In Val Taleggio, una diramazione occidentale della Val Brembana, si giunge da Val Brembilla dopo aver superato il ridentissimo borgo alpino a nome Gerosa. Proseguendo si oltrepassa Passo Forcella di Bura a 884 metri e di colpo il panorama appare vastissimo: aspre giogaie rocciose a destra, cupi macchioni boscosi giù nel fondovalle, poi pascoli immensi in cui sono inserite le cinque sorelle, la solatia Peghera, Vedeseta che ne stà sdegnosamente appartata, Olda a cavallo del colle, Sottochiesa (dove ci si ferma per un buon caffè) con la sua torre pendente e l'arcigno Pizzino difeso dal castello, e su cui pascolano le vacche che offrono generosamente il loro latte da cui si ricava il rinomato formaggio, oppure le piu’ rustiche ed ormai introvabili salve il cui nome deriva dall'uso tradizionale di salvare il latte delle abbondanti produzioni primaverili quando iniziava la raccolta dei foraggi, impiegandolo nella produzione di un formaggio da conservare anche oltre l'estate e che ha molte somiglianze con il Quartirolo Lombardo, da cui si differenzia per la maggiore complessità aromatica e la più lunga stagionatura. La nostra escursione inizia a Pizzino dove troviamo la colonnina automatica per il ticket parcheggio, da qui si percorre tutta via Arighiglio fino in località Quindicina e procedendo per altri 300 metri raggiungiamo il comodo parcheggio di Capo Foppa. Messi gli zaini in spalla scendiamo verso valle fino ad incrociare il sentiero Cai 120 sulla destra, all’altezza di due caratteristiche baite. Le baite della Val Taleggio sono un vero e proprio simbolo della zona.I loro tetti molto inclinati, con una pendenza che può raggiungere i 60 gradi, sono ricoperti di lastre di piode, una pietra locale spessa fino a otto centimetri. Queste lastre sono disposte orizzontalmente e sovrapposte per sostenere il peso della neve e delle intemperie, un dettaglio architettonico funzionale e affascinante. La salita rimane costante con qualche breve rifiato. Il sentiero ora si snoda attraverso un incantevole bosco e, una volta arrivate all’alpeggio Foppalunga, si apprezza la splendida visuale su tutto il percorso appena effettuato. Da qui si staglia il profilo del Resegone e i pascoli circostanti. Proseguendo si inizia ad intravedere in lontananza l’ampio piano erboso dove si trova il Rifugio Gherardi. Questo luogo non è solo un punto d’arrivo ma anche una opportunità per esplorare ulteriormente nuovi percorsi. Infatti dal rifugio partono sentieri che conducono al Monte Sodadura e al Pizzo Baciamorti, tappe ideali per gli escursionisti più esperti. Dopo aver gustato le specialità locali al rifugio - polenta, formaggi e casoncelli squisitissimi - ripresi zaini e bastoncini si va a completare l'anello. Percorriamo i nostri passi a ritroso per alcuni metri, poi si va a recuperare il sentiero a sinistra che porta lungo una forestale cementata, la SICAI Ciclo ovvero la versione cicloescursionistica del Sentiero Italia Cai. Si attraversano prati, baite, bolle d’acqua e si incontrano vacche e cavalli al pascolo in un paesaggio agreste quasi idealizzato, sinonimo di quiete e armonia. Al successivo incrocio ci si immette nel sentiero Cai 153 che ci riporta agevolmente al punto di partenza.
PARTENZA: Capo Foppa mt 1290
SEGNAVIA: Cai 120-153-Sicai
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 360
ALTITUDINE: mt 1650
LUNGHEZZA: km 6,6
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