lunedì 29 dicembre 2025

La splendida Corna Trentapassi - domenica 28 dicembre

Nell'ultima domenica dicembrina, con temperature autunnali e una piacevole sfera solare, concludiamo col botto il duemilaventicinque organizzando una bella escursione alla Corna Trentapassi, montagnola sulla sponda orientale del Lago d’Iseo (mt 1248), spettacolare itinerario che consente di ammirare dall’alto il Lago d’Iseo, la Valle Camonica, l’imponente profilo del monte Guglielmo e, alle nostre spalle, Punta Almana. Raggiungiamo il centro di Zone (mt 680) e dopo una leggera colazione al Bar Centrale, si esce dal paese per raggiungere Via Marcolano. Da questo punto si segue il segnavia Cai 229 indicante CornaTrentapassi e ci si incammina su strada prima cementata e poi acciottolata con buona pendenza. Il tracciato si inerpica nel bosco fino al primo bivio decidendo di continuare lungo il tratto panoramico più impegnativo (Cai 229B) perchè ci farà attraversare una piccola parte di cresta. Entrambi i percorsi si ricongiungeranno comunque al Forcellino di Zuf. Superato il forcellino inizia il tratto più spettacolare dell’intero percorso verso la prima vetta, l’Anticima est Corna Trentapassi, dove sorge una bellissima croce metallica (Cai 205). Da questa posizione si vede chiaramente la vetta e l’anticima occidentale. Il sentiero procede ripido sulla sinistra rimanendo più interno rispetto alla cresta e mai pericoloso, sino ad arrivate alla croce di vetta da cui si apre a sud una splendida vista sul Sebino, Monte Isola e sulle cime del versante bergamasco del lago tra cui monte Bronzone e monte Creò. A nord abbiamo la Val Camonica, la Presolana, l’Adamello e l’Anticima occidentale della Corna Trentapassi che si può raggiungere soltanto attraverso una ferrata che sale dal paese di Toline. Nel ritorno raggiungiamo nuovamente il Forcellino di Zuf prendendo a sinistra lungo il sentiero Cai 205 - che porta alla Croce di Zone - fino alla Forcella Occidentale Trentapassi (mt 964), da qui deviamo
verso Cascina Coloreto seguendo il sentiero Cai 229 che ci accompagna fino a Zone.

PARTENZA: Zone (mt 680)
SEGNAVIA : 205-229-229B
DIFFICOLTA': E
DISLIVELLO: mt 560
ALTITUDINE: mt 1248
LUNGHEZZA: km 6,5

lunedì 22 dicembre 2025

La Babbo Running a Bergamo - domenica 21 dicembre

In più di quattromila Babbi Natale hanno invaso le vie del centro trasformandole in una marea rossa nella 15ª edizione della Babbo Running di Bergamo. Fin dalla prima mattinata il Village, allestito per la prima volta a Choruslife, un modello di rigenerazione urbana che ha riconvertito l'area industriale dismessa della Ex Ote in una esperienza completamente pedonalizzata, ha accolto i partecipanti con musica e animazione prima del warm up collettivo. La partenza ufficiale è stata alle 10,30. Un percorso di sette chilometri tra la moderna e vivace Città Bassa e i vicoli storici di Città Alta, passando per le Mura Venete - Patrimonio Unesco - protagoniste dell’inconfondibile skyline del capoluogo orobico. L’evento, organizzato da Sport Experience Ssd ed Eventi WoW con il Patrocinio del Comune, ha confermato anche quest’anno la sua unicità, un evento capace di far camminare, correre e sorridere insieme famiglie, amici e quattrozampe. La Babbo Running ha avuto un importante obiettivo solidale: aggiungendo un euro alla quota di iscrizione, i partecipanti hanno potuto sostenere la ricerca scientifica sui tumori pediatrici della Fondazione Umberto Veronesi. E superato l'arrivo tutte in pizzeria!

(fonte: ecodibergamo.it)

venerdì 19 dicembre 2025

Statuto dell'Associazione Allegre Marmotte (depositato il 7 marzo 2019)

Statuto dell’Associazione
ALLEGRE MARMOTTE

Costituzione e scopi

Art. 1
È costituita l’Associazione denominata Allegre Marmotte, disciplinata dagli artt. 36 e segg. del Codice Civile.
L’associazione ha sede legale in Via Salvador Allende n° 13 – 25018 MONTICHIARI (BS).

Art. 2
L’Associazione ha durata illimitata nel tempo e potrà essere sciolta solo con delibera dell’assemblea straordinaria dei soci, come previsto dall'art. 18 del presente statuto. L’associazione può gestire strutture sociali e svolgere attività nei settori escursionistico, ambientale, culturale, ricreativo e turistico senza finalità di lucro.

Art. 3
L’Associazione è apolitica, non ha scopo di lucro ed è aperta a tutti coloro che intendono praticare l’attività escursionistica e associativa, è caratterizzata dalla democraticità della struttura, dell’elettività e gratuità delle cariche associative. L’Associazione per il raggiungimento degli scopi associativi può avvalersi della collaborazione di professionisti, lavoratori dipendenti e/o autonomi, potrà erogare compensi, premi, indennità e rimborsi forfettari conformemente alla legislazione vigente.
In particolare i fini istituzionali dell’associazione sono:
a) lo sviluppo, la promozione, la diffusione, l’organizzazione, la disciplina e l’esercizio delle attività escursionistiche nei vari settori e nelle specialità ad esso/a appartenenti e anche in collaborazione con Enti e Associazioni locali, di attività scientifiche, culturali, artistiche e didattiche in tutte le forme e manifestazioni, esplicando la sua attività nel territorio dello Stato Italiano ed a livello internazionale;
b) gestire un eventuale spaccio ad uso esclusivo dei soci per la somministrazione di alimenti pronti e bevande che diventi il punto d’incontro ed il luogo dove vengono ideate ed organizzate le varie iniziative dell’associazione;
c) organizzare iniziative, convegni, meetings, raccogliere sponsorizzazioni e rivendere ai soli soci prodotti legati alle attività sopra citate per soddisfare le esigenze di conoscenza, di intrattenimento e di ricreazione dei soci.

Art. 4
Il numero dei soci è illimitato. All'associazione possono aderire tutti i cittadini italiani e stranieri di ambo i sessi. Fino al compimento del 14° anno di età, il minore è rappresentato nei rapporti sociali dai genitori. Il diritto di voto viene esercitato dal 18° anno di età. Tutti gli associati hanno eguali diritti. Il rapporto associativo è disciplinato in maniera uniforme per tutti gli associati.

Art. 5
Chiunque intenda aderire all'Associazione è necessario presentare domanda di ammissione al Consiglio Direttivo su apposito modulo con le seguenti modalità:

1) indicare nome e cognome, luogo e data di nascita, e residenza;
2) dichiarare di attenersi al presente Statuto ed alle deliberazioni degli organi sociali;
3) pagamento delle quote associative.
E’ compito del legale rappresentante dell’Associazione o da altra persona da lui delegata anche verbalmente, valutare in merito all'accettazione o meno di tale domanda.
L’accettazione, comunicata all'interessato e seguita dall'iscrizione al libro soci, dà diritto al ricevimento della copia dello Statuto, del Regolamento Generale dell’Associazione e della tessera sociale. L’adesione all'associazione è a tempo indeterminato, con esclusione di partecipazioni temporanee alla vita associativa. Resta salvo in ogni caso il diritto di recesso da parte del socio.

Art. 6
Qualora si manifestino motivi di incompatibilità del nuovo socio con le finalità statutarie e con i regolamenti dell’Associazione, entro i 30 giorni successivi all'iscrizione del socio stesso, il Consiglio Direttivo ha la possibilità di revocare tale iscrizione.
In questo caso l’interessato potrà presentare ricorso sul quale si pronuncia in via definitiva l’Assemblea dei soci alla prima convocazione. Le dimissioni da socio vanno presentate per iscritto al Consiglio Direttivo dell’associazione.

Art. 7
Tutti i soci hanno eguali diritti e cioè di:
1. partecipare a qualsiasi manifestazione e attività organizzata dall'Associazione, nelle condizioni stabilite dall'Associazione;
2. partecipare con diritto di voto alla delibera dell’Assemblea, purché in regola con la qualifica di socio;
3. essere delegati ad assumere incarichi sociali se è rispettato il requisito di eleggibilità;
4. esercitare il diritto di voto per l’approvazione dello Statuto Sociale.
I soci con la domanda di iscrizione, eleggono domicilio per i rapporti sociali presso la sede dell’Associazione.

