sabato 11 ottobre 2025

Gli ultimi tre giorni in Tuscia - (6-8 ottobre)

Lunedì 6 ottobre - Civita di Bagnoregio si erge su una piccola collina di tufo a dominio della Valle dei Calanchi. Lo scrittore Bonaventura Tecchi l'aveva denominata la Città che muore e questo è in effetti vero. Civita subisce una irrefrenabile erosione che vede lo sperone tufaceo progressivamente assottigliarsi dall'azione dilagante dei fenomeni atmosferici in maniera lenta ed inesorabile. Un lungo ponte in cemento collega il borgo isolato alla vicina terraferma, case antiche che abbracciano la piazza, balconi naturali sospesi nel vuoto panoramico dei Calanchi, case antiche che abbracciano la piazza e la  Chiesa di San Donato a far bella mostra di sé, piccolo scrigno di tesori come un affresco della scuola del Pinturicchio e un crocifisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello. Il borgo quasi totalmente disabitato, negli ultimi anni è tornato a vivere con un importante flusso turistico e questo ha permesso la nascita di botteghe artigiane, il recupero e la valorizzazione delle tradizioni culturali ed enogastronomiche, lo sviluppo di una rete ricettiva ben integrata nel borgo e nel territorio. Sulla piazza si affaccia anche Palazzo Alemanni, edificio rinascimentale ora sede del Museo Geologico e delle Frane. C’era una volta il Paese delle Fiabe a Sant’Angelo di Roccalvecce. E ancora c’è!
E' il dicembre 2016 quando Gianluca Chiovelli, originario di questa frazione viterbese, decide di fondare l’associazione culturale ACAS per realizzare un audace progetto, ovvero trasformare il borgo in uno sfavillante palcoscenico dove far rivivere i personaggi della nostra infanzia. Grazie alla collaborazione di un team di street artist tutto al femminile, in testa Tina Loiodice splendida firma del primo murales del borgo, "Alice nel paese delle meraviglie", inaugurato il 27 novembre 2017 tanto che le lancette dell’orologio sono state appositamente disegnate sull’11 e sul 27 per ricordare questa data! E poi tra le tante artiste, la milanese SteReal (Cenerentola), le bolzanine Isabella Modanese e Cecilia Tacconi (Hansel e Gretel), la bresciana Vera Bugatti (Cappuccetto Rosso), la romana Manuela Merlo (La volpe e l'uva), una dopo l’altra si alternano nel borgo pronte a trasformare facciate anonime negli oltre 50 murales (sino ad oggi) capaci di cogliere la vera essenza della fiaba, riuscendo a coinvolgere anche gli abitanti di Sant’Angelo che, con i loro volti si inseriscono tra le trame delle colorate rappresentazioni. Un recupero che porta bellezza tra i vicoli di un borgo che rischiava tristemente lo spopolamento ma che si è trasformato in una delle mete turistiche più apprezzate. Dal piazzale del borgo colorato, proprio di fronte a noi, svetta non lontana Roccalvecce sulla sua collinetta affacciata su un territorio completamente intatto di boschi e coltivi che prosegue indisturbato sino ai Cimini. 
E la raggiungiamo. Roccalvecce è un piccolo borgo medievale di viuzze silenziose, nessuna attività commerciale, angoli panoramici dove troneggia il Castello Costaguti, citato già nel 1199 come Rocca del Veccio da cui il toponimo del paeseAlla base del centro abitato si estende il parco secolare, incluso nelle proprietà del castello, chiamato La Vignaccia. Oltre al castello su Piazza Umberto I si affaccia anche la seicentesca chiesa di San Paolo Apostolo. E mentre il pomeriggio va scemando raggiungiamo il Lago di Vico, bacino di origine vulcanica completamente circondato dal Monti Cimini. Le boscose sponde del lago, le acque e le colline che lo circondano hanno un grande valore naturalistico. Le coste del lago abitate fin dal neolitico, si presentano a tratti molto selvagge mentre in altri punti, la presenza di piccole spiagge permette l’accesso alle acque del lago. Riserva Naturale dal 1982, offre angoli di natura praticamente intatta. Gli insediamenti umani sono pochissimi e si concentrano principalmente in località Punta del Lago.
La quarta cena: Locanda del Pozzo Antico a Pitigliano (GR)
Martedì 7 ottobre - Suggestiva cittadina, Tuscania sorge su sette promontori di roccia tufacea, tra il Fiume Marta e il Torrente Capecchio, che domina sin dai tempi antichi la grande via di comunicazione che dal Mar Tirreno giungeva fino al Lago di Bolsena.
