lunedì 23 febbraio 2026

Alla Croce di Marone - domenica 22 febbraio

Lasciate le case di Cislano, si va a prendere una stradella sulla destra con indicazione il Monte Guglielmo parcheggiando nello slargo di fronte al ristorante Englar (mt 640). Ci avviamo lungo l'asfalto seguendo l'indicazione del sentiero 226 della Valle di Gasso, Rifugio Croce di Marone a ore 1.20 anche se in realtà questo è il tempo occorrente utlizzando le varie scorciatoie che tagliano i tornanti. Noi abbiamo preferito percorrere per intero la strada che sale con pendenza leggera e costante con una tempistica ovviamente maggiore. Al primo tornante sinistrorso trascuriamo una strada che prosegue diritto verso la Cava Calarusso dalla quale partono i carrelli sospesi che attraversano più volte la provinciale precedentemente percorsa (mt 650). Con lo sguardo riusciamo a vedere il sottostante abitato mentre ci addentriamo nella Valle di Gasso inseguite dalle cime dei Corni Stretti a sinistra e da Punta Calarusso alla nostra destra (mt 859). Continuiamo a salire incrociando il sentiero 231 che porta a Punta Val Fellera (mt 1114), Monte Pura (mt 1007) e Punta Tisdel (mt 1330). Noi proseguiamo diritto e poco dopo troviamo il casello dell'acquedotto Serbatoio Calchera e una fresca fontana. Superato un altro tornante e preceduta da un parcheggio chiuso da una stanga, giungiamo alla Cascina Failungo, un bianco edificio che troviamo sulla sinistra (mt 780). Nell'entrare in una faggeta troviamo le prime tracce di neve sull'ampio sentiero. Poco più avanti, girando a sinistra, guadiamo il Val Busa torrente principale della Val di Gasso (mt 820). Proseguendo sulla carrareccia, con la solita pendenza poco accentuata, dopo un tornante sinistrorso intravediamo la liscia parete della Corna Frere che sembra quasi sbucare dal nulla e a destra nell'ampio prativo la Cascina Splazza di Sotto.
Alcune cunette per lo scolo dall'acqua attraversano il cammino. Dopo il successivo tornante passiamo a valle della Corna Frere. Il bosco diventa più rado. Il paesaggio è brullo e ricorda ambienti ben più elevati. Superata una curva a destra, sulla sommità di una radura scorgiamo Cascina Splazza di Sopra, la aggiriamo mentre si ode lo scorrere del torrente senza riuscire a scorgerlo tra gli alberi. Poco dopo sulla sinistra si stacca il sentiero 230 dell'Uccellatore e alla ferrata Corna delle Capre. Più avanti ritroviamo il torrente che scorre intubato. Salendo, il bosco si defila un pochino permettendoci di osservare un bel panorama sulla sottostante vallata e sui monti in lontananza ma poco più avanti rientriamo nella selva boschiva. Un altro paio di tornanti e passiamo a valle di una vecchia casa di pietra arrivando alla Forcella di Gasso a quota 1126 metri. Alla destra c'è la bella piramide della Punta Tisdel e, successivamente, incrociamo il segnavia 232 di Predel, I Gnaf, Rucca e Tredici Piante. Finalmente sulla destra tra gli alberi fa capolino il Monte Guglielmo (mt 1957) e località Croce di Marone (mt 1166) è ad una manciata di minuti di cammino. L'omonimo rifugio è ancora chiuso, intorno il silenzio regna sovrano...
Da questo punto si può proseguire sulla carrareccia che porta fino al rifugio Almici (ancora chiuso) quasi in vetta al Guglielmo. 

PARTENZA: Cislano (mt 615)
SEGNAVIA: 226, 226A
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 555
ALTITUDINE: mt 1166
LUNGHEZZA: km 8,2

lunedì 9 febbraio 2026

"Liberty. L'arte dell'Italia moderna" a Palazzo Martinengo (Brescia) - domenica 8 febbraio