Art. 8
I soci sono tenuti:
1. al puntuale pagamento della quota associativa annuale, uguale per tutti i soci, stabilita annualmente dal Consiglio Direttivo.
2. al puntuale pagamento della quota aggiuntiva per il pagamento di corrispettivi specifici.
3. a mantenere un comportamento sempre corretto nei confronti dell’Associazione.
4. alla osservanza dello Statuto, delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia sportiva, degli eventuali regolamenti interni e delle deliberazioni prese dagli organi sociali, comprese eventuali integrazioni della cassa sociale attraverso versamenti di quote straordinarie.
Ogni socio deve versare la quota associativa stabilita dal Consiglio Direttivo entro il 30 giugno ed ha validità sino al 31 dicembre dell’anno in corso, termine fissato dal Consiglio Direttivo. La quota associativa non è rivalutabile, non è trasmissibile neanche in caso di morte e non verrà rimborsata né al socio dimissionario, né al socio radiato. Il Socio non in regola con i versamenti non potrà partecipare alla vita associativa.

Art. 9
Il Socio cessa di far parte dell’Associazione:
a. per dimissioni presentate per iscritto al Consiglio Direttivo
b. per mancato rinnovo delle quote sociali e di iscrizione nei termini stabiliti dal Consiglio Direttivo;
c. per inosservanza del presente Statuto, dei regolamenti interni o delle deliberazioni prese dagli organi sociali;
d. per decisione del Consiglio Direttivo a causa di gravi inadempienze; quando, in qualunque modo, arrechi danni morali o materiali all'associazione o dimostri di non condividere più le finalità dell’associazione;
e. per decesso.
In caso di trasgressioni alle norme sportive e sociali nonché alla disciplina tecnica il Consiglio direttivo può infliggere al socio le seguenti sanzioni:
a. avvertimento;
b. diffida;
c. sospensione a tempo limitato;
d. radiazione.

Patrimonio sociale

Art. 10
Il patrimonio sociale è indivisibile ed è costituito:
1. da beni mobili ed immobili che diverranno di proprietà dell’associazione;
2. da contributi, erogazioni, donazioni e lasciti diversi effettuati da soci, da privati o da Enti;
3. da eventuali fondi di riserva costituiti con le eccedenze di bilancio.
Le entrate dell’associazione sono costituite:
1. dalle quote associative e dai corrispettivi specifici versati dai soci per le attività sociali;
2. dall'avanzo derivante dalle attività e manifestazioni eventualmente organizzate o alle quali essa partecipa;
3. da ogni eventuale entrata che concorra ad incrementare l’attivo sociale;
4. dagli introiti derivanti dalla vendita ai soci di materiale sportivo necessario per lo svolgimento della pratica sportiva, nonché da eventuali sponsorizzazioni e pubblicità o altra attività di carattere commerciale che l’associazione pone in essere al fine dell’autofinanziamento.

Art. 11
Le somme versate per la tessera e per le quote sociali non sono rimborsabili in nessun caso.
I soci non possono vantare alcun diritto nei confronti del fondo comune, né di altri cespiti di proprietà dell’Associazione.

Rendiconto economico e finanziario


Art. 12
Il rendiconto economico e finanziario comprende l’esercizio sociale dal 31 marzo corrente anno al successivo e deve essere sottoposto all'approvazione dell’Assemblea dei Soci entro quattro mesi dalla chiusura. Il bilancio economico deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale ed economica dell’associazione, nel rispetto del principio della trasparenza nei confronti degli associati. All'Associazione è vietato distribuire, anche in modo indiretto, i proventi delle attività, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione stessa, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla Legge.

Organi dell'Associazione

Art. 13
Sono organi dell’Associazione:
l’Assemblea dei Soci;
il Consiglio Direttivo;
il Presidente;

Assemblea

Art. 14
L’Assemblea dei Soci è composta da tutti i soci in regola con il pagamento della quota sociale. La partecipazione del socio all'Assemblea è strettamente personale ed ogni socio ha diritto ad un voto. Non sono ammesse deleghe.

Le Assemblee dei Soci possono essere ordinarie e straordinarie. Le Assemblee sono convocate con l’invio di lettere e/o posta elettronica, con almeno 7 giorni di preavviso. L’avviso dovrà riportare luogo, data, ora della prima e della seconda convocazione e ordine del giorno dell’Assemblea. La seconda convocazione può aver luogo anche mezz'ora dopo la prima.

Art. 15
L’Assemblea dei Soci convocata almeno una volta all'anno entro il termine del 31 marzo

· approva le linee generali del programma di attività per l’anno sociale;

· approva i bilanci d’esercizio e la relazione del Presidente

· delibera su tutte le questioni attinenti alla gestione sociale

Le votazioni possono avvenire per alzata di mano, per appello nominale o a scrutinio segreto. Alla votazione partecipano tutti i soci

Art. 16
L’Assemblea straordinaria è convocata:
- tutte le volte il Consiglio Direttivo lo ritenga necessario;
- allorché ne faccia richiesta motivata almeno 1/3 dei soci, purché in regola con il versamento delle quote associative.
L’Assemblea dovrà essere convocata entro 30 giorni dalla data in cui viene richiesta.
Essa delibera lo scioglimento dell’Associazione, sulle modifiche allo Statuto, su ogni altro argomento di carattere straordinario sottoposto alla sua approvazione dal Consiglio Direttivo.

Art. 17
In prima convocazione l’Assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è regolarmente costituita con la presenza di metà più uno dei soci.
In seconda convocazione l’Assemblea è regolarmente costituita qualunque sia il numero dei presenti e che dovrà tenersi almeno ventiquattro ore dopo la prima.
Art. 18
Per deliberare sullo scioglimento o sulla liquidazione dell’Associazione, è indispensabile la presenza di almeno il 50 %, dei soci e il voto favorevole dei 3/5 dei presenti. In seconda convocazione, e che è validamente costituita qualunque sia il numero degli intervenuti è sufficiente il voto favorevole dei 2/3 dei presenti. In caso di scioglimento l’Assemblea delibera con la maggioranza prevista dall'art. 18 sulla designazione del patrimonio residuo, dedotte le passività, per uno o più scopi stabiliti dal presente Statuto, o devolverlo ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’eventuale organismo di controllo di cui all’art. 3 comma 190, della legge 23/12/1996, n. 662.

Art. 19
L’Assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è presieduta da un Presidente e un Segretario. Le deliberazioni adottate dovranno essere riportate su apposito libro dei verbali.

Consiglio direttivo

Art. 20
Il Consiglio Direttivo è l’organo esecutivo dell’Associazione, è composto da un minimo di 3 consiglieri e dura ad interim decadendo solo nel caso di dimissioni degli stessi. I sostituti saranno designati dagli stessi consiglieri uscenti.

Art. 21
Il Consiglio Direttivo elegge il Presidente, il Vice Presidente, il Segretario Amministrativo e fissa le responsabilità degli altri consiglieri in ordine all'attività svolta dall'Associazione per il conseguimento dei propri fini sociali (attività culturale, sportiva, turistica, ecc.). Le funzioni dei membri del Consiglio Direttivo sono completamente gratuite e saranno rimborsate le sole spese inerenti l’espletamento dell’incarico o eventuali compensi per prestazioni lavorative.

Art. 22
Il Consiglio Direttivo è convocato dal Presidente almeno due volte all'anno mediante avviso contenente l’ordine del giorno, il luogo, la data, l’ora della convocazione ed inviato almeno cinque giorni prima della riunione, salvo i casi d’urgenza. In assenza del Presidente la riunione sarà presieduta dal Vice Presidente. In caso di parità nelle delibere prevale sempre il voto del Presidente. I verbali delle sedute sono redatti dal Segretario e sottoscritti dal Presidente. I verbali possono essere consultati dai Soci nella sede sociale, previa richiesta al presidente, che non ha comunque facoltà di consentire il rilascio delle copie o di stralci dei singoli atti consultati.

Il Consiglio Direttivo decade prima della fine del mandato:
a) quando l’assemblea sociale non approvi il rendiconto economico e finanziario consuntivo
b) quando il totale dei suoi componenti sia ridotto a meno di tre.

Art. 23
Il Consiglio Direttivo deve:
– redigere i programmi di attività sociale previsti dallo Statuto sulla base delle linee approvate dall'Assemblea dei Soci;
– prendere decisioni inerenti alle spese ordinarie e straordinarie, di esercizio e in c/capitale, per la gestione dell’associazione;
– curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea;
– curare la redazione dei bilanci di esercizio;
– compilare i progetti per l’impiego del residuo del bilancio da sottoporre all'Assemblea;
– approvare tutti gli atti e contratti di ogni genere inerenti alla attività sociale;
– formulare il regolamento interno e proporre eventuali modifiche dello statuto da sottoporre all'approvazione dell’Assemblea;
– deliberare i provvedimenti disciplinari nei confronti dei Soci;
– fissare le quote sociali;
– possedere la facoltà di stabilire sedi decentrate dell’associazione sul territorio nazionale;
– nominare, in caso di necessità, commissioni provvisorie con compiti e poteri particolari;
– favorire la partecipazione dei soci alle attività dell’Associazione.

Nell'esercizio delle sue funzioni il Consiglio Direttivo può avvalersi di responsabili di commissioni di lavoro da esso nominati.

