Il lago di Endine è un meraviglioso specchio d'acqua incastonato tra le colline della Val Cavallina, sulle cui acque, color verde scuro,si rispecchiano le montagne che lo circondano creando una fantastica cornice panoramica di boschi, vallate e conche prative. Il lago è alimentato da torrenti montani ed ha un unico emissario, il Cherio, che scorre per andare a confluire nel fiume Olio. Le rive del lago, conservando intatto il loro ambiente naturale, alternano fitti canneti, ricchi di fauna ittica e avicola, a piccole spiagge dove sostare. La sponda occidentale, particolrmente antropizzata, è più soleggiata rispetto alla sponda orientale, che risultando meno abitata, conserva intatto il suo aspetto naturalistico.
Il nostro itinerario parte da Spinone al Lago, dopo aver lasciato l’auto nei pressi della chiesetta di San Pietro in Vincoli risalente all'undicesimo secolo. Noi purtroppo lo abbiamo trovato chiuso ma al suo interno custodisce una cinquecentesca Madonna con Bambino e dodici dipinti, nella zona del presbiterio, raffiguranti sei sibille (Chimica, Delfica, Ellespontica, Eritrea, Persica e Samia) alternate a sei profeti (Abacuc, Davide, Ezechiele, Geremia, Isaia e Mosè), riconducibili alla scuola di Lorenzo Lotto. Attraversata la statale si giunge in pochi passi sulle sponde del lago, Da qui si snoda un sentiero percorribile in entrambe le direzioni su un percorso totale di circa 16 chilometri, interamente pianeggiante.Imbocchiamo la passeggiata che costeggia il lago tenendolo sulla destra e nonostante proceda parallela alla strada si cammina tra il verde degli alberi e il blu del lago. Poco più in su, nei pressi dell’abitato di Bianzano, si intravede il Castello Suardi con la sua massiccia torre a pianta quadrangolare. Superiamo i paesi di Dosso e Madrera, fino a Ranzanico al Lago. Qui, subito dopo l’abitato, si trova l’ex Filanda Suardi importante edificio paleoindustriale ottocentesco di questa zona.Si continua in direzione di Endine Gaiano ma non per molto. L'idilliaco scenario lacustre lascia il passo al marciapiede sulla rumorosa statale del Tonale e della Mendola che si sviluppa lungo la punta del lago, prima di raggiungere la bella passerella di legno - opportunamente segnalata - che ci permette di raggiungere in poco tempo la sponda opposta del lago di Endine. Da questo lato purtroppo è necessario percorrere un paio di chilometri su asfalto, sul bordo di una provinciale senza marciapiede. Un vero peccato, ma a livello del lago ci sono molte proprietà private che ne precludono l’accesso. Prima di raggiungere la seicentesca chiesa di San Michele Arcangelo il tracciato pedonale del lago ritorna ad essere una meraviglia. Ci fermiamo per un veloce panino intente a scrutare le sue acque calme e lucenti che riflettono le minuscole case che ne coprono le pendici, il verde intenso delle montagne che lo cingono e l’azzurro cristallino del cielo. Lasciata San Felice in direzione del borgo di Monasterolo del Castello, raggiungiamo Fonte Smeraldina. In questa zona ci sono infatti quattro fonti, due più ferruginose, una ricca di idrogeno solforato e dall’inconfondibile odore, e una particolarmente apprezzata perché ricca di minerali, limpida e fresca. L’ultima parte di percorso, tra Monasterolo e Spinone, è quella sicuramente più bella. Il sentiero non si allontana mai dalla sponda del lago di Endine, aprendosi in un grande prato a Monasterolo, nei pressi della Chiesa di San Salvatore. Questa piccola oasi di pace è animata da molte persone che si fermano al Biali Bar, noi comprese, e si godono gli ultimi raggi di sole della giornata. A una ventina di minuti di camminata oltre l’abitato di Monasterolo si incontra anche il castello del borgo che purtroppo - tranne che per rare visite guidate - è utilizzato solo per ricevimenti privati, in posizione strategica su una collinetta proprio sulla punta inferiore del lago. Dopo tutti i chilometri macinati durante la giornata, il nostro giro ad anello del lago di Endine si conclude da dove siamo partite, nel borgo di Spinone al Lago, davanti a una birra fresca del birrificio locale Valcavallina.
