale senza marciapiede. Un vero peccato, ma a livello del lago ci sono molte proprietà private che ne precludono l’accesso. Prima di raggiungere la seicentesca chiesa di San Michele Arcangelo il tracciato pedonale del lago ritorna ad essere una meraviglia. Ci fermiamo per un veloce panino intente a scrutare le sue acque calme e lucenti che riflettono le minuscole case che ne coprono le pendici, il verde intenso delle montagne che lo cingono e l’azzurro cristallino del cielo
Lasciata San Felice in direzione del borgo di Monasterolo del Castello, raggiungiamo Fonte Smeraldina. In questa zona ci sono infatti quattro fonti, due più ferruginose, una ricca di idrogeno solforato e dall’inconfondibile odore, e una particolarmente apprezzata perché ricca di minerali, limpida e fresca. L’ultima parte di percorso, tra Monasterolo e Spinone, è quella sicuramente più bella. Il sentiero non si allontana mai dalla sponda del lago di Endine, aprendosi in un grande prato a Monasterolo, nei pressi della Chiesa di San Salvatore. Questa piccola oasi di pace è animata da molte persone che si fermano al Biali Bar, noi comprese, e si godono gli ultimi raggi di sole della giornata. A una ventina di minuti di camminata oltre l’abitato di Monasterolo si incontra anche il castello del borgo che purtroppo - tranne che per rare visite guidate - è utilizzato solo per ricevimenti privati, in posizione strategica su una collinetta proprio sulla punta inferiore del lago. Dopo tutti i chilometri macinati durante la giornata, il nostro giro ad anello del lago di Endine si conclude da dove siamo partite, nel borgo di Spinone al Lago, davanti a una birra fresca del birrificio locale Valcavallina.

domenica 22 marzo 2026

Anello delle cinque cime di Parzanica (BG) - sabato 21 marzo

Parzanica è un piccolo comune della provincia di Bergamo situato a 759 metri di altezza che sovrasta la sponda occidentale del Lago d’Iseo. Attorno al paese, a far quasi da anfiteatro ci sono i crinali che collegano i cinque colli: Monte Creò, Punta del Bert, Monte Mandolino, Monte Cremona e Monte Saresano, all’incirca tutti sui mille metri di quota in un fantastico ambiente prealpino. La strada principale che arriva a Parzanica aggira il paese dall’alto fino a prendere via Belvedere dove si trova un ampio parcheggio già preso d'assalto da un pullman carico di escursionisti del Cai di Parma. L’itinerario ha inizio dalla stradetta chiusa al traffico con segnavia Cai 721, dapprima mulattiera cementata e poi sentiero, che sale ripidissima verso la Chiesa della Santissima Trinità che sorge su un piccolo pianoro del Mut dei Pagà a 969 metri. Si devia dal sentiero principale per visitare la struttura medievale e per godere del paesaggio, forse il migliore di tutta l’escursione. Si ammira la parte più settentrionale del Lago d’Iseo mentre l’orizzonte offre la visione delle principali cime delle Alpi Orobie e della Presolana. In lontananza si vedono le cime dell’Adamello, ad oriente è ben visibile la Corna Trenta Passi e il Monte Guglielmo mentre nella parte centrale del lago emerge Monte Isola e i due pittoresci isolotti: l'Isola di Loreto (a nord) e l'Isola di San Paolo (a sud) fiabesche ma non visitabili.
Ritorniamo sul sentiero principale prosegueguendo risalendo le pendici del Monte Creò (mt 1106) la cui sommità è deturpata da antenne e ripetitori. Il percorso prosegue su ampia sterrata, verso la cima successiva, la Punta del Bert (mt 1107), con ben visibile all’orizzonte la forma a vela del Monte Bronzone (mt 1334), massima elevazione della zona, mentre verso occidente si vede il Monte Torrezzo chiudere l’omonima valle che parte da Fonteno. Ad un certo punto, è necessario abbandonare la stradella che si abbassa di quota, per risalire sulla destra e su tracce di sentiero verso il crinale soprastante e quindi camminare rimanendo tra il bosco e lo scosceso prato fino a raggiungere il versante meridionale della Punta del Bert. Anche qui il paesaggio offre scorci magnifici sul Sebino. Di fronte a noi c’è il Monte Mandolino (mt 1108) che si raggiunge dopo essere scesi ad una sella e aver attraversato una proprietà con roccolo e recinzione. Passando a sinistra della cima, sul costone prativo, in breve si perviene al Monte Cremona (mt 1083). Ora si entra in un bosco silente, poi si scende sui prati dove è situata la cascina Saresano ed infine si risale brevemente dalla parte opposta fino all’omonimo monte. 
Si ridiscende alla cascina Saresano e con un bel sentiero boschivo caliamo verso Parzanica a chiudere l’anello.