Art. 24
Il Presidente ha la rappresentanza legale e la firma sociale e può aprire e gestire conti correnti o altre forme di finanziamento. In caso di assenza o di impedimento del Presidente tutte le sue mansioni spettano al Vice Presidente. Il Segretario amministrativo ha la responsabilità della custodia dei fondi dell’Associazione. Ne tiene la contabilità, conservandone la documentazione.

Disposizioni finali


Art. 25
L’associazione declina ogni responsabilità per incidenti e danni di ogni specie che possano accadere ai soci ed a qualsiasi altra persona durante le attività organizzate o promosse dall'associazione.

Art. 26
Le eventuali controversie che dovessero insorgere tra i Soci relative alla vita associativa non potranno essere deferite all’autorità giudiziaria, né al parere o all’arbitrato di persone o enti estranei al sodalizio senza che prima vengano ascoltati gli organi competenti in giudizio, secondo le norme stabilite dallo Statuto e dal Regolamento Generale dell’Associazione, e non si sia esaurito l’intero iter della relativa controversia.
Art. 27
Per quanto non compreso nel presente Statuto decide l’Assemblea a maggioranza assoluta dei partecipanti.
Particolari norme di funzionamento e di esecuzione del presente Statuto potranno essere eventualmente disposte con regolamento interno adottato dal Consiglio Direttivo.

lunedì 15 dicembre 2025

Margaret Bourke-White: gli scatti e la vita estrosa di una eccezionale fotoreporter - sabato 13 dicembre

Le splendide sale affrescate dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia ospitano Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960 una retrospettiva dedicata a Margaret Bourke-White una delle figure più rilevanti della fotografia del Novecento. Il percorso espositivo presenta 150 immagini che attraversano tre decenni di attività dell’autrice, tra reportage industriali, scenari di guerra, trasformazioni sociali e conflitti geopolitici. Il percorso è arricchito da materiali d’archivio, contenuti multimediali e dispositivi inclusivi che rendono l’esperienza accessibile anche a persone con disabilità visive. Nata a New York nel 1904 e scomparsa nel 1971, la Bourke-White ha saputo costruire una carriera internazionale distinguendosi per la capacità di affrontare contesti estremi, sia per difficoltà logistiche che per implicazioni politiche, affermandosi come testimone diretta degli eventi che hanno segnato il secolo ma lascia anche emergere lo spessore umano e il suo carattere emancipato che le permisero di affrontare con tenacia un contesto sociale di appannaggio maschile e di diventare negli anni Trenta una delle donne più celebri degli Stati Uniti. La mostra si articola in sei sezioni, seguendo un criterio cronologico e tematico."Negli anni in cui ad ossessionarmi era stata la bellezza delle architetture industriali, nelle mie foto le persone erano state presenze puramente casuali. Ora invece, mi interessano solo le persone", diceva la Bourke-White raccontando dei reportage realizzati sulla vita americana negli anni successivi al collasso economico. Il primo nucleo, intitolato I primi servizi di ‘Life’, ripercorre la collaborazione della fotografa con la rivista americana Life, avviata nel 1936. Per il numero inaugurale, la redazione scelse come copertina una sua immagine della diga di Fort Peck, nel Montana. Fu l’inizio di una lunga collaborazione che l'avrebbe portata a raccontare grandi opere pubbliche, processi industriali e paesaggi urbani in trasformazione. Il periodo è approfondito nella sezione L’incanto delle fabbriche e dei grattacieli dove emergono gli interessi modernisti dell’autrice e l’attrazione per le geometrie monumentali dei grandi complessi produttivi. Un altro momento centrale è rappresentato da Ritrarre l’utopia in Russia in cui vengono esposte le fotografie realizzate in Unione Sovietica: Bourke-White fu la prima fotografa americana ammessa nel Paese. Il suo lavoro in URSS coincide con una fase storica cruciale, segnata dalle ambizioni propagandistiche del regime e dall’interesse occidentale per i modelli economici alternativi.
Le sue immagini cercano di restituire la portata di una trasformazione industriale e sociale ancora in corso, mantenendo uno sguardo sospeso tra documentazione e retorica visiva. La sezione Cielo e fango, le fotografie della guerra raccoglie i reportage realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale sui fronti africani, europei e sovietici. Le immagini restituiscono la durezza del conflitto, ma anche la dimensione quotidiana della vita al fronte, ponendo particolare attenzione ai volti, ai corpi e agli spazi della resistenza civile. In questi contesti, l’autrice non rinuncia a un approccio tecnico esigente, continuando a utilizzare apparecchi medio e grande formato, nonostante le difficoltà ambientali. La scelta le consente di ottenere una nitidezza e una composizione che conferiscono monumentalità ai soggetti. Il racconto prosegue con Il mondo senza confini: i reportage in India, Pakistan e Corea che documenta le missioni svolte tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta. In India, la fotografa ritrae anche Mahatma Gandhi, testimoniando il processo di decolonizzazione e i primi conflitti legati alla nascita dei nuovi Stati-nazione. Anche in questi reportage, Bourke-White predilige la posa alla presa diretta, distinguendosi da altri fotoreporter coevi come Robert Capa o Henri Cartier-Bresson. La sua scelta stilistica mira a restituire dignità ai soggetti, spesso appartenenti a classi sociali emarginate, trasformati in emblemi universali delle trasformazioni in atto.
L’ultima sezione Oro, diamanti e Coca-Cola affronta un tema ricorrente nel lavoro della fotografa: le disuguaglianze sociali. Il titolo allude alla coesistenza di ricchezze ostentate e condizioni di vita precarie che Bourke-White documenta durante i suoi viaggi in Africa e negli Stati Uniti. Le fotografie, realizzate in contesti urbani e rurali, evidenziano contrasti economici sempre più accentuati e pongono interrogativi ancora attuali sulle dinamiche della globalizzazione e sulla diffusione dei modelli consumistici. Concludiamo con una considerazione importante che il percorso espositivo ha ben rivelato: Margaret Bourke-White ha realizzato cose straordinarie, immagini innovative, visioni sorprendenti. Non le ha fatte in quanto donna, almeno non in modo particolare, e non le ha fatte nonostante fosse una donna. Però le ha fatte, scegliendo cosa fare e come, in quanto donna, viverle. Aiutando così tutte a pensare che i limiti esistono per essere scavalcati.

(fonte: finestresullarte.info)

lunedì 1 dicembre 2025

Il Sentiero degli Ezzelini di fine novembre - domenica 30 novembre

La pratica del cammino nel paesaggio fornisce un mezzo ideale per esplorare le relazioni tra il tempo, le distanze, la geografia, le misure e le persone
, scriveva così Richard Long, uno dei padri della Land Art. Ed in effetti è la dimostrazione di come la relazione tra uomo e ambiente possa diventare un fatto creativo per eccellenza. In questo contesto il progetto turistico Sui Sentieri degli Ezzelini mira a valorizzare gli aspetti ambientali che, dalle pendici del Monte Grappa, hanno come rotta il Lastego, il Muson dei Sassi e il Musonello, torrenti che scendono dall’asolano verso Castelfranco Veneto per proseguire, incrociando il fiume Tergola, alla volta di Resana, Camposampiero e Padova, che di fatto va a congiungersi con il Sentiero di S. Antonio per un totale di 73 chilometri. Asse portante è la pista ciclopedonale divisibile in due tratte che permette di visitare cittadine ricche di storia ed arte. Il sentiero prende il nome dalla famiglia medievale degli Ezzelini che proprio a Godego s’insediò tra varie diatribe con i cugini Camposampiero, per poi stabilirsi definitivamente in quel di San Zenone con centro operativo a Bassano del Grappa, senza dimenticare i domini gravitanti al Castello di Onara, che motivarono la costruzione di piazzeforti quali Castelfranco Veneto da parte dei trevigiani e Cittadella ad opera dei padovani. Il percorso ezzeliniano raggiunge complessivamente i quaranta chilometri di lunghezza.
Il primo stralcio è stato inaugurato il 19 maggio 2012 e si sviluppa prevalentemente lungo il torrente Muson e per alcuni tratti anche lungo il Musonello, nei comuni di Riese Pio X, Loria, Castello di Godego, Castelfranco Veneto e Resana per una lunghezza di km 19,100 mentre il secondo tracciato, inaugurato il 21 giugno 2015, si sviluppa nei comuni di Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Fonte e Asolo per una lunghezza di km 20,250. Il primo tratto - quello che noi abbiamo percorso - segue l’asta del Muson da località Spineda, nel comune di Riese Pio X, fino all’Antico Maglio in località Pagnano d’Asolo. Il secondo tratto si dirama dal primo in corrispondenza di ponte Scremin, località Pagnano d’Asolo, lambisce la zona orientale del centro di Onè di Fonte, attraversa Fonte Alto, seguendo poi il corso del torrente Lastego nella valle dei mulini. Lungo il confine comunale tra Crespano e Paderno, entra nel parco naturale di San Pancrazio a Crespano, sale lungo via Valderoa fino alla località Castagner dea Madoneta, scende lungo via Nova per risalire e ricongiungersi agli itinerari del Grappa in località San Liberale del comune di Paderno del Grappa.

