lunedì 9 febbraio 2026

"Liberty. L'arte dell'Italia moderna" a Palazzo Martinengo (Brescia) - domenica 8 febbraio

Per parlare dell'Art Nouveau (o Liberty in Italia) bisogna fare un passo indietro e inquadrare le causali che hanno portato a un movimento di rottura con gli schemi in vigore a fine Ottocento. L’elemento principale è la ricerca di una ispirazione a carattere naturalistico lontana dall’imperante industrializzazione protagonista in quel momento storico. È dunque logica conseguenza che il precetto guida dell’Art Nouveau sia quello di volgere il proprio sguardo alla vita nella sua forma più incontaminata in un periodo fortemente dinamico come è stato l’inizio del Ventesimo secolo anche in Italia, storicamente meno incline al progressismo rispetto alle altre realtà sparse per il Vecchio Continente. Ma la natura nel Liberty non riveste soltanto una mera funzione idealistica e astratta, infatti le sue forme infatti vengono direttamente adattate sulle opere architettoniche mediante linee sinuose e accentuate nel rispetto di un’estetica sovrana capace di colpire immediatamente l’attenzione. La ricerca del dettaglio, dell’armonia e l’assoluta necessità della decorazione di alto livello con matrice prettamente riferita al mondo floreale sono le coordinate su cui si ergono le opere più note. La data cardine per inquadrare al meglio la parentesi storica in Italia è il 1902, quando l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna svoltasi a Torino rese quanto mai concreto il crescente fermento di una spaccatura con le norme sino ad allora convenute.
Al Liberty, Palazzo Martinengo a Brescia, dedica una ampia retrospettiva che porta a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. L’esposizione, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, si inserisce nel filone d’indagine sulle espressioni artistiche fiorite tra Ottocento e Novecento e prosegue cronologicamente il percorso intrapreso lo scorso anno con la fortunata rassegna dedicata alla Belle Époque visitata da oltre 75.000 persone.
La mostra presenta una selezione di oltre cento capolavori provenienti da collezioni private e da importanti istituzioni museali quali la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine. Si ha così la possibilità di rileggere importanti opere dell’arte italiana attraverso il dialogo tra pittura e scultura, grafica, fotografia e il nascente linguaggio cinematografico a cui è dedicata un'intera sezione con i capolavori di Lyda Borelli, la prima diva italiana di fama internazionale. Articolato in otto sezioni tematiche, il percorso espositivo si dipana tra i dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone e le sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti. Per comprendere il clima artistico e culturale del Liberty italiano troviamo in rassegna una ampia selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier più famosi, di coloratissime affiches di grandi magazzini di moda, liquori, giornali, spettacoli teatrali e località turistiche disegnati da insigni illustratori come Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz e di raffinatissime ceramiche figlie della geniale creatività di Galileo Chini. A conclusione dell'itinerario di mostra risulta l’immagine di un Liberty inquieto e consapevole, non soltanto parentesi elegante della storia dell’arte, ma campo di tensioni in cui si misura il confronto tra tradizione e modernità. Interrogare oggi quella breve e seducente stagione significa riflettere su un momento della storia italiana in cui l’arte ha tentato di dare forma al futuro senza rinunciare alla bellezza. Un sogno che, in un presente in continua e spesso radicale trasformazione, conserva una sorprendente attualità.

(fonte: Silvana Editoriale)

fino al 14 giugno 2026

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