PARTENZA: Parzanica (mt 759)
SEGNAVIA: 568-701-721-723
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 350
ALTITUDINE: mt 1106
LUNGHEZZA: km 10,5

lunedì 23 febbraio 2026

Alla Croce di Marone - domenica 22 febbraio

Lasciate le case di Cislano, si va a prendere una stradella sulla destra con indicazione il Monte Guglielmo parcheggiando nello slargo di fronte al ristorante Englar (mt 640). Ci avviamo lungo l'asfalto seguendo l'indicazione del sentiero 226 della Valle di Gasso, Rifugio Croce di Marone a ore 1.20 anche se in realtà questo è il tempo occorrente utlizzando le varie scorciatoie che tagliano i tornanti. Noi abbiamo preferito percorrere per intero la strada che sale con pendenza leggera e costante con una tempistica ovviamente maggiore. Al primo tornante sinistrorso trascuriamo una strada che prosegue diritto verso la Cava Calarusso dalla quale partono i carrelli sospesi che attraversano più volte la provinciale precedentemente percorsa (mt 650). Con lo sguardo riusciamo a vedere il sottostante abitato mentre ci addentriamo nella Valle di Gasso inseguite dalle cime dei Corni Stretti a sinistra e da Punta Calarusso alla nostra destra (mt 859). Continuiamo a salire incrociando il sentiero 231 che porta a Punta Val Fellera (mt 1114), Monte Pura (mt 1007) e Punta Tisdel (mt 1330). Noi proseguiamo diritto e poco dopo troviamo il casello dell'acquedotto Serbatoio Calchera e una fresca fontana. Superato un altro tornante e preceduta da un parcheggio chiuso da una stanga, giungiamo alla Cascina Failungo, un bianco edificio che troviamo sulla sinistra (mt 780). Nell'entrare in una faggeta troviamo le prime tracce di neve sull'ampio sentiero. Poco più avanti, girando a sinistra, guadiamo il Val Busa torrente principale della Val di Gasso (mt 820). Proseguendo sulla carrareccia, con la solita pendenza poco accentuata, dopo un tornante sinistrorso intravediamo la liscia parete della Corna Frere che sembra quasi sbucare dal nulla e a destra nell'ampio prativo la Cascina Splazza di Sotto.
Alcune cunette per lo scolo dall'acqua attraversano il cammino. Dopo il successivo tornante passiamo a valle della Corna Frere. Il bosco diventa più rado. Il paesaggio è brullo e ricorda ambienti ben più elevati. Superata una curva a destra, sulla sommità di una radura scorgiamo Cascina Splazza di Sopra, la aggiriamo mentre si ode lo scorrere del torrente senza riuscire a scorgerlo tra gli alberi. Poco dopo sulla sinistra si stacca il sentiero 230 dell'Uccellatore e alla ferrata Corna delle Capre. Più avanti ritroviamo il torrente che scorre intubato. Salendo, il bosco si defila un pochino permettendoci di osservare un bel panorama sulla sottostante vallata e sui monti in lontananza ma poco più avanti rientriamo nella selva boschiva. Un altro paio di tornanti e passiamo a valle di una vecchia casa di pietra arrivando alla Forcella di Gasso a quota 1126 metri. Alla destra c'è la bella piramide della Punta Tisdel e, successivamente, incrociamo il segnavia 232 di Predel, I Gnaf, Rucca e Tredici Piante. Finalmente sulla destra tra gli alberi fa capolino il Monte Guglielmo (mt 1957) e località Croce di Marone (mt 1166) è ad una manciata di minuti di cammino. L'omonimo rifugio è ancora chiuso, intorno il silenzio regna sovrano...
Da questo punto si può proseguire sulla carrareccia che porta fino al rifugio Almici (ancora chiuso) quasi in vetta al Guglielmo. 