(fonte: suisentieridegliezzelini.it)

lunedì 24 novembre 2025

Visita alla Tenuta Santa Maria di Negrar di Valpolicella - domenica 23 novembre

Elegante villa veneta settecentesca e storica cantina, la Tenuta Santa Maria si trova nella splendida località di Arbizzano di Negrar, nel cuore della Valpolicella Classica. La maestosa Villa Mosconi Bertani viene edificata a partire dal 1735 dal conte Giacomo Fattori su progetto di Adriano Cristofal, con la fastosa cancellata e tutto l'edificio punteggiato di guglie, pinnacoli e statue con un sorprendente effetto scenografico. L'ala orientale comprende la cappella consacrata a San Gaetano, affiancata dal piccolo campanile. L'edificio padronale, di tre piani, presenta due ordini architettonici: tuscanico al piano terra e ionico a quello superiore. Visitando l’interno della villa imperdibile è il Salone delle Muse, mirabilmente affrescato dai bolognesi Giacomo Pesci e Giuseppe Valliani, con una balaustra in legno dipinto che ne percorre le pareti. In alto si nota la rappresentazione allegorica delle quattro stagioni, simbolo dello scorrere del tempo, con riferimento al contesto prettamente agricolo in cui si trova la villa. Rimasta incompiuta per le troppe spese sostenute, nel 1769 il conte Fattori si trova costretto a venderla alla famiglia Mosconi, di cui ancora oggi ne porta il nome, che la completarono aggiungendovi uno stupendo parco romantico in stile inglese che si sviluppa alle spalle della villa, dove sette sorgenti formano un piccolo laghetto, nel pieno rispetto dei canoni neoclassici.
Dopo alcuni anni bui, verso la fine degli Anni Cinquanta del secolo scorso il palazzo viene acquistato e ristrutturato dalla famiglia Bertani trasformandolo in sede di rappresentanza della propria produzione vitivinicola, attività che prosegue ancora oggi. Proprio qui, nella cantina della villa, nacque l'Amarone Classico della Valpolicella! Nel 1936 il cantiniere Adelino Lucchese si dimentica di travasare una botticella di Recioto. Quando se ne accorge, prova a rimediare, ma ormai il danno è fatto: il vino era diventato di un bel rosso brillante ed era completamente secco. Gaetano Dall’Ora, direttore della Cantina, viene subito avvisato del problema e assaggia quel disastro.“Staolta te l’è proprio indovinà. Questo non è un amaro, ma un Amarone!” L’episodio continua a essere tramandato di generazione in generazione da quasi un secolo, alimentando il fascino di una leggenda dal sapore romantico. Oggi Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani riflette questa eredità attraverso la sua attenzione ai vitigni autoctoni e ai metodi tradizionali, arricchiti dall'adozione di pratiche sostenibili e tecnologie all'avanguardia. Dalla storica proprietà in Valpolicella Classica, alla cantina di Soave a Colognola ai Colli e al vigneto d’alta quota di Grezzana Valpantena, la tenuta produce vini raffinati ed eleganti come l'Amarone Riserva, il Valpolicella, il Ripasso, il Recioto, il Soave e cru straordinari come il Torre Pieve Chardonnay e il Decima Aurea Merlot.
Una giovane sommelier ci ha accompagnato con passione attraverso lo splendore dell'architettura neoclassica, le stanze adornate con affreschi, i giardini romantici e i vigneti che costituiscono la spina dorsale della tenuta. Attraversata l'intricata rete della storia si prosegue verso i locali di appassimento naturale dell'uva, uno spazio fondamentale dove inizia la magia dell'Amarone Classico Riserva. Scendiamo nelle monumentali cantine di invecchiamento che ospitano botti che hanno maturato vini per oltre due secoli. E la visita non può che terminare con la degustazione di quattro strepitosi vini: Lepiga Soave 2024, Valpolicella Classico Superiore 2023, Valpolicella Ripasso Classico Superiore 2021 e Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2019, in un viaggio coinvolgente che intreccia arte, architettura e viticoltura, essenza stessa della storica cantina. Da evidenziare, intorno alla Tenuta Santa Maria, un sistema di sentieri storici, percorsi a piedi e ciclabili che attraversano vigneti, contrade antiche e punti panoramici tra questi l'itinerario "Tra ville e vigneti a fondovalle" un facile giro ad anello con partenza da villa Mosconi-Bertani e da considerare come una programmabile passeggiata.

sabato 15 novembre 2025

Le "Terre del Chianti" - (13-14 novembre)

I vitigni di Sangiovese, alla base del Chianti Classico, si distribuiscono sulla collinare punteggiate qua e là di questo territorio, lasciando spazio qua e là, da paesi e borghi arroccati le cui vie emanano i profumi delle cantine. Questo vino si sposa perfettamente con piatti che recuperano sapori tradizionalmente poveri, oggi nobilitati al punto da diventare prelibati ingredienti delle più raffinate cucine internazionali. Basti pensare alla ribollita, il collo ripieno, i fegatini di pollo e la trippa. Una terra ammaliante, ricca di cultura e natura, da attraversare percorrendo la Chiantigiana, la strada che da Firenze giunge a Siena tanto amata dai motociclisti. Le soste prenderanno le sembianze di paesi suggestivi come Greve in Chianti, con la sua curiosa piazza triangolare circondata da portici, Castellina e la sua rocca, sede del museo archeologico, e appariranno in tutta loro tipicità borghi come Montefioralle e Panzano. Le strade portano verso castelli come quello di Volpaia, nel comune di Radda, teatro delle secolari lotte tra la repubblica fiorentina e quella senese e a Vicchiomaggio in terre che profumano di mosto. A Castelnuovo Berardenga si trova un luogo unico nel suo genere, il Museo del Paesaggio, uno spazio per riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente, mentre a pochi minuti da San Casciano in Val di Pesa si trova Cantina Antinori, una delle cattedrali del vino più belle della Toscana. Il Chianti, però, non è solo vino. E in questa una terra che ha visto passare antiche popolazioni, coniugando arte e bellezza, sorprende veder  sfrecciare l' Eroica, evento ciclistico che si svolge a Gaiole in Chianti che celebra il ciclismo d'antan su  strade bianche e polverose, con biciclette e abbigliamento d'epoca.
Dal punto di vista storico, per secoli, la Lega del Chianti, costituita nel lontano 1384 in funzione antisenese, raggruppava i comuni di Gaiole, Radda e Castellina ed aveva come simbolo l'ancor oggi famosissimo gallo nero, emblema scelto per rappresentare il più antico consorzio vitivinicolo (1924) oggi Consorzio Vino Chianti Classico. 
Il nostro breve tour inizia a Fiesole, arrampicata sui colli che sovrastano le valli dell'Arno e del Mugnone, ad una manciata di chilometri da Firenze. Nel centro si impone il Duomo di San Romolo, costruito nel 1028 e ampliato nel tredicesimo secolo, facilmente riconoscibile grazie al caratteristico campanile a forma di torre. Accanto il Palazzo Vescovile risalente all'XI secolo più volte rimaneggiato nel corso dei secoli e appena  fuori dal  cento l'importante area archeologica  e il teatro romano della fine del I secolo a.C. La Chiantigiana solca dolcemente quest'area collinare. In lontananza un maniero s'impone sulla valle di Greve in Chianti e i suoi vigneti autunnali. E' il castello di Vicchiomaggio, originariamente noto come Vicchio dei Longobardi, risalente al XII secolo, immersa in un parco di oltre 140 ettari nel Chianti Classico dove i vigneti brillano ancora di sfumature calde creando un paesaggio unico e suggestivo. Ma è anche una storia lunga oltre sessant'anni dove la famiglia Matta, dopo aver trasformato il castello in un elegante agriturismo e riqualificato la produzione vinicola, propone vini eccezionali all'interno della loro Cantinetta San Jacopo, punto d'incontro per degustazioni e tour alle cantine.
I geometrici disegni delle vigne e dei cipressi, l’argento degli olivi, i rigogliosi boschetti di querce creano un quadro incantevole dove la mano dell’uomo ha lavorato in armonia con la natura. Siamo nella terra del Gallo Nero, a 617 metri di altezza appare il delizioso borgo di Volpaia, frazione di Radda in Chianti, sulla dorsale di un colle spartiacque fra due valli. Il suo centro storico è un labirinto di vicoli stretti e tortuosi che si snodano tra case in pietra e botteghe artigiane. Al centro del borgo il castello, in realtà un borgo fortificato dalla decisa impronta medievale, la cui storicità è sopravvissuta caparbia fino ai nostri giorni. Sarà anche il cielo cinereo ma la torre del castello sembra vegliare silenziosa sull'abitato. Al di là delle antiche mura si rivelano gli scorci sulla grandiosità della tradizione vitivinicola. Nella terra del Chianti Classico, la lavorazione delle uve sono un vero e proprio stile di vita e il Gallo Nero simbolo per antonomasia del consorzio famoso in tutto il mondo. 
Attraversiamo un territorio unico nei colori e nella luce, un territorio che trasuda Storia. Inerpicato su una collinetta di 530 metri appare il castello di Brolio dominatore da oltre dieci secoli delle vallate  nella parte meridionale del Chianti Classico a pochi chilometri dal centro di Gaiole in Chianti. Il castello ha origini longobarde e sin dal 1141 appartiene all'importante famiglia toscana dei Ricasoli, castello che ormai identifica un territorio e il suo vino. Poderosa è la struttura dei muri di cinta, eretta a pianta pentagonale irregolare a difesa da tutti i lati del castello.
C’è l’antico cassero risalente ai primi anni del Mille che oggi ospita la Collezione Ricasoli. E ancora la cappella di famiglia dedicata a San Jacopo. Splendidi i giardini all'italiana dalle caratteristiche forme geometriche e il parco romantico che circonda il castello. 
Spettacolare è anche il panorama che si ammira dal lato sud del castello. Lo sguardo abbraccia i monti di Cetona e di Radicofani, mentre a sud appare la mole del monte Amiata e orientandosi verso sud-ovest spiccano i campanili e le torri di Siena, mentre più a destra i monti di Volterra e in basso la valle dell’Arbia. L’importante restauro castellano è opera del barone Bettino Ricasoli, personaggio iconico della famiglia, imprenditore agricolo e grande statista, sperimentatore in campo viticolo e al tempo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri all’indomani dell’Unità d’Italia. Nel 1829 Bettino Ricasoli, appena ventenne, iniziò a seguire personalmente la proprietà di Brolio e per tutta la sua vita alternò gli impegni politici ad approfonditi studi in viticoltura. Particolare attenzione pose ai vitigni più rispondenti per quel vino ideale che voleva produrre sulle sue terre e dopo anni di ricerche e sperimentazioni, definì l'uvaggio per il Chianti Classico al quale, quasi un secolo più tardi, si è poi ispirato il disciplinare di produzione del più famoso vino italiano, rimasto in vigore fino ai giorni nostri.

