sabato 15 novembre 2025

Le "Terre del Chianti" - (13-14 novembre)

I vitigni di Sangiovese, alla base del Chianti Classico, si distribuiscono sulla collinare punteggiate qua e là di questo territorio, lasciando spazio qua e là, da paesi e borghi arroccati le cui vie emanano i profumi delle cantine. Questo vino si sposa perfettamente con piatti che recuperano sapori tradizionalmente poveri, oggi nobilitati al punto da diventare prelibati ingredienti delle più raffinate cucine internazionali. Basti pensare alla ribollita, il collo ripieno, i fegatini di pollo e la trippa. Una terra ammaliante, ricca di cultura e natura, da attraversare percorrendo la Chiantigiana, la strada che da Firenze giunge a Siena tanto amata dai motociclisti. Le soste prenderanno le sembianze di paesi suggestivi come Greve in Chianti, con la sua curiosa piazza triangolare circondata da portici, Castellina e la sua rocca, sede del museo archeologico, e appariranno in tutta loro tipicità borghi come Montefioralle e Panzano. Le strade portano verso castelli come quello di Volpaia, nel comune di Radda, teatro delle secolari lotte tra la repubblica fiorentina e quella senese e a Vicchiomaggio in terre che profumano di mosto. A Castelnuovo Berardenga si trova un luogo unico nel suo genere, il Museo del Paesaggio, uno spazio per riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente, mentre a pochi minuti da San Casciano in Val di Pesa si trova Cantina Antinori, una delle cattedrali del vino più belle della Toscana. Il Chianti, però, non è solo vino. E in questa una terra che ha visto passare antiche popolazioni, coniugando arte e bellezza, sorprende veder  sfrecciare l' Eroica, evento ciclistico che si svolge a Gaiole in Chianti che celebra il ciclismo d'antan su  strade bianche e polverose, con biciclette e abbigliamento d'epoca.
Dal punto di vista storico, per secoli, la Lega del Chianti, costituita nel lontano 1384 in funzione antisenese, raggruppava i comuni di Gaiole, Radda e Castellina ed aveva come simbolo l'ancor oggi famosissimo gallo nero, emblema scelto per rappresentare il più antico consorzio vitivinicolo (1924) oggi Consorzio Vino Chianti Classico. 
Il nostro breve tour inizia a Fiesole, arrampicata sui colli che sovrastano le valli dell'Arno e del Mugnone, ad una manciata di chilometri da Firenze. Nel centro si impone il Duomo di San Romolo, costruito nel 1028 e ampliato nel tredicesimo secolo, facilmente riconoscibile grazie al caratteristico campanile a forma di torre. Accanto il Palazzo Vescovile risalente all'XI secolo più volte rimaneggiato nel corso dei secoli e appena  fuori dal  cento l'importante area archeologica  e il teatro romano della fine del I secolo a.C. La Chiantigiana solca dolcemente quest'area collinare. In lontananza un maniero s'impone sulla valle di Greve in Chianti e i suoi vigneti autunnali. E' il castello di Vicchiomaggio, originariamente noto come Vicchio dei Longobardi, risalente al XII secolo, immersa in un parco di oltre 140 ettari nel Chianti Classico dove i vigneti brillano ancora di sfumature calde creando un paesaggio unico e suggestivo. Ma è anche una storia lunga oltre sessant'anni dove la famiglia Matta, dopo aver trasformato il castello in un elegante agriturismo e riqualificato la produzione vinicola, propone vini eccezionali all'interno della loro Cantinetta San Jacopo, punto d'incontro per degustazioni e tour alle cantine.
I geometrici disegni delle vigne e dei cipressi, l’argento degli olivi, i rigogliosi boschetti di querce creano un quadro incantevole dove la mano dell’uomo ha lavorato in armonia con la natura. Siamo nella terra del Gallo Nero, a 617 metri di altezza appare il delizioso borgo di Volpaia, frazione di Radda in Chianti, sulla dorsale di un colle spartiacque fra due valli. Il suo centro storico è un labirinto di vicoli stretti e tortuosi che si snodano tra case in pietra e botteghe artigiane. Al centro del borgo il castello, in realtà un borgo fortificato dalla decisa impronta medievale, la cui storicità è sopravvissuta caparbia fino ai nostri giorni. Sarà anche il cielo cinereo ma la torre del castello sembra vegliare silenziosa sull'abitato. Al di là delle antiche mura si rivelano gli scorci sulla grandiosità della tradizione vitivinicola. Nella terra del Chianti Classico, la lavorazione delle uve sono un vero e proprio stile di vita e il Gallo Nero simbolo per antonomasia del consorzio famoso in tutto il mondo. 
Attraversiamo un territorio unico nei colori e nella luce, un territorio che trasuda Storia. Inerpicato su una collinetta di 530 metri appare il castello di Brolio dominatore da oltre dieci secoli delle vallate  nella parte meridionale del Chianti Classico a pochi chilometri dal centro di Gaiole in Chianti. Il castello ha origini longobarde e sin dal 1141 appartiene all'importante famiglia toscana dei Ricasoli, castello che ormai identifica un territorio e il suo vino. Poderosa è la struttura dei muri di cinta, eretta a pianta pentagonale irregolare a difesa da tutti i lati del castello.
C’è l’antico cassero risalente ai primi anni del Mille che oggi ospita la Collezione Ricasoli. E ancora la cappella di famiglia dedicata a San Jacopo. Splendidi i giardini all'italiana dalle caratteristiche forme geometriche e il parco romantico che circonda il castello. 
Spettacolare è anche il panorama che si ammira dal lato sud del castello. Lo sguardo abbraccia i monti di Cetona e di Radicofani, mentre a sud appare la mole del monte Amiata e orientandosi verso sud-ovest spiccano i campanili e le torri di Siena, mentre più a destra i monti di Volterra e in basso la valle dell’Arbia. L’importante restauro castellano è opera del barone Bettino Ricasoli, personaggio iconico della famiglia, imprenditore agricolo e grande statista, sperimentatore in campo viticolo e al tempo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri all’indomani dell’Unità d’Italia. Nel 1829 Bettino Ricasoli, appena ventenne, iniziò a seguire personalmente la proprietà di Brolio e per tutta la sua vita alternò gli impegni politici ad approfonditi studi in viticoltura. Particolare attenzione pose ai vitigni più rispondenti per quel vino ideale che voleva produrre sulle sue terre e dopo anni di ricerche e sperimentazioni, definì l'uvaggio per il Chianti Classico al quale, quasi un secolo più tardi, si è poi ispirato il disciplinare di produzione del più famoso vino italiano, rimasto in vigore fino ai giorni nostri.

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