PARTENZA: Cislano (mt 615)
SEGNAVIA: 226, 226A
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 555
ALTITUDINE: mt 1166
LUNGHEZZA: km 8,2

lunedì 9 febbraio 2026

"Liberty. L'arte dell'Italia moderna" a Palazzo Martinengo (Brescia) - domenica 8 febbraio

Per parlare dell'Art Nouveau (o Liberty in Italia) bisogna fare un passo indietro e inquadrare le causali che hanno portato a un movimento di rottura con gli schemi in vigore a fine Ottocento. L’elemento principale è la ricerca di una ispirazione a carattere naturalistico lontana dall’imperante industrializzazione protagonista in quel momento storico. È dunque logica conseguenza che il precetto guida dell’Art Nouveau sia quello di volgere il proprio sguardo alla vita nella sua forma più incontaminata in un periodo fortemente dinamico come è stato l’inizio del Ventesimo secolo anche in Italia, storicamente meno incline al progressismo rispetto alle altre realtà sparse per il Vecchio Continente. Ma la natura nel Liberty non riveste soltanto una mera funzione idealistica e astratta, infatti le sue forme infatti vengono direttamente adattate sulle opere architettoniche mediante linee sinuose e accentuate nel rispetto di un’estetica sovrana capace di colpire immediatamente l’attenzione. La ricerca del dettaglio, dell’armonia e l’assoluta necessità della decorazione di alto livello con matrice prettamente riferita al mondo floreale sono le coordinate su cui si ergono le opere più note. La data cardine per inquadrare al meglio la parentesi storica in Italia è il 1902, quando l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna svoltasi a Torino rese quanto mai concreto il crescente fermento di una spaccatura con le norme sino ad allora convenute.
Al Liberty, Palazzo Martinengo a Brescia, dedica una ampia retrospettiva che porta a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. L’esposizione, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, si inserisce nel filone d’indagine sulle espressioni artistiche fiorite tra Ottocento e Novecento e prosegue cronologicamente il percorso intrapreso lo scorso anno con la fortunata rassegna dedicata alla Belle Époque visitata da oltre 75.000 persone.
La mostra presenta una selezione di oltre cento capolavori provenienti da collezioni private e da importanti istituzioni museali quali la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine. Si ha così la possibilità di rileggere importanti opere dell’arte italiana attraverso il dialogo tra pittura e scultura, grafica, fotografia e il nascente linguaggio cinematografico a cui è dedicata un'intera sezione con i capolavori di Lyda Borelli, la prima diva italiana di fama internazionale. Articolato in otto sezioni tematiche, il percorso espositivo si dipana tra i dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone e le sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti. Per comprendere il clima artistico e culturale del Liberty italiano troviamo in rassegna una ampia selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier più famosi, di coloratissime affiches di grandi magazzini di moda, liquori, giornali, spettacoli teatrali e località turistiche disegnati da insigni illustratori come Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz e di raffinatissime ceramiche figlie della geniale creatività di Galileo Chini. A conclusione dell'itinerario di mostra risulta l’immagine di un Liberty inquieto e consapevole, non soltanto parentesi elegante della storia dell’arte, ma campo di tensioni in cui si misura il confronto tra tradizione e modernità. Interrogare oggi quella breve e seducente stagione significa riflettere su un momento della storia italiana in cui l’arte ha tentato di dare forma al futuro senza rinunciare alla bellezza. Un sogno che, in un presente in continua e spesso radicale trasformazione, conserva una sorprendente attualità.