mercoledì 12 novembre 2025

Brava Erica!! - domenica 9 novembre

Il 2° Torneo interregionale Lombardia-Veneto di bowling, svoltosi al Centro Commerciale La Grande Mela di Bussolengo, ha visto la vittoria della veronese Erica, dietro di lei tre lombarde, un'altra veneta e via via tutte le altre ma al di là della disfida sportiva, è stato bello ritrovarsi, confrontarsi e trascorrere una bella domenica in allegra compagnia

domenica 9 novembre



lunedì 27 ottobre 2025

"M.C. Escher. Tra arte e scienza" al Mudec di Milano - domenica 26 ottobre

Il Museo delle Culture di Milano (MUDEC) riporta in città, dopo un’assenza di dieci anni "M.C. Escher. Tra arte e scienza" una rassegna dedicata a Maurits Cornelis Escher, uno degli artisti più incredibili del Novecento, famoso per le sue architetture impossibili, illusioni ottiche, tassellazioni e metamorfosi con un linguaggio visivo che unisce arte e matematica, quella matematica non di astratti ragionamenti accademici ma di un lungo, minuzioso e appassionato lavoro basato su un approccio più intuitivo e percettivo. In Escher l’arte e la scienza si incontrano in modo rigoroso e personale, creano un fil rouge che caratterizza l’intero percorso espositivo evidenziando inoltre come l’artista abbia trasferito questa grammatica visiva anche nella produzione commerciale con la realizzazione di copertine di libri e riviste, illustrazioni, ex libris, biglietti d’auguri, motivi decorativi per tessuti e carta da regalo, nonché progetti di banconote. La mostra ospita circa novanta opere tra incisioni, acquerelli, xilografie e litografie integrate da oltre quaranta splendidi oggetti islamici provenienti dal Kunstmuseum Den Haag e dai musei milanesi lungo un percorso cronologico e tematico che ci accompagna dagli esordi influenzati dall’Art Nouveau fino alle sperimentazioni con cicli metamorfici, illusioni ottiche e rappresentazioni dell’infinito proposti in mostra da alcuni capolavori grafici come Giorno e notte (1938) e Cavalieri (1946). Tra il 1922 e il 1935 Escher viaggia a lungo in Italia. Folgorato dalla suadente plasticità della luce del Mezzogiorno si trasferisce sulla costiera amalfitana nella primavera 2023 e successivamente a Roma. 
L’esperienza italiana segna profondamente la sua produzione: i paesaggi collinari e montuosi, i borghi arroccati su costoni scoscesi, i monumenti nonché le vedute della Città Eterna diventano i temi preponderanti delle xilografie e litografie di questo periodo trasfigurando queste visioni con uno sguardo geometrico e strutturale dove luce e ordine spaziale giocano un ruolo fondamentale. Le vedute italiane sono più di semplici scorci, diventano luoghi mentali, costruiti con precisione e rigore, in cui la realtà si piega a una logica interiore. È in questo periodo che Escher affina lo sguardo che lo condurrà, negli anni successivi, a esplorare mondi impossibili e geometrie visionarie. Questo cambiamento di approccio si riflette chiaramente in Natura morta e strada (1937) dove una rappresentazione naturalistica della realtà cede il passo ad una dimensione surreale, grazie alla fusione di elementi paesaggistici con altri elementi figurativi estranei al paesaggio stesso. Il viaggio in Spagna, nell’autunno 1922 introduce Escher all’arte islamica e rafforza il gusto per l’ornamentazione geometrica riscontrata all’Alhambra a Granada. La copia di un motivo musivo del complesso palaziale andaluso, esposto in mostra, è una testimonianza diretta dell’interesse dell’artista per la struttura ornamentale moresca.
Alla fine degli anni Trenta, Escher approfondisce il tema della trasformazione, dando vita a opere in cui forme astratte, geometriche o animate si evolvono gradualmente in altre, creando un flusso visivo ininterrotto. In Metamorfosi I (1937) e Metamorfosi II (1939-1940) utilizza per la prima volta la tecnica della tassellazione in cui motivi geometrici e figure animate si susseguono in cicli visivi continui. L’incontro, nel 1954, con il matematico Harold Scott MacDonald Coxeter gli fornisce gli strumenti concettuali per esplorare le tassellazioni nel disco iperbolico del matematico francese Henri Poincaré e sviluppare così la serie Limite del cerchio I – IV (1958-1960). Attraverso il suo intuito grafico, Escher riesce a visualizzare concetti complessi come le simmetrie iperboliche, l’auto similarità e i paradossi topologici trovando una sintesi nelle opere successive come Ordine e caos II (1955) e Nodi (1965). Accanto alle opere più note, l'esposizione milanese presenta disegni preparatori, acquerelli e materiali d’archivio, documentando il processo creativo di Escher. Il percorso include anche confronti con altri maestri della grafica, evidenziando influenze tematiche e affinità stilistiche che collocano l’artista in un contesto culturale più ampio, lontano dalle mode del suo tempo. Il progetto espositivo integra anche installazioni multimediali curate dallo studio Maurits che illustrano tassellazioni e concetti matematici attraverso video esplicativi e si conclude in maniera spettacolare con una infinity room dove, all’interno di una stanza a specchio, animazioni ad alta definizione sulle tassellazioni iperboliche creano un incredibile e quasi ubriacante effetto caleidoscopico.

