lunedì 15 dicembre 2025

Margaret Bourke-White: gli scatti e la vita estrosa di una eccezionale fotoreporter - sabato 13 dicembre

Le splendide sale affrescate dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia ospitano Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960 una retrospettiva dedicata a Margaret Bourke-White una delle figure più rilevanti della fotografia del Novecento. Il percorso espositivo presenta 150 immagini che attraversano tre decenni di attività dell’autrice, tra reportage industriali, scenari di guerra, trasformazioni sociali e conflitti geopolitici. Il percorso è arricchito da materiali d’archivio, contenuti multimediali e dispositivi inclusivi che rendono l’esperienza accessibile anche a persone con disabilità visive. Nata a New York nel 1904 e scomparsa nel 1971, la Bourke-White ha saputo costruire una carriera internazionale distinguendosi per la capacità di affrontare contesti estremi, sia per difficoltà logistiche che per implicazioni politiche, affermandosi come testimone diretta degli eventi che hanno segnato il secolo ma lascia anche emergere lo spessore umano e il suo carattere emancipato che le permisero di affrontare con tenacia un contesto sociale di appannaggio maschile e di diventare negli anni Trenta una delle donne più celebri degli Stati Uniti. La mostra si articola in sei sezioni, seguendo un criterio cronologico e tematico."Negli anni in cui ad ossessionarmi era stata la bellezza delle architetture industriali, nelle mie foto le persone erano state presenze puramente casuali. Ora invece, mi interessano solo le persone", diceva la Bourke-White raccontando dei reportage realizzati sulla vita americana negli anni successivi al collasso economico. Il primo nucleo, intitolato I primi servizi di ‘Life’, ripercorre la collaborazione della fotografa con la rivista americana Life, avviata nel 1936. Per il numero inaugurale, la redazione scelse come copertina una sua immagine della diga di Fort Peck, nel Montana. Fu l’inizio di una lunga collaborazione che l'avrebbe portata a raccontare grandi opere pubbliche, processi industriali e paesaggi urbani in trasformazione. Il periodo è approfondito nella sezione L’incanto delle fabbriche e dei grattacieli dove emergono gli interessi modernisti dell’autrice e l’attrazione per le geometrie monumentali dei grandi complessi produttivi. Un altro momento centrale è rappresentato da Ritrarre l’utopia in Russia in cui vengono esposte le fotografie realizzate in Unione Sovietica: Bourke-White fu la prima fotografa americana ammessa nel Paese. Il suo lavoro in URSS coincide con una fase storica cruciale, segnata dalle ambizioni propagandistiche del regime e dall’interesse occidentale per i modelli economici alternativi.
Le sue immagini cercano di restituire la portata di una trasformazione industriale e sociale ancora in corso, mantenendo uno sguardo sospeso tra documentazione e retorica visiva. La sezione Cielo e fango, le fotografie della guerra raccoglie i reportage realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale sui fronti africani, europei e sovietici. Le immagini restituiscono la durezza del conflitto, ma anche la dimensione quotidiana della vita al fronte, ponendo particolare attenzione ai volti, ai corpi e agli spazi della resistenza civile. In questi contesti, l’autrice non rinuncia a un approccio tecnico esigente, continuando a utilizzare apparecchi medio e grande formato, nonostante le difficoltà ambientali. La scelta le consente di ottenere una nitidezza e una composizione che conferiscono monumentalità ai soggetti. Il racconto prosegue con Il mondo senza confini: i reportage in India, Pakistan e Corea che documenta le missioni svolte tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta. In India, la fotografa ritrae anche Mahatma Gandhi, testimoniando il processo di decolonizzazione e i primi conflitti legati alla nascita dei nuovi Stati-nazione. Anche in questi reportage, Bourke-White predilige la posa alla presa diretta, distinguendosi da altri fotoreporter coevi come Robert Capa o Henri Cartier-Bresson. La sua scelta stilistica mira a restituire dignità ai soggetti, spesso appartenenti a classi sociali emarginate, trasformati in emblemi universali delle trasformazioni in atto.
L’ultima sezione Oro, diamanti e Coca-Cola affronta un tema ricorrente nel lavoro della fotografa: le disuguaglianze sociali. Il titolo allude alla coesistenza di ricchezze ostentate e condizioni di vita precarie che Bourke-White documenta durante i suoi viaggi in Africa e negli Stati Uniti. Le fotografie, realizzate in contesti urbani e rurali, evidenziano contrasti economici sempre più accentuati e pongono interrogativi ancora attuali sulle dinamiche della globalizzazione e sulla diffusione dei modelli consumistici. Concludiamo con una considerazione importante che il percorso espositivo ha ben rivelato: Margaret Bourke-White ha realizzato cose straordinarie, immagini innovative, visioni sorprendenti. Non le ha fatte in quanto donna, almeno non in modo particolare, e non le ha fatte nonostante fosse una donna. Però le ha fatte, scegliendo cosa fare e come, in quanto donna, viverle. Aiutando così tutte a pensare che i limiti esistono per essere scavalcati.

(fonte: finestresullarte.info)

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