(fonte: Silvana Editoriale)

fino al 14 giugno 2026

lunedì 2 febbraio 2026

La vecchia litoranea tra Vello e Toline - domenica 1 febbraio

Vello e Toline sono due piccoli paesi della sponda bresciana del Lago d’Iseo, il primo è una frazione di Marone mentre il secondo appartiene al comune di Pisogne. I due borghi sono collegati dalla vecchia strada litoranea dismessa, lunga circa 5 chilometri, trasformata in percorso ciclopedonale - condiviso quindi da ciclisti e pedoni con questi ultimi che hanno sempre la precedenza - senza alcun dislivello e che costeggia scenograficamente le tranquille acque del lago. Passo dopo passo lascia che si apra la via a contemplare di questi luoghi la bellezza ora visibile dopo lungo oblio. Abbi cura di questa strada che l’impegno di tanti ha riconsegnato a te che vai… sono queste le parole incise su una targa che si può leggere all’inizio del percorso. Da un lato troviamo le alte pareti verticali della montagna attraversate da brevi gallerie scavate nella roccia e, dall’altro, le acque blu del Sebino e in particolare l’orrido di Castro sulla riva bergamasca. Noi abbiamo preferito percorrere il tracciato la mattina in quanto le luci colpiscono la sponda opposta e il paesaggio si rivela in tutta la sua bellezza. Dopo aver attraversato l’abitato di Vello ci si ritrova davanti all’ingresso della Vello-Toline. L'antica strada, a tratti leggermente sinuosa, costeggia il lago passando per il solco inciso della Valle Finale e termina al piccolo promontorio della Punta delle Croci Bresciane dove il lago d’Iseo presenta la sua sezione più stretta. 
Da questo punto abbiamo proseguito raggiungendo in breve Pisogne. Il ritorno avviene a ritroso sul medesimo itinerario (16 chilometri totali)

lunedì 19 gennaio 2026

Dalla Pieve di Santa Maria Vecchia nei boschi della Val Volpera (Gussago) - domenica 18 gennaio

Oggi andiamo alla scoperta della Val Volpera, lungo un percorso che si sviluppa sul versante del Monte Roccoli (Gussago), area collinare nella Franciacorta, che tra boschi e dorsali collegano località come Camaldoli, Quaroncino e la Casina Bianca.
La giornata è bigia ma non fredda. Avvolte dal silenzio del centro franciacortino ci si incammina dal prato della millenaria Pieve di Santa Maria Vecchia imboccando la stradina posta a nord della chiesa. Il percorso prosegue lungo via Sovernighe, al primo bivio teniamo la sinistra mentre passiamo accanto al vecchio lavatoio, continuando per un breve tragitto in mezzo alle case fino ad imboccare lo sterrato che costeggia Villa Chinelli. Superato il sottopasso della strada provinciale 19 si prosegue sulla stradella che sale fino ad un cancello di legno e da qui imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che in leggera salita si addentra in un bosco di frassini, carpini e roverelle. Il tracciato prosegue alternando tratti su brevi salti rocciosi ad altri pianeggianti. Raggiunto un rio quasi in secca, lo varchiamo tranquillamente per poi costeggiarlo per una cinquantina di metri ora sì in ripida salita. Improvvisi colpi di fucile a brevissima distanza dalla nostra posizione ci obbligano ad alzare la voce per farci riconoscere. Sono tre cacciatori. A cosa stiano sparando non ci è dato a sapere. Ripresa la salita raggiungiamo un breve spiazzo in cui si gode uno splendido scorcio panoramico che spazia dalla valletta sottostante a tutta la pianura da cui spiccano la collina della Santissima ed il Monte Orfano. Da questo punto si aprono tre sentieri: a destra si può facilmente raggiungere la strada dei Camaldoli, diritti si percorre un itinerario parallelo al nostro, noi invece procediamo a sinistra che attraversa il rio e prosegue in falsopiano. In alto a sinistra, sul monte Navezzone, semicoperto dalla pineta che lo circonda, si intravede il vecchio eremo dei frati camaldolesi costruito nel 1639. Il sentiero ha un andamento pianeggiante intervallato da brevi saliscendi, alternando tratti panoramici ad altri nel cuore della boscaglia.
Sulla nostra sinistra troviamo una bella ceppaia di rovere e poco oltre ci fermiamo sul limitare di un ripido prato dove possiamo spaziare con lo sguardo sul panorama sottostante dove, nonostante la giornata non sia particolarmente tersa, si intravedono anche gli Appennini. Da qui il sentiero comincia a scendere inoltrandosi in un bosco di castagni e piccoli carpini che conduce verso la Cascina Rocca. Arrivate all'impluvio il nostro itinerario scende a sinistra ma preferiamo proseguire diritte in direzione dell'antica costruzione. La cascina è stata costruita probabilmente intorno al 1729, come inciso sul portale in pietra dell'ingresso, ma purtroppo giace nel più desolante stato di abbandono. Dopo questa breve sosta torniamo sui nostri passi ed imbocchiamo il sentiero che scende per il primo tratto lungo i resti del crollo di grosso castagno che ha deviato il tracciato. Sulla nostra sinistra appare una traccia che scende verso il fondo del rio dove, da una formazione rocciosa ricoperta di muschio e felce, sgorga una piccola sorgente mentre ai suoi piedi si intravvedono i resti di una vasca probabilmente utilizzata per l'abbeveramento del bestiame. Il sentiero, dopo un primo tratto in piano, riprende a scendere affrontando alcuni salti di roccia. Davanti a noi iniziamo a intravvedere un palo della luce elettrica mentre sulla sinistra si stacca un sentiero che si percorre agevolmente per i primissimi metri, dopodichè si comincia a scendere rapidamente all'interno di un boschetto di robinie. Arrivate a valle si svolta a destra, ora si continua in leggera discesa sino a giungere nuovamente al sottopasso della provinciale,
ripercorrendo al contrario il tratto che ci riporta alla bellissima pieve romanica purtroppo non visitabile.