La mostra è visitabile fino all’8 febbraio 2026 

sabato 11 ottobre 2025

I primi tre giorni in Tuscia - (3-5 ottobre)

Il toponimo Tuscia indicava il territorio abitato da quelli che i Romani chiamavano Tusci (gli Etruschi), un territorio assai vasto che comprendeva la Toscana, l'Umbria occidentale e il Lazio settentrionale dove storia e arte si uniscono perfettamente ad una natura composta da boschi, laghi vulcanici e vallate rapite dalle bellezze di antiche chiese, residenze nobiliari, palazzi eleganti e dai misteriosi siti archeologici.
Venerdì 3 ottobre - Ha inizio il nostro viaggio nel suo cuore più intimo, l'Umbria da sempre incontro di culture differenti, custode accorta delle tracce del suo passato: l’Umbria santa, l’Umbria guerriera, l’Umbria verde che ben descrivono questa terra. E mentre si profila Assisi arroccata sulle pendici del monte Subasio nell'omonima frazione, si staglia maestosa la Basilica di Santa Maria degli Angeli uno dei luoghi più sacri del francescanesimo. Costruita tra il 1569 e il 1679 per proteggere la Porziuncola, la piccola chiesetta dove san Francesco trovò rifugio e fondò il suo ordine, questa basilica è un trionfo rinascimentale arricchito da secoli di storia e devozione. Assisi si presenta come un borgo fortificato che domina la valle umbra e dove si respira un’atmosfera mistica e suggestiva. Nel 1182 vi nacque San Francesco d'Assisi, uomo di Dio ed emblema della città ed alla sua figura si associa quella di Santa Chiara d'Assisi, sua allieva spirituale, fondatrice dell'ordine delle Clarisse.
La Basilica Superiore di Assisi. In un’epoca di sovraccarico informativo si recupera la dimensione della meraviglia rapite dal ciclo di affreschi di Giotto, del Cimabue, di Simone Martini e di Pietro Lorenzetti fra i più influenti artisti del Trecento italiano. Raggiungiamo Piazza del Comune. Quando nel 1786 Johann Wolfgang von Goethe arriva ad Assisi per il suo viaggio in Italia, resta incantato davanti alle colonne del Tempio della Minerva, il primo monumento dell‘antichità che avesse mai visto integro! Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il principale luogo ecclesiastico di Assisi non è la Basilica di San Francesco ma il Duomo di San Rufino (XII secolo). La chiesa è la più antica di Assisi e si ritiene sorga nello spazio dove c’era l’antico Foro Romano e nello stesso luogo in cui esisteva un tempio dedicato alla Bona Mater (o Cerere dea delle messi). All’altro estremo della città la duecentesca chiesa di Santa Chiara. In alto troneggia la Rocca Maggiore. Da più di 800 anni il bastione domina la città di San Francesco e la campagna circostante. Un ultimo sguardo alla terra umbra prima di raggiungere Pitigliano in terra maremmana.
La prima cena: Il tagliere maremmano a San Quirico (GR)
Sabato 4 ottobre - Raggiungiamo Viterbo, capoluogo della Tuscia, che conserva un centro storico medievale ricchissimo di valenze storiche, artistiche e architettoniche, difficilmente riassumibili in poche righe.
Una sorpresa ci aspetta subito osservando dall'alto la Valle di Faul, polmone verde del centro storico disteso tra il colle del Duomo e l’area di parcheggio del Sacrario. In una sorta di museo a cielo aperto, è stata collocata un’opera ciclopica dello scultore americano Seward Johnson intitolata Risveglio. Si tratta di un figura gigantesca che sembra emergere dal sottosuolo. Si raggiunge il cuore antico di Viterbo salendo in piazza San Lorenzo sui cui si affacciano il Duomo e il Palazzo dei Papi, sede papale fra il 1257 al 1281. Una visita è doverosa alla chiesa di Santa Maria Nuova, prestigioso esempio di romanico, sede della parrocchia più antica della città risalente al 1217, non distante dal Quartiere medioevale di San Pellegrino, il vero gioiello della città. Lasciamo Viterbo non prima di aver visitato fuori dalle mura storiche, la settecentesca Chiesa della Santissima Trinità un gioiello "nascosto" (si vede benissimo ma è poco conosciuta) con un grandioso chiostro affrescato. Il piccolo borgo di Bagnaia si trova a circa cinque chilometri da Viterbo e deve la sua fama per la splendida Villa Lante con i suoi giardini all’italiana del XVI secolo e il parco monumentale. Sulla piazza si affaccia la Chiesa di San Giovanni Battista mentre sul lato sud della stessa la Chiesa di Sant’Antonio.
Dalla parte opposta spicca la caratteristica torre circolare con l’orologio alla cui base si trova un arco sormontato dallo stemma del cardinale Ridolfi. Davanti all’arco la Fontana del Pisciarello circondata da alberi. Procedendo verso Caprarola raggiungiamo Palazzo Farnese uno dei più affascinanti esempi di dimora rinascimentale di tutta Europa. Il cardinale Alessandro Farnese il Giovane nel 1555 affida all’architetto Jacopo Birozzi detto il Vignola l'esecuzione di un palazzo al posto della fortezza originaria, avviando una serie di lavori per adattare l’assetto urbano di Caprarola alle esigenze architettoniche del Palazzo. Fu così che vennero abbattuti alcuni edifici per realizzare una nuova grande strada in asse con il palazzo, la via Diritta, oggi via Filippo Nicolai. Palazzo Farnese si compone di cinque piani a forma pentagonale e un cortile interno circolare. Il Vignola fu anche autore degli affreschi della sontuosa Scala Regia elicoidale poggiante su trenta colonne doriche. Gli ambienti vennero decorati con affreschi di soggetto mitologico e con episodi storici della famiglia Farnese. Una delle stanze più rappresentative è la Sala dei Fasti di Ercole decorata magistralmente dai Fratelli Zuccari con la raffigurazione della creazione mitologica del lago di Vico.
Dai piani più alti del palazzo si gode una vista spettacolare sul Monte Soratte, il Terminillo e i Monti Sabatini.
La seconda cena: Agriturismo Podere del Lepre a San Quirico (GR)
Domenica 5 ottobre - Pitigliano è uno splendido borgo della Maremma scavato nel tufo in verticale sullo strapiombo delimitato da valli verdissime solcate dai fiumi Lente, Meleta e Prochio. Passiamo sotto l’arco delle mura e già ci si ritrova in una deliziosa piazzetta con vista sui tetti di quel colore caldo toscano che accomuna i borghi antichi di questa terra. Sulla nostra sinistra ecco l'acquedotto Mediceo grandiosa opera idraulica costruito tra il 1636 e il 1639 fortemente voluto dalla famiglia Medici per l’approvvigionamento idrico alla cittadella, e nel prosieguo della visita si passa davanti a Palazzo Orsini, imponente costruzione di origine aldobrandesca (XII secolo) fatto ristrutturare dagli Orsini a cavallo tra il Quattro e il Cinquecento. Si è ammagliate dalla magia di Pitigliano passeggiando tra gli antichi vicoli e il famoso ghetto ebraico. Lo splendido borgo è infatti passato alla storia come la Piccola Gerusalemme per la numerosa e attivissima comunità ebraica che dal XV secolo vi si stabilì. Pregevole la duecentesca Chiesa di San Rocco.
Il centro storico di Sovana si sviluppa nel corso del Medioevo nelle vicinanze della preesistente necropoli etrusca, sotto il controllo della famiglia Aldobrandeschi, che edificarono un castello intorno all'anno mille. Il periodo di massimo splendore è legato alla figura di Ildebrando di Sovana divenuto Papa Gregorio VII e considerato uno dei papi più importanti della storia, dal 1073 al 1085. La sua ferma intenzione a sottrarre al potere laico il diritto di investitura lo condusse a uno scontro che lo vide contrapposto al futuro imperatore Enrico IV di Franconia, lotta che sfociò con Enrico che arrivò a destituire Gregorio e quest'ultimo a rispondere scomunicandolo. Emblematica la cosiddetta "umiliazione di Canossa" di Enrico IV nel 1077, in cui il re si sottomise e fu liberato dalla scomunica, è considerata il culmine del conflitto con il papato. Piazza del Pretorio rappresenta il fulcro di Sovana, contornata dai più importanti edifici medievali del borgo. Il duecentesco Palazzo Pretorio, che conserva sulla facciata gli stemmi gentilizi dei capitani di giustizia che si avvicendarono alla guida della città. Il Palazzo dell'Archivio risalente alla fine del XII secolo. Nel 1588 fu aggiunto l'orologio e successivamente il campanile. La Chiesa di San Mamiliano, ora sconsacratala e sede di un museo archeologico, è la più antica del borgo e durante recenti restauri al suo interno sono stati rinvenuti importantissimi reperti, numerose tombe e perfino un tesoro di 498 solidi d'oro coniati sotto l'imperatore romano Antemio, tra il 457 e il 474.
La Concattedrale dei Santi Pietro e Paolo (VIII-IX secolo) è un imponente esempio romanico-gotico in Toscana, celebre per le sue peculiarità architettoniche, come il portale scolpito, i capitelli figurati, una cripta e il particolare orientamento astronomico: ogni 21 giugno, il primo raggio del sole attraversa la monofora absidale e si proietta sulla parete opposta dando vita ad uno spettacolo di rara bellezza. Dalla sommità di una rupe di tufo posta al vertice dell'abitato, svettano i possenti ruderi della Rocca Aldobrandesca. Oggi restano in piedi una torre e un tratto di mura. La zona circostante è ricca di stupende tombe etrusche. La necropoli di Sovana si trova ad appena un chilometro dal piccolo borgo medievale in direzione San Martino sul Fiora. La parte più imponente della necropoli etrusca si trova sulle colline a nord del torrente Calesine dove si possono raggiungere, attraverso percorsi immersi nella fitta vegetazione, le straordinarie architetture funerarie rupestri: le tombe monumentali a fronte colonnata come la tomba Pola e la tomba Ildebranda. Oltre ai monumenti sepolcrali la necropoli è caratterizzata da numerose vie cave tra le più grandiose e suggestive della zona come il Cavone, la via cava di Poggio Prisca e la via cava di San Sebastiano. Il pomeriggio va ora declinando e il mare non è poi così lontano. Allora andiamo a raggiungere Albinia, una tranquilla località balneare della Toscana, situata sulla costa tirrenica della Maremma. Al tramonto il cielo si infiamma e il silenzio è rotto solo dal fruscio delle onde. In alto una meravigliosa luna piena ci osserva compiaciuta.
La terza cena: Ristorante Da Renato ad Albinia (GR)
(...continua)