domenica 29 marzo 2026
domenica 22 marzo 2026
Anello delle cinque cime di Parzanica (BG) - sabato 21 marzo
Parzanica è un piccolo comune della provincia di Bergamo situato a 759 metri di altezza che sovrasta la sponda occidentale del Lago d’Iseo. Attorno al paese, a far quasi da anfiteatro ci sono i crinali che collegano i cinque colli: Monte Creò, Punta del Bert, Monte Mandolino, Monte Cremona e Monte Saresano, all’incirca tutti sui mille metri di quota in un fantastico ambiente prealpino. La strada principale che arriva a Parzanica aggira il paese dall’alto fino a prendere via Belvedere dove si trova un ampio parcheggio già preso d'assalto da un pullman carico di escursionisti del Cai di Parma. L’itinerario ha inizio dalla stradetta chiusa al traffico con segnavia Cai 721, dapprima mulattiera cementata e poi sentiero, che sale ripidissima verso la Chiesa della Santissima Trinità che sorge su un piccolo pianoro del Mut dei Pagà a 969 metri. Si devia dal sentiero principale per visitare la struttura medievale e per godere del paesaggio, forse il migliore di tutta l’escursione. Si ammira la parte più settentrionale del Lago d’Iseo mentre l’orizzonte offre la visione delle principali cime delle Alpi Orobie e della Presolana. In lontananza si vedono le cime dell’Adamello, ad oriente è ben visibile la Corna Trenta Passi e il Monte Guglielmo mentre nella parte centrale del lago emerge Monte Isola e i due pittoresci isolotti: l'Isola di Loreto (a nord) e l'Isola di San Paolo (a sud) fiabesche ma non visitabili. Ritorniamo sul sentiero principale prosegueguendo risalendo le pendici del Monte Creò (mt 1106) la cui sommità è deturpata da antenne e ripetitori. Il percorso prosegue su ampia sterrata, verso la cima successiva, la Punta del Bert (mt 1107), con ben visibile all’orizzonte la forma a vela del Monte Bronzone (mt 1334), massima elevazione della zona, mentre verso occidente si vede il Monte Torrezzo chiudere l’omonima valle che parte da Fonteno. Ad un certo punto, è necessario abbandonare la stradella che si abbassa di quota, per risalire sulla destra e su tracce di sentiero verso il crinale soprastante e quindi camminare rimanendo tra il bosco e lo scosceso prato fino a raggiungere il versante meridionale della Punta del Bert. Anche qui il paesaggio offre scorci magnifici sul Sebino. Di fronte a noi c’è il Monte Mandolino (mt 1108) che si raggiunge dopo essere scesi ad una sella e aver attraversato una proprietà con roccolo e recinzione. Passando a sinistra della cima, sul costone prativo, in breve si perviene al Monte Cremona (mt 1083). Ora si entra in un bosco silente, poi si scende sui prati dove è situata la cascina Saresano ed infine si risale brevemente dalla parte opposta fino all’omonimo monte. Si ridiscende alla cascina Saresano e con un bel sentiero boschivo caliamo verso Parzanica a chiudere l’anello.
PARTENZA: Parzanica (mt 759)
SEGNAVIA: 568-701-721-723
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 350
ALTITUDINE: mt 1106
LUNGHEZZA: km 10,5
lunedì 23 febbraio 2026
Alla Croce di Marone - domenica 22 febbraio
Lasciate le case di Cislano, si va a prendere una stradella sulla destra con indicazione il Monte Guglielmo parcheggiando nello slargo di fronte al ristorante Englar (mt 640). Ci avviamo lungo l'asfalto seguendo l'indicazione del sentiero 226 della Valle di Gasso, Rifugio Croce di Marone a ore 1.20 anche se in realtà questo è il tempo occorrente utlizzando le varie scorciatoie che tagliano i tornanti. Noi abbiamo preferito percorrere per intero la strada che sale con pendenza leggera e costante con una tempistica ovviamente maggiore. Al primo tornante sinistrorso trascuriamo una strada che prosegue diritto verso la Cava Calarusso dalla quale partono i carrelli sospesi che attraversano più volte la provinciale precedentemente percorsa (mt 650). Con lo sguardo riusciamo a vedere il sottostante abitato mentre ci addentriamo nella Valle di Gasso inseguite dalle cime dei Corni Stretti a sinistra e da Punta Calarusso alla nostra destra (mt 859). Continuiamo a salire incrociando il sentiero 231 che porta a Punta Val Fellera (mt 1114), Monte Pura (mt 1007) e Punta Tisdel (mt 1330). Noi proseguiamo diritto e poco dopo troviamo il casello dell'acquedotto Serbatoio Calchera e una fresca fontana. Superato un altro tornante e preceduta da un parcheggio chiuso da una stanga, giungiamo alla Cascina Failungo, un bianco edificio che troviamo sulla sinistra (mt 780). Nell'entrare in una faggeta troviamo le prime tracce di neve sull'ampio sentiero. Poco più avanti, girando a sinistra, guadiamo il Val Busa torrente principale della Val di Gasso (mt 820). Proseguendo sulla carrareccia, con la solita pendenza poco accentuata, dopo un tornante sinistrorso intravediamo la liscia parete della Corna Frere che sembra quasi sbucare dal nulla e a destra nell'ampio prativo la Cascina Splazza di Sotto.Alcune cunette per lo scolo dall'acqua attraversano il cammino. Dopo il successivo tornante passiamo a valle della Corna Frere. Il bosco diventa più rado. Il paesaggio è brullo e ricorda ambienti ben più elevati. Superata una curva a destra, sulla sommità di una radura scorgiamo Cascina Splazza di Sopra, la aggiriamo mentre si ode lo scorrere del torrente senza riuscire a scorgerlo tra gli alberi. Poco dopo sulla sinistra si stacca il sentiero 230 dell'Uccellatore e alla ferrata Corna delle Capre. Più avanti ritroviamo il torrente che scorre intubato. Salendo, il bosco si defila un pochino permettendoci di osservare un bel panorama sulla sottostante vallata e sui monti in lontananza ma poco più avanti rientriamo nella selva boschiva. Un altro paio di tornanti e passiamo a valle di una vecchia casa di pietra arrivando alla Forcella di Gasso a quota 1126 metri. Alla destra c'è la bella piramide della Punta Tisdel e, successivamente, incrociamo il segnavia 232 di Predel, I Gnaf, Rucca e Tredici Piante. Finalmente sulla destra tra gli alberi fa capolino il Monte Guglielmo (mt 1957) e località Croce di Marone (mt 1166) è ad una manciata di minuti di cammino. L'omonimo rifugio è ancora chiuso, intorno il silenzio regna sovrano...Da questo punto si può proseguire sulla carrareccia che porta fino al rifugio Almici (ancora chiuso) quasi in vetta al Guglielmo.