Per parlare dell'Art Nouveau (o Liberty in Italia) bisogna fare un passo indietro e inquadrare le causali che hanno portato a un movimento di rottura con gli schemi in vigore a fine Ottocento. L’elemento principale è la ricerca di una ispirazione a carattere naturalistico lontana dall’imperante industrializzazione protagonista in quel momento storico. È dunque logica conseguenza che il precetto guida dell’Art Nouveau sia quello di volgere il proprio sguardo alla vita nella sua forma più incontaminata in un periodo fortemente dinamico come è stato l’inizio del Ventesimo secolo anche in Italia, storicamente meno incline al progressismo rispetto alle altre realtà sparse per il Vecchio Continente. Ma la natura nel Liberty non riveste soltanto una mera funzione idealistica e astratta, infatti le sue forme infatti vengono direttamente adattate sulle opere architettoniche mediante linee sinuose e accentuate nel rispetto di un’estetica sovrana capace di colpire immediatamente l’attenzione. La ricerca del dettaglio, dell’armonia e l’assoluta necessità della decorazione di alto livello con matrice prettamente riferita al mondo floreale sono le coordinate su cui si ergono le opere più note. La data cardine per inquadrare al meglio la parentesi storica in Italia è il 1902, quando l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna svoltasi a Torino rese quanto mai concreto il crescente fermento di una spaccatura con le norme sino ad allora convenute.
Al Liberty, Palazzo Martinengo a Brescia, dedica una ampia retrospettiva che porta a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. L’esposizione, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, si inserisce nel filone d’indagine sulle espressioni artistiche fiorite tra Ottocento e Novecento e prosegue cronologicamente il percorso intrapreso lo scorso anno con la fortunata rassegna dedicata alla Belle Époque visitata da oltre 75.000 persone.
La mostra presenta una selezione di oltre cento capolavori provenienti da collezioni private e da importanti istituzioni museali quali la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine. Si ha così la possibilità di rileggere importanti opere dell’arte italiana attraverso il dialogo tra pittura e scultura, grafica, fotografia e il nascente linguaggio cinematografico a cui è dedicata un'intera sezione con i capolavori di Lyda Borelli, la prima diva italiana di fama internazionale. Articolato in otto sezioni tematiche, il percorso espositivo si dipana tra i dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone e le sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti. Per comprendere il clima artistico e culturale del Liberty italiano troviamo in rassegna una ampia selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier più famosi, di coloratissime affiches di grandi magazzini di moda, liquori, giornali, spettacoli teatrali e località turistiche disegnati da insigni illustratori come Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz e di raffinatissime ceramiche figlie della geniale creatività di Galileo Chini. A conclusione dell'itinerario di mostra risulta l’immagine di un Liberty inquieto e consapevole, non soltanto parentesi elegante della storia dell’arte, ma campo di tensioni in cui si misura il confronto tra tradizione e modernità. Interrogare oggi quella breve e seducente stagione significa riflettere su un momento della storia italiana in cui l’arte ha tentato di dare forma al futuro senza rinunciare alla bellezza. Un sogno che, in un presente in continua e spesso radicale trasformazione, conserva una sorprendente attualità.

(fonte: Silvana Editoriale)

fino al 14 giugno 2026

lunedì 2 febbraio 2026

La vecchia litoranea tra Vello e Toline - domenica 1 febbraio

Vello e Toline sono due piccoli paesi della sponda bresciana del Lago d’Iseo, il primo è una frazione di Marone mentre il secondo appartiene al comune di Pisogne. I due borghi sono collegati dalla vecchia strada litoranea dismessa, lunga circa 5 chilometri, trasformata in percorso ciclopedonale - condiviso quindi da ciclisti e pedoni con questi ultimi che hanno sempre la precedenza - senza alcun dislivello e che costeggia scenograficamente le tranquille acque del lago. Passo dopo passo lascia che si apra la via a contemplare di questi luoghi la bellezza ora visibile dopo lungo oblio. Abbi cura di questa strada che l’impegno di tanti ha riconsegnato a te che vai… sono queste le parole incise su una targa che si può leggere all’inizio del percorso. Da un lato troviamo le alte pareti verticali della montagna attraversate da brevi gallerie scavate nella roccia e, dall’altro, le acque blu del Sebino e in particolare l’orrido di Castro sulla riva bergamasca. Noi abbiamo preferito percorrere il tracciato la mattina in quanto le luci colpiscono la sponda opposta e il paesaggio si rivela in tutta la sua bellezza. Dopo aver attraversato l’abitato di Vello ci si ritrova davanti all’ingresso della Vello-Toline. L'antica strada, a tratti leggermente sinuosa, costeggia il lago passando per il solco inciso della Valle Finale e termina al piccolo promontorio della Punta delle Croci Bresciane dove il lago d’Iseo presenta la sua sezione più stretta. 
Da questo punto abbiamo proseguito raggiungendo in breve Pisogne. Il ritorno avviene a ritroso sul medesimo itinerario (16 chilometri totali)