Gli ultimi tre giorni in Tuscia - (6-8 ottobre)

Lunedì 6 ottobre - Civita di Bagnoregio si erge su una piccola collina di tufo a dominio della Valle dei Calanchi. Lo scrittore Bonaventura Tecchi l'aveva denominata la Città che muore e questo è in effetti vero. Civita subisce una irrefrenabile erosione che vede lo sperone tufaceo progressivamente assottigliarsi dall'azione dilagante dei fenomeni atmosferici in maniera lenta ed inesorabile. Un lungo ponte in cemento collega il borgo isolato alla vicina terraferma, case antiche che abbracciano la piazza, balconi naturali sospesi nel vuoto panoramico dei Calanchi, case antiche che abbracciano la piazza e la  Chiesa di San Donato a far bella mostra di sé, piccolo scrigno di tesori come un affresco della scuola del Pinturicchio e un crocifisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello. Il borgo quasi totalmente disabitato, negli ultimi anni è tornato a vivere con un importante flusso turistico e questo ha permesso la nascita di botteghe artigiane, il recupero e la valorizzazione delle tradizioni culturali ed enogastronomiche, lo sviluppo di una rete ricettiva ben integrata nel borgo e nel territorio. Sulla piazza si affaccia anche Palazzo Alemanni, edificio rinascimentale ora sede del Museo Geologico e delle Frane. C’era una volta il Paese delle Fiabe a Sant’Angelo di Roccalvecce. E ancora c’è!
E' il dicembre 2016 quando Gianluca Chiovelli, originario di questa frazione viterbese, decide di fondare l’associazione culturale ACAS per realizzare un audace progetto, ovvero trasformare il borgo in uno sfavillante palcoscenico dove far rivivere i personaggi della nostra infanzia. Grazie alla collaborazione di un team di street artist tutto al femminile, in testa Tina Loiodice splendida firma del primo murales del borgo, "Alice nel paese delle meraviglie", inaugurato il 27 novembre 2017 tanto che le lancette dell’orologio sono state appositamente disegnate sull’11 e sul 27 per ricordare questa data! E poi tra le tante artiste, la milanese SteReal (Cenerentola), le bolzanine Isabella Modanese e Cecilia Tacconi (Hansel e Gretel), la bresciana Vera Bugatti (Cappuccetto Rosso), la romana Manuela Merlo (La volpe e l'uva), una dopo l’altra si alternano nel borgo pronte a trasformare facciate anonime negli oltre 50 murales (sino ad oggi) capaci di cogliere la vera essenza della fiaba, riuscendo a coinvolgere anche gli abitanti di Sant’Angelo che, con i loro volti si inseriscono tra le trame delle colorate rappresentazioni. Un recupero che porta bellezza tra i vicoli di un borgo che rischiava tristemente lo spopolamento ma che si è trasformato in una delle mete turistiche più apprezzate. Dal piazzale del borgo colorato, proprio di fronte a noi, svetta non lontana Roccalvecce sulla sua collinetta affacciata su un territorio completamente intatto di boschi e coltivi che prosegue indisturbato sino ai Cimini. 
E la raggiungiamo. Roccalvecce è un piccolo borgo medievale di viuzze silenziose, nessuna attività commerciale, angoli panoramici dove troneggia il Castello Costaguti, citato già nel 1199 come Rocca del Veccio da cui il toponimo del paeseAlla base del centro abitato si estende il parco secolare, incluso nelle proprietà del castello, chiamato La Vignaccia. Oltre al castello su Piazza Umberto I si affaccia anche la seicentesca chiesa di San Paolo Apostolo. E mentre il pomeriggio va scemando raggiungiamo il Lago di Vico, bacino di origine vulcanica completamente circondato dal Monti Cimini. Le boscose sponde del lago, le acque e le colline che lo circondano hanno un grande valore naturalistico. Le coste del lago abitate fin dal neolitico, si presentano a tratti molto selvagge mentre in altri punti, la presenza di piccole spiagge permette l’accesso alle acque del lago. Riserva Naturale dal 1982, offre angoli di natura praticamente intatta. Gli insediamenti umani sono pochissimi e si concentrano principalmente in località Punta del Lago.
La quarta cena: Locanda del Pozzo Antico a Pitigliano (GR)
Martedì 7 ottobre - Suggestiva cittadina, Tuscania sorge su sette promontori di roccia tufacea, tra il Fiume Marta e il Torrente Capecchio, che domina sin dai tempi antichi la grande via di comunicazione che dal Mar Tirreno giungeva fino al Lago di Bolsena.
Importante soprattutto per le due splendide basiliche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, autentici capolavori dell’architettura romanica e per l'antico borgo perfettamente conservato in cui si respira un’atmosfera medievale di rara suggestione. La Chiesa di San Pietro si erge imponente sull’omonimo colle perfettamente collocata tra il Palazzo dei Canonici e tre torri (le uniche rimaste del sistema difensivo). La facciata presenta un portale centrale, due porte laterali e un grande rosone cosmatesco. L’interno è suddiviso in tre navate. Purtroppo, la gran parte delle opere pittoriche che arricchivano la chiesa sono andate perdute nel tempo. Solo nella parte sommitale del presbiterio rimane qualcosa del ciclo di affreschi riferiti alla vita di San Pietro. Molto interessante è la cripta, risalente al XII secolo, con eleganti volte a crociera. Altra bellissima testimonianza romanica è la Chiesa di Santa Maria Maggiore alle pendici del Colle di San Pietro. Da non perdere l’affaccio dal belvedere della Torre di Lavello che offre uno dei panorami più suggestivi del Lazio. Meritevoli di attenzione anche le mura di Tuscania che cingono interamente il nucleo medievale e giungono nei pressi delle rovine della primordiale cerchia etrusca situate vicino alle chiese principali. Disseminate un pò ovunque nel territorio comunale le necropoli etrusche. Ci spostiamo più a sud per raggiungere Tarquinia. Cuore del centro è il duecentesco Duomo, mentre la Chiesa di Santa Maria in Castello domina con la sua imponenza la vallata del fiume Marta sino al Mar Tirreno.
Dal lato opposto della città, lungo via San Giacomo si susseguono la particolare Chiesa della Santissima Annunziata del tredicesimo secolo, la piccola chiesa del Salvatore (XII secolo), con facciata lineare ed un unico portale sormontato da un arco, per poi raggiungere la Chiesa di San Giacomo (XIII secolo) caratterizzata dalla sua cupola bassa e di forma emisferica che rimanda allo stile bizantino e arabo, edificata sull'estremità della rupe che domina la valle del fiume Marta. In giornate particolarmente limpide si riesce a scorgere il Monte Argentario e le isole dell’arcipelago toscano. Sconsacrata e ora proprietà comunale, ospita spesso attività culturali. Al limite nord occidentale dell'agro di Tarquinia svetta la Torre Cialdi. Bella e imponente, è l'occhio vigile che controlla la vallata e lo sperone di castello sottostante. Ritornando sui nostri passi si raggiunge la Chiesa di San Martino risalente al XI-XII secolo, dedicata al santo cavaliere di Tours, nell’omonima piazza su cui si affacciano anche alcuni edifici medioevali e due eleganti torri gentilizie. Nel centro storico è possibile osservare i resti di quello che un tempo fu il Palazzo dei Priori e infine una menzione particolare lo merita il quattrocentesco Palazzo Vitelleschi attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale. Risalendo verso Manciano andiamo a visitare una delle destinazioni della Toscana più amate: le Terme di Saturnia
A fianco degli stabilimenti termali c'è quella che forse è la sua cartolina più rappresentativa: le Cascate del Mulino, Completamente gratuita e aperta al pubblico 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno, è composta da una serie di cascatelle che hanno formato nei secoli numerose piscine calcaree, generate dal torrente termale Gorello, anche se nei periodi di alta stagione tendono ad essere molto affollate. 
La quinta e ultima cena: Osteria Passaparola Nell'Antico Frantoio a Montemerano (GR)
Mercoledì 8 ottobre - E' giorno di partenza e a malincuore ci portiamo sulla via del ritorno non prima di ripassare da Pitigliano per riempire l'automezzo di vino, olio toscano, salumi di cinghiale ed altre prelibatezze gastronomiche mentre dalle buste spuntano fasci enormi di cicoria appena acquistati, pianta erbacea che è stata praticamente il leitmotiv dei contorni di tutte le nostre cene! Entriamo in Umbria , tempi e distanze non consentono la visita a Todi e Guardo Tadino ma riusciamo comunque a fermarci a Gubbio. La città romana, di cui restano numerosi ed importanti reperti, si estendeva nella parte pianeggiante alle pendici del Monte Ingino. Nell’area archeologica della Guastuglia, fuori dalle mura medievali, si trovano i resti del Teatro Romano risalente al II-I secolo a.C.
Raggiungiamo Piazza Quaranta Martiri, in origine sede del mercato, dove si affaccia la duecentesca Chiesa di San Francesco che vestì il santo dopo l'abbandono della casa paterna. Lateralmente l’Ospedale Santa Maria della Misericordia, un lungo stabile con porticato eretto nel 1326 e sormontato dalle Logge dei Tiratori, così chiamata perché in passato veniva utilizzata per “tirare” i panni ossia per asciugare la lana tesa. Dalla parte bassa si sale a piazza Grande, un’imponente terrazza pensile dove si affacciano i due edifici più importanti della città: il palazzo del Podestà e il gotico ed imponente palazzo dei Consoli. Realizzato tra il 1332 e il 1338, ora è sede del Museo Civico e della Pinacoteca Comunale, che ospita le celebri Tavole Eugubine (III e I secolo a.C.). Nell’esile ed elegante torre campanaria si trova la grande campana, detta “Campanone”, che risale al 1769 e pesa oltre 20 quintali. Percorrendo via dei Consoli, si raggiunge il trecentesco Palazzo “del Bargello” e di fronte si trova l’omonima Fontana che viene detta anche “fontana dei matti”. Nella parte alta della città sorgono il Duomo di Gubbio, dedicato a San Mariano e San Giacomo  e l’elegante Palazzo Ducale voluto da Federico da Montefeltro intorno al 1476 come residenza per la famiglia sull’illustre esempio di quello urbinate. Che bell'Italia!