PARTENZA: Cislano (mt 615)
SEGNAVIA: 226, 226A
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 555
ALTITUDINE: mt 1166
LUNGHEZZA: km 8,2
SEGNAVIA: 226, 226A
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 555
ALTITUDINE: mt 1166
LUNGHEZZA: km 8,2
lunedì 9 febbraio 2026
"Liberty. L'arte dell'Italia moderna" a Palazzo Martinengo (Brescia) - domenica 8 febbraio
Per parlare dell'Art Nouveau (o Liberty in Italia) bisogna fare un passo indietro e
inquadrare le causali che hanno portato a un movimento di rottura con gli schemi in vigore a fine Ottocento. L’elemento principale è la ricerca di una ispirazione a carattere naturalistico lontana dall’imperante industrializzazione protagonista in quel
momento storico. È dunque logica conseguenza che il precetto guida
dell’Art Nouveau sia quello di volgere il proprio sguardo alla vita nella sua
forma più incontaminata in un periodo fortemente dinamico come è stato l’inizio
del Ventesimo secolo anche in Italia, storicamente meno incline al progressismo rispetto alle altre realtà
sparse per il Vecchio Continente. Ma la natura nel Liberty non riveste soltanto una mera funzione idealistica
e astratta, infatti le sue forme infatti vengono direttamente adattate sulle opere
architettoniche mediante linee sinuose e accentuate nel rispetto di
un’estetica sovrana capace di colpire immediatamente l’attenzione. La ricerca
del dettaglio, dell’armonia e l’assoluta necessità della decorazione di alto
livello con matrice prettamente riferita al mondo floreale sono le
coordinate su cui si ergono le opere più note.
La data cardine per inquadrare al meglio la parentesi storica in Italia è il 1902,
quando l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna svoltasi a
Torino rese quanto mai concreto il crescente fermento di una spaccatura
con le norme sino ad allora convenute.
Al Liberty, Palazzo Martinengo a Brescia, dedica una ampia retrospettiva che porta a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. L’esposizione, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, si inserisce nel filone d’indagine sulle espressioni artistiche fiorite tra Ottocento e Novecento e prosegue cronologicamente il percorso intrapreso lo scorso anno con la fortunata rassegna dedicata alla Belle Époque visitata da oltre 75.000 persone. La mostra presenta una selezione di oltre cento capolavori provenienti da collezioni private e da importanti istituzioni museali quali la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine. Si ha così la possibilità di rileggere importanti opere dell’arte italiana attraverso il dialogo tra pittura e scultura, grafica, fotografia e il nascente linguaggio cinematografico a cui è dedicata un'intera sezione con i capolavori di Lyda Borelli, la prima diva italiana di fama internazionale. Articolato in otto sezioni tematiche, il percorso espositivo si dipana tra i dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone e le sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti. Per comprendere il clima artistico e culturale del Liberty italiano troviamo in rassegna una ampia selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier più famosi, di coloratissime affiches di grandi magazzini di moda, liquori, giornali, spettacoli teatrali e località turistiche disegnati da insigni illustratori come Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz e di raffinatissime ceramiche figlie della geniale creatività di Galileo Chini. A conclusione dell'itinerario di mostra risulta l’immagine di un Liberty inquieto e consapevole, non soltanto parentesi elegante della storia dell’arte, ma campo di tensioni in cui si misura il confronto tra tradizione e modernità. Interrogare oggi quella breve e seducente stagione significa riflettere su un momento della storia italiana in cui l’arte ha tentato di dare forma al futuro senza rinunciare alla bellezza. Un sogno che, in un presente in continua e spesso radicale trasformazione, conserva una sorprendente attualità.
(fonte: Silvana Editoriale)
fino al 14 giugno 2026
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