lunedì 29 giugno 2026

In Val Taleggio fino al rifugio Gherardi - domenica 28 giugno

In Val Taleggio, una diramazione occidentale della Val Brembana, si giunge da Val Brembilla dopo aver superato il ridentissimo borgo alpino a nome Gerosa. Proseguendo si oltrepassa Passo Forcella di Bura a 884 metri e di colpo il panorama appare vastissimo: aspre giogaie rocciose a destra, cupi macchioni boscosi giù nel fondovalle, poi pascoli immensi in cui sono inserite le cinque sorelle, la solatia Peghera, Vedeseta che ne stà sdegnosamente appartata, Olda a cavallo del colle, Sottochiesa (dove ci si ferma per un buon caffè) con la sua torre pendente e l'arcigno Pizzino difeso dal castello, e su cui pascolano le vacche che offrono generosamente il loro latte da cui si ricava il rinomato formaggio, oppure le piu’ rustiche ed ormai introvabili salve il cui nome deriva dall'uso tradizionale di salvare il latte delle abbondanti produzioni primaverili quando iniziava la raccolta dei foraggi, impiegandolo nella produzione di un formaggio da conservare anche oltre l'estate e che ha molte somiglianze con il Quartirolo Lombardo, da cui si differenzia per la maggiore complessità aromatica e la più lunga stagionatura. La nostra escursione inizia a Pizzino dove troviamo la colonnina automatica per il ticket parcheggio, da qui si percorre tutta via Arighiglio fino in località Quindicina e procedendo per altri 300 metri raggiungiamo il comodo parcheggio di Capo Foppa. Messi gli zaini in spalla scendiamo verso valle fino ad incrociare il sentiero Cai 120 sulla destra, all’altezza di due caratteristiche baite. Le baite della Val Taleggio sono un vero e proprio simbolo della zona.
I loro tetti molto inclinati, con una pendenza che può raggiungere i 60 gradi, sono ricoperti di lastre di piode, una pietra locale spessa fino a otto centimetri. Queste lastre sono disposte orizzontalmente e sovrapposte per sostenere il peso della neve e delle intemperie, un dettaglio architettonico funzionale e affascinante. La salita rimane costante con qualche breve rifiato. Il sentiero ora si snoda attraverso un incantevole bosco e, una volta arrivate all’alpeggio Foppalunga, si apprezza la splendida visuale su tutto il percorso appena effettuato. Da qui si staglia il profilo del Resegone e i pascoli circostanti. Proseguendo si inizia ad intravedere in lontananza l’ampio piano erboso dove si trova il Rifugio Gherardi. Questo luogo non è solo un punto d’arrivo ma anche una opportunità per esplorare ulteriormente nuovi percorsi. Infatti dal rifugio partono sentieri che conducono al Monte Sodadura e al Pizzo Baciamorti, tappe ideali per gli escursionisti più esperti. Dopo aver gustato le specialità locali al rifugio - polenta, formaggi e casoncelli squisitissimi - ripresi zaini e bastoncini si va a completare l'anello. Percorriamo i nostri passi a ritroso per alcuni metri, poi si va a recuperare il sentiero a sinistra che porta lungo una forestale cementata, la SICAI Ciclo ovvero la versione cicloescursionistica del Sentiero Italia Cai. Si attraversano prati, baite, bolle d’acqua e si incontrano vacche e cavalli al pascolo in un 
paesaggio agreste quasi idealizzato, sinonimo di quiete e armonia.
A
l successivo incrocio ci si immette nel sentiero Cai 153 che ci riporta agevolmente al punto di partenza.

PARTENZA: Capo Foppa mt 1290
SEGNAVIA: Cai 120-153-Sicai
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 360
ALTITUDINE: mt 1650
LUNGHEZZA: km 6,6

lunedì 8 giugno 2026

Escursione al Monte della Madonna (PD) - domenica 7 giugno

Breve e piacevole anello verso ill Santuario di Monte della Madonna. Dopo aver superato l'abitato di Rovolon, piccolo centro del Parco Regionale dei Colli Euganei, si affronta la stradella di via San Giorgio dove andiamo ad incrociare sulla sinistra il sentierone indicato dalla segnaletica con il numero R1 (sentiero Ana alpini) che con falsopiani e leggere discese conduce sul boscoso versante nord del monte. La prima parte del bosco è caratterizzata da una moltitudine di castagni e robinie e nel prosieguo si inseriscono gradualmente piante di roverella, orniello, corbezzolo, pungitopo e asparago. Dopo aver imboccato un sentiero leggermente in salita raggiungiamo l'antico oratorio trecentesco di Sant' Antonio Abate del Porseeto (del maialino), elemento iconografico di questo santo, situato nel versante sud del Monte della Madonna. L'edificio romanico è il risultato di un complesso più ampio che comprendeva una chiesa di dimensioni maggiori di cui è riconoscibile, accanto al campanile, la base dell’abside. L’oratorio e un tratto di muro perimetrale sono tutto ciò che rimane dell’antico monastero. Uno degli aspetti più significativi del sito è la presenza accanto alla chiesetta, di una piccola cavità naturale dove sul fondo si trova una delle sorgenti d'acqua più elevate dei Colli Euganei. E' la Grotta di Santa Felicita le cui spoglie sono conservate nella Basilica di Santa Giustina a Padova. Da questo punto parte il Sentiero del Pellegrino un tracciato abbastanza ripido dove si ammira una straordinaria varietà botanica favorita dal microclima di questa zona.
Dal bosco di castagno emergono aree rocciose, alcune delle quali esposte al sole, in cui possiamo trovare il fico d'india nano, originario degli altipiani rocciosi dell'America centrale. Una di queste aree rocciose è denominata il Salto della Volpe e si tratta di un punto panoramico che offre una suggestiva visuale sui Colli Euganei centrali. Di fronte svetta il Monte Altore e, sullo sfondo, distinguiamo solitario il Monte Lozzo. A sinistra Rocca Pendice e il Monte Venda mentre in lontananza possiamo distinguere il Monte Pirio con la sua riconoscibile parete rocciosa. La salita diventa severa lungo l’antica via che gli abitanti di Teolo percorrevano per recarsi al trecentesco  santuario, punto di riferimento per eremiti e pellegrini. Si arriva in prossimità delle grandi antenne (non di certo un bell'effetto...) aggirate le quali si sbuca sul tornante asfaltato per il Santuario del Monte della Madonna a 526 metri sulla cima del secondo colle per altezza degli Euganei, in invidiabile posizione panoramica a dominare l'alta pianura veneta. Una rapida visita al luogo sacro e si riprende l'anello. Evitiamo il Sentiero di San Pietro (R6) tratto piuttosto difficile da affrontare dove si trovano dei massi dai nomi caratteristici come la Pria dell’Angelocon due rientranze ai lati ad evocare un inginocchiatoio e la Caregheta dea Madona a forma di sedile, e recuperiamo il sentiero 17 che, dopo un breve tratto asfaltato, inizia la discesa in un bosco costituito da betulle,
faggi e tigli L’orientamento è semplice e in poco tempo ci ritroviamo allo spiazzo dei Carbonai, da dove
ci è facile ripercorrere i nostri passi fino all'accesso iniziale di Via San Giorgio.

PARTENZA: Via San Giorgio
SEGNAVIA: R1-1-17
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 315
ALTITUDINE: mt 526
LUNGHEZZA: km 5