lunedì 22 settembre 2025

Dalla Val di Non all'escursione ai tre castelli di Appiano (BZ) - 20-21 settembre

Con i suoi rilievi montuosi a tratti dolci ed arrotondati e altrettanto aspri e scoscesi, ricoperti di boschi di quercia, carpino e faggio, l'Alto Adige rappresenta uno scrigno di ricchezze storiche e naturalistiche di immenso valore. L'anello dei Tre Castelli di Appiano diventa quindi l'occasione perfetta per un itinerario suggestivo fra storia e leggenda, frazione di un week end in gran spolvero!
Sabato 20 settembre - Avete presente un impervio sperone alto 70 metri sulla cui cima da secoli restano incredibilmente aggrappate cinque chiesette, una sopra l'altra? Ecco questo è il Santuario di San Romedio in Val di Non, il più interessante esempio di arte cristiana medievale presente in Trentino. Immerso in una splendida cornice naturale, il complesso architettonico è formato da più chiese e cappelle costruite sulla roccia collegato da una ripida scalinata di 131 gradini. Il nobile Romedio, erede della prestigiosa casata tirolese dei Thaur (IV secolo), abbandonate tutte le sue ricchezze, decide di cercare la comunione con Dio ritirandosi in meditazione sulla cima di questa roccia. La chiesa originaria sorge attorno all'anno Mille sulla tomba del santo con le pietre portate fin lassù dagli antichi pellegrini.
Per quasi cinquecento anni la roccia su cui sorge l'antico eremo rimane nuda, con una scalinata scoperta e qualche edicola ora scomparsa. Nel 1489 inizia la costruzione della seconda chiesa dedicata a san Giorgio, nel 1513 viene eretta la chiesa di san Michele a cui si aggiunge nel 1536 la chiesa maggiore di san Romedio. Della stessa epoca (XVI secolo) è anche il campanile. Per ultima viene costruita la chiesa dell'Addolorata (1918), in segno di ringraziamento per la pace ritrovata dopo la tragedia della prima guerra mondiale. E c'è pure l'orso. La presenza del plantigrado in questo luogo di culto è legata alla leggenda secondo cui Romedio, ormai vecchio si sarebbe incamminato dal suo luogo di eremitaggio verso Trento deciso ad incontrare il Vescovo Vigilio. Lungo il percorso il suo cavallo viene sbranato da un orso, Romedio tuttavia non si da' per vinto e avvicinatosi alla bestia riesce miracolosamente a renderla mansueta e a cavalcarla fino alla città. Ricordando questa leggenda nel 1958 il senatore conte Gian Giacomo Gallarati Scotti, appassionato naturalista e promotore del futuro Parco Naturale Adamello Brenta, recupera Charlie, un orso cresciuto in un circo, donandolo al santuario.
Da allora questo sacro luogo ha sempre dato asilo a diversi orsi destinati ad una sorte ben più triste ed oggi Bruno, un bellissimo esemplare di orso dei Carpazi, dal 2013 trascorre qui la sua vecchiaia in una vasta area boschiva. L’itinerario per raggiungere il Santuario di San Romedio ha inizio proprio di fronte al Museo Retico, a nord dell’abitato di Sanzeno. Dal lato opposto della statale parte una passerella in legno che dopo aver costeggiato in parte le campagne coltivate a meleto penetra nella roccia percorrendo l’intero percorso dell’antico canale irriguo. La camminata si sviluppa per 2,5 chilometri e alcuni scorci sullo strapiombo sono sensazionali. Il percorso termina all'altezza dell’VIII stazione della bella Via Crucis marmorea, ancora pochi metri su strada asfaltata fino alla scalinata ciottolata che porta all'entrata dell’eremo. Solo una manciata di chilometri, sempre nella trentina Val di Non, tanto basta per raggiungere il Lago Smeraldo, un bacino artificiale a circa mille metri di altitudine, nei pressi di Fondo, realizzato nel 1965 sbarrando il corso del torrente Sass.
Il lago è raggiungibile attraverso la suggestiva passeggiata che parte dal centro di Fondo attraverso un sentiero lungo circa un chilometro che attraversa un orrido, scavato nel corso del tempo dal Rio Sass, e risale lungo il corso del torrente attraverso un paesaggio magico, dove si ammira anche un antico mulino, fino ad arrivare nel punto più stretto del percorso, all’incrocio con la piccola cascata che dal lago si immette nel Rio Sass, per poi snodarsi attorno al suo perimento dove si trovano anche una spiaggetta con area pic-nic e due punti di ristoro.
Domenica 21 settembre - Punto di partenza per la nostra escursione è il piccolo paese Missiano (Missian) del comune di Appiano e precisamente nel parcheggio al di sotto di Castel Corba (Schloss Korb), castello che ammiriamo brevemente da fuori, dato che è stato adibito a hotel. La caratteristica più evidente di questo maniero è l'ampia torre difensiva risalente al XIII secolo. Ci avviamo lungo la strada asfaltata in direzione nord e da qui possiamo già vedere due dei castelli meta della nostra escursione: Castel Corba, da dove siamo partite, e le rovine di Castel Boymont sopra di noi.
Il sentiero numero 12 ci accompagna tra le vigne e poi si snoda all’interno del bosco, la strada è tutta in costante salita ma il panorama che si scorge attraverso gli alberi è davvero meraviglioso. Imbocchiamo un piccolo sentiero in salita nella selva boschiva. In poco tempo lasciamo dietro di noi un discreto dislivello e raggiungiamo infine la Torre del Gesso detta Kreideturm.
 Superata la torre ci teniamo alla sinistra per giungere al sentiero che porta verso Castel d'Appiano (Burg Hocheppan). Uno stupendo panorama ci accoglie. Vediamo la valle sotto di noi, la città di Bolzano e l'imponente Sciliar. Il castello rappresenta una delle più importanti costruzioni difensive medievali dell'Alto Adige ed era fortificato già al tempo dei Reti, circa duemila anni fa. Nel castello ci aspetta la bella taverna dove vengono serviti i piatti tipici della tradizione locale nonché un'ottima birra Weizen. Si prosegue in direzione delle rovine di Castel Boymont (Schloss Boymont). Il tracciato attraversa una profonda gola nel fitto bosco di castagni scendendo vertiginosamente verso l’alveo del ruscello Wieser, per poi superarlo con una serie di passerelle e scale in legno risalendo sul versante opposto della vallecola. Tra sassi, radici, foglie e qualche buon fungo (sentiero n° 14) ci avviciniamo alle rovine di Castel Boymont, senza perderci il bellissimo punto panoramico sulla valle sottostante che offre un’ennesima prospettiva sui vigneti. Il maniero si presenta come un contenitore quasi vuoto, un guscio di pietra risalente al Duecento. Poi entri e ci scopri un delizioso punto di ristoro e una atmosfera ancestrale. Per un piccolo tratto ritorniamo per la via che ci ha portato alle rovine del castello e ad un incrocio svoltiamo infine a destra. L'ultimo tratto dell'escursione è una carrareccia un po’ ripida nel bosco che ci riporta a Castel Corba.