PARTENZA: Pieve di Santa Maria mt 200
SEGNAVIA: S1
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 230
ALTITUDINE: mt 430
LUNGHEZZA: km 5

lunedì 12 gennaio 2026

Illasi e il suo bel castello - domenica 11 gennaio

Un bel percorso ad anello per scoprire le ricchezze di Illasi, città dell’olio e del vino, e l'antico maniero posto a difesa del borgo e a controllo delle colline circostanti insieme al vicino Castello di Soave, tra ulivi, vigneti, alberi secolari e particolari elementi storico-artistici. Il nostro percorso segue fedelmente uno dei tre circuiti che caratterizzano la "Corrillasi" (quello intermedio di 12 chilometri), evento podistico non competitivo che si svolge la seconda domenica di marzo. Il punto di partenza è collocato davanti alla Chiesa di San Giorgio Martire che mantenne la sua fisionomia romanica fino al diciannovesimo secolo poi demolita per lasciar posto alla nuova chiesa costruita tra il 1840 e il 1865. Su un lato della piazza principale la maestosa villa Pompei Carlotti. Superato l'antico oratorio di San Rocco, ora sede dell'associazione "Giardino Musicale", si percorre via Strada Nuova per raggiungere il Poggio Belvedere da quale è possibile ammirare la vallata e l'antico borgo. Proseguendo su stradella asfaltata, con una piccola deviazione a destra si raggiunge l'ottocentesca Villa Trabucchi e la sua importante cantina i cui terreni si estendono a cavallo della Valpolicella e le terre del Soave. Accanto la chiesetta di San Marco del 1958, sempre aperta al pubblico. Si percorre a ritroso il tratto per tornare sul percorso principale che dal Monte Tenda (mt 235) prosegue verso le rovine della roccaforte. Il castello, edificato nel X secolo, diventa proprietà della potente famiglia dei Montecchi tre secoli più tardi. Nel 1243 viene occupato da Ezzelino da Romano. Agli inizi del Quattrocento la terraferma veneta è dominata dalla Serenissima che per quasi quattrocento anni beneficia di uno stato di relativa pace e prosperità, interrotti dall'invasione napoleonica. Nel 1509 La Repubblica di Venezia concede il feudo al valoroso condottiero Girolamo Pompei, detto “Malanchino”, la cui famiglia vantava diritti in quel di Illasi. Il bel castello non è visitabile (è proprietà privata) ma è comunque possibile ammirarne la struttura esterna e le mura possenti. Immerse nella quiete della campagna veneta si procede verso sud, lungo un tratto della famosa “Vecia Via della Lana” che va a raggiungere il Santuario del Crocefisso di San Felice, posto sul valico tra val Tramigna e val d'Illasi, che custodisce numerosi affreschi tra cui una Crocifissione databile intorno al XIV secolo. Attraversata la provinciale 37 si continua sull'antica via di transumanza della lana grezza di queste vallate, dove l'acciottolio dei sassi calpestati ci accompagna per un lungo tratto, poi ecco il bivio a sinistra che conduce alla fontana di Arano, citata in documenti quattrocenteschi anche se la vasca odierna non è quella originale. Da qui si segue via Italia Nuova che attraversa il silenzioso centro abitato di Cellore. Dopo aver abbandonato l'asfalto, in un susseguirsi di vigneti ed uliveti, oltrepassiamo
le località Forade e Grazoi prima del tratto finale di Illasi. 