Importante soprattutto per le due splendide basiliche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, autentici capolavori dell’architettura romanica e per l'antico borgo perfettamente conservato in cui si respira un’atmosfera medievale di rara suggestione. La Chiesa di San Pietro si erge imponente sull’omonimo colle perfettamente collocata tra il Palazzo dei Canonici e tre torri (le uniche rimaste del sistema difensivo). La facciata presenta un portale centrale, due porte laterali e un grande rosone cosmatesco. L’interno è suddiviso in tre navate. Purtroppo, la gran parte delle opere pittoriche che arricchivano la chiesa sono andate perdute nel tempo. Solo nella parte sommitale del presbiterio rimane qualcosa del ciclo di affreschi riferiti alla vita di San Pietro. Molto interessante è la cripta, risalente al XII secolo, con eleganti volte a crociera. Altra bellissima testimonianza romanica è la Chiesa di Santa Maria Maggiore alle pendici del Colle di San Pietro. Da non perdere l’affaccio dal belvedere della Torre di Lavello che offre uno dei panorami più suggestivi del Lazio. Meritevoli di attenzione anche le mura di Tuscania che cingono interamente il nucleo medievale e giungono nei pressi delle rovine della primordiale cerchia etrusca situate vicino alle chiese principali. Disseminate un pò ovunque nel territorio comunale le necropoli etrusche. Ci spostiamo più a sud per raggiungere Tarquinia. Cuore del centro è il duecentesco Duomo, mentre la Chiesa di Santa Maria in Castello domina con la sua imponenza la vallata del fiume Marta sino al Mar Tirreno.
Dal lato opposto della città, lungo via San Giacomo si susseguono la particolare Chiesa della Santissima Annunziata del tredicesimo secolo, la piccola chiesa del Salvatore (XII secolo), con facciata lineare ed un unico portale sormontato da un arco, per poi raggiungere la Chiesa di San Giacomo (XIII secolo) caratterizzata dalla sua cupola bassa e di forma emisferica che rimanda allo stile bizantino e arabo, edificata sull'estremità della rupe che domina la valle del fiume Marta. In giornate particolarmente limpide si riesce a scorgere il Monte Argentario e le isole dell’arcipelago toscano. Sconsacrata e ora proprietà comunale, ospita spesso attività culturali. Al limite nord occidentale dell'agro di Tarquinia svetta la Torre Cialdi. Bella e imponente, è l'occhio vigile che controlla la vallata e lo sperone di castello sottostante. Ritornando sui nostri passi si raggiunge la Chiesa di San Martino risalente al XI-XII secolo, dedicata al santo cavaliere di Tours, nell’omonima piazza su cui si affacciano anche alcuni edifici medioevali e due eleganti torri gentilizie. Nel centro storico è possibile osservare i resti di quello che un tempo fu il Palazzo dei Priori e infine una menzione particolare lo merita il quattrocentesco Palazzo Vitelleschi attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale. Risalendo verso Manciano andiamo a visitare una delle destinazioni della Toscana più amate: le Terme di Saturnia
A fianco degli stabilimenti termali c'è quella che forse è la sua cartolina più rappresentativa: le Cascate del Mulino, Completamente gratuita e aperta al pubblico 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno, è composta da una serie di cascatelle che hanno formato nei secoli numerose piscine calcaree, generate dal torrente termale Gorello, anche se nei periodi di alta stagione tendono ad essere molto affollate. 
La quinta e ultima cena: Osteria Passaparola Nell'Antico Frantoio a Montemerano (GR)
Mercoledì 8 ottobre - E' giorno di partenza e a malincuore ci portiamo sulla via del ritorno non prima di ripassare da Pitigliano per riempire l'automezzo di vino, olio toscano, salumi di cinghiale ed altre prelibatezze gastronomiche mentre dalle buste spuntano fasci enormi di cicoria appena acquistati, pianta erbacea che è stata praticamente il leitmotiv dei contorni di tutte le nostre cene! Entriamo in Umbria , tempi e distanze non consentono la visita a Todi e Guardo Tadino ma riusciamo comunque a fermarci a Gubbio. La città romana, di cui restano numerosi ed importanti reperti, si estendeva nella parte pianeggiante alle pendici del Monte Ingino. Nell’area archeologica della Guastuglia, fuori dalle mura medievali, si trovano i resti del Teatro Romano risalente al II-I secolo a.C.
Raggiungiamo Piazza Quaranta Martiri, in origine sede del mercato, dove si affaccia la duecentesca Chiesa di San Francesco che vestì il santo dopo l'abbandono della casa paterna. Lateralmente l’Ospedale Santa Maria della Misericordia, un lungo stabile con porticato eretto nel 1326 e sormontato dalle Logge dei Tiratori, così chiamata perché in passato veniva utilizzata per “tirare” i panni ossia per asciugare la lana tesa. Dalla parte bassa si sale a piazza Grande, un’imponente terrazza pensile dove si affacciano i due edifici più importanti della città: il palazzo del Podestà e il gotico ed imponente palazzo dei Consoli. Realizzato tra il 1332 e il 1338, ora è sede del Museo Civico e della Pinacoteca Comunale, che ospita le celebri Tavole Eugubine (III e I secolo a.C.). Nell’esile ed elegante torre campanaria si trova la grande campana, detta “Campanone”, che risale al 1769 e pesa oltre 20 quintali. Percorrendo via dei Consoli, si raggiunge il trecentesco Palazzo “del Bargello” e di fronte si trova l’omonima Fontana che viene detta anche “fontana dei matti”. Nella parte alta della città sorgono il Duomo di Gubbio, dedicato a San Mariano e San Giacomo  e l’elegante Palazzo Ducale voluto da Federico da Montefeltro intorno al 1476 come residenza per la famiglia sull’illustre esempio di quello urbinate. Che bell'Italia!

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