PARTENZA: Illasi mt 157
SEGNAVIA: "Corrillasi" percorso medio
DIFFICOLTA': T
DISLIVELLO: mt 135
ALTITUDINE: mt 290
LUNGHEZZA: km 12

giovedì 1 gennaio 2026

TESSERAMENTO ASSOCIATIVO 2026

Creato il gruppo Allegre Marmotte il Primo maggio 2010 - divertita scommessa tra i monti della val di Fassa - e trasformatosi poi in associazione nel marzo 2019, negli anni ha maturato una propria strada di crescita con la buona intenzione di portare avanti dei progetti e delle idee legati a quella comune passione chiamata montagna, ampliandoli successivamente a nuovi interessi, eventi, curiosità e coinvolgendo in questo modo le persone in modo da dare un senso di appartenenza al gruppo. Abbiamo raggiunto un importante traguardo di vita associativa - 15 bellissimi anni - concretizzatosi con la grande festa di domenica 4 maggio 2025. Ora stiamo per entrare in un nuovo anno di attività ponendoci criticamente su ciò che è stato fatto e quali proposte intercalare nei prossimi mesi, una nuova opportunità per metterci alla prova e continuare sulla strada iniziata tanti anni fa. Insieme a tutte voi!

Ecco i punti considerati per l'anno associativo 2026
  • La tessera associativa ha validità annuale, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2026 e un valore di 10 euro e diventa obbligatoria per la partecipazione a tutti gli eventi organizzati dall'Associazione (non solo escursioni o gite, ma anche cene, feste, degustazioni in cantina, grigliate e similari)
  • La tessera associativa non comprenderà l'assicurazione. Esclusivamente per le escursioni e i viaggi può essere proposta una assicurazione "temporanea" ovvero legata al singolo evento, a discrezione delle partecipanti
  • I viaggi e le gite previste avranno una durata di 2-4 giorni di norma e, in questi casi sarà richiesta una caparra, pari al 25% del prezzo totale (art. 1386 c.c.), almeno una settimana prima dell'avvenimento 
  • Anche le cene, le apericene, i pranzi, etc da quest'anno richiederanno la caparra di € 10 da versarsi sulla nostra postepay
  • La montagna avrà sempre un privilegio particolare con escursioni e cammini ma, in linea con i presupposti degli scorsi anni associativi, continueremo ad avviare altre formule organizzative (visite museali, incontri culturali, etc) e non solo, anche eventi enogastronomici legati alla promozione del territorio, dei prodotti e della cucina locale
  • Per tutto il resto farà fede il Regolamento Ufficiale dell'Associazione Allegre Marmotte
  • L'iscrizione può essere effettuata sulla nostra postapay evolution n° 5333 1712 2956 3610 a nome Teodolinda Mian (causale TESSERAMENTO ASSOCIAZIONE ALLEGRE MARMOTTE anno 2026) IBAN: IT20P3608105138244435344441
    oppure durante la partecipazione ai nostri programmi
    Info: 347 1527671 (anche per la richiesta del Regolamento Ufficiale), le nostre pagine Facebook e il blog allegremarmotte.blogspot.com