Come da tradizione, Palazzo Martinengo a Brescia ha inaugurato l'anno delle grandi mostre in Italia, allestendo nelle sale dello storico palazzo cinquecentesco nel cuore di Brescia la mostra "La Belle Époque. L’arte nella Parigi di Boldini e De Nittis" dedicata ad un periodo durato poco meno di quarant’anni, a cavallo tra Ottocento e Novecento, caratterizzato da un tumultuoso sviluppo e da una incrollabile fede nel progresso, da prodigiose scoperte scientifiche, dalla nascita del turismo di massa e dal grande fulgore artistico. I curatori, Francesca Dini e Davide Dotti, hanno ideato un avvincente percorso espositivo articolato in nove sezioni e ricco di oltre ottanta opere, per lo più provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e il Museo Civico di Palazzo Te di Mantova.
Oltre a celebri dipinti quali il Ritratto di signora in bianco di Giovanni Boldini, Accanto al laghetto dei giardini del Lussemburgo di Giuseppe De Nittis e Al Café Nouvelle Athènes di Federico Zandomeneghi, ci siamo ritrovate immerse nel fermento culturale della Belle Époque grazie alla selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier dei sarti parigini più in voga, luoghi di ritrovo esclusivi dell'alta società, e attraverso le opere di celebri illustratori come Leonetto Cappiello, Marcello Dudovich e Adolfo Hohenstein, che evidenziando l’importanza della grafica nell’arte visiva della Belle Époque. Completano l’esposizione i vetri artistici di Emile Gallé e dei fratelli Daum, realizzati con tecniche raffinate come incisioni, dorature e smalti che adornavano le abitazioni della ricca borghesia parigina e testimoniano l’eccellenza del design dell’epoca. Nel corso del diciannovesimo secolo la Francia è il centro propulsore dell’arte contemporanea e costituisce per molti paesi un modello ineguagliato di civiltà. Les Italiens de Paris - termine coniato dal critico d’arte Diego Martelli - si muovono sulla scena parigina a partire dal 1870 imponendosi all’attenzione internazionale inventando il genere pittorico della “tranche de vie”, è il caso di De Nittis e di Boldini che dipingono momenti della vita parigina lungo i boulevard, nell’intimità di giardini privati e di salotti esclusivi, ora lasciandosi sedurre dal linguaggio impressionista del veneziano Zandomeneghi, che con la sua originalissima tavolozza trasforma la donna parigina in una icona di moderna femminilità. Mentre Mancini con i suoi fanciulli del sud incanta con il suo virtuosismo, il più giovane Corcos infonde nelle sue tele la felicità stessa di un'epoca segnata dal trionfo dell’eleganza e del lusso in una Parigi mitizzata e sognata in ogni angolo del pianeta.Il percorso espositivo, organizzato per sezioni monografiche dedicate a ciascun autore, si apre con le esperienze di De Nittis e Boldini.
Giuseppe De Nittis ha celebrato i riti della vita moderna, esaltando il vivere borghese dei salotti parigini, ma anche ritraendo con un vedutismo nuovo e personale, gli angoli più pittoreschi ed eleganti di Parigi, come quelli dei suoi parchi e giardini (Accanto al laghetto del giardino del Lussemburgo, 1877) dove si incontrano amazzoni e cavalieri, dame eleganti a passeggio o in conversazione sulle panchine (Sulla panchina agli Champs-Élysées, 1875). La rassegna non manca di dare conto delle opere dedicate all'amata moglie Leontine (Léontine che pattina, 1875) e quelle che evidenziano la sua fugace adesione all’impressionismo con Boulevard Haussmann a Parigi (1877) e Campo di neve (1880). A questi lavori, De Nittis alterna un nuovo slancio creativo che lo porta a sperimentare tecniche pittoriche come l’acquerello e il pastello Ritratto di signora in giardino (1882) e ad indagare con inediti tagli visivi angoli di Parigi. Giovanni Boldini giunge a Parigi nel 1871 con un bagaglio di esperienza decennale trascorsa tra le fila dei macchiaioli. Nel giro di pochi mesi Boldini intraprende una propria strada che lo porta a creare un nuovo genere pittorico fortemente influenzata dal fascino della metropoli che Boldini dipinge con il suo stile nervoso e sensuale. Di questa fase sono esposte alcune opere importanti come L’ultimo sguardo nello specchio (1873), Berthe esce per la passeggiata (1874), o l’acquerello Al parco (1872). Sul finire degli anni Settanta ottocenteschi il linguaggio di Boldini si evolve per appropriarsi di una spazialità più ampia, di una più disinvolta mobilità del segno nel tentativo di cogliere una modernità più attuale e il senso dell’evoluzione stilistica del ferrarese è chiaramente percettibile nelle tele Carro con cavalli alla Porte d’Asnières (1887) e Alle Folies Bergère (1885). Sul finire del secolo Boldini perfeziona il ritratto mondano nel segno di una eleganza estrema che tende ad astrarre il personaggio raffigurato in una dimensione a parte. Ne sono un esempio, tra gli altri, lo splendido ritratto di Miss Bell (1903), La passeggiata al Bois de Boulogne (1909) e Ritratto della principessa Radziwill (1910). Ad arricchire la schiera degli Italiens de Paris, giunge nel 1874 Federico Zandomeneghi con alle spalle l’avanguardia macchiaiola. Già nel 1876 le sue prove pittoriche rivelano un’apertura verso l’impressionismo che si traduce nei primi anni Ottanta in straordinari capolavori come Al caffè Nouvelle Athènes (1885), Visita in camerino (1886), Place du Tertre (1880), Il tè (1892). Il percorso espositivo si completa ripercorrendo le vicende artistiche di due autori quali Antonio Mancini che con i suoi scugnizzi napoletani commuove e incanta per l'eccezionale virtuosismo pittorico, Scugnizzo con chitarra (1877) e Il piccolo Savoiardo (1877) ed infine Vittorio Corcos, qui presente con alcuni dei suoi capolavori più famosi, Le istitutrici ai Campi Elisi (1892), Messaggio d’amore (1889) e Neron Blessé (1899) capaci di trasmettere la felicità di un’epoca, segnata dal trionfo dell’eleganza e del lusso, in una Parigi, città mitizzata e sognata in ogni angolo del pianeta. Del resto già i contemporanei erano consci di vivere un periodo di sfarzo e frivolezza. Il critico Jules Claretie, nel suo libro "La Vie à Paris" descrive la Parigi della Belle Époque come un’era in cui la città sembrava essere il centro del mondo, aggiungendo che la Belle Époque c’était l’époque des rêves éveillés, de la foi en l’avenir et de l’amour de la beauté sous toutes ses formes / era l‘epoca dei sogni a occhi aperti, della fede nel futuro e dell’amore per la bellezza in tutte le sue forme. La mostra di Palazzo Martinengo è un invito ad un viaggio affascinante, ispirate dalla ricchezza delle tele e dei manufatti, veri e propri crocevia culturali di un'epoca dove storia, arte moderna, immagine si fondono per offrire ai visitatori esperienze culturali indimenticabili. Conclusione ugualmente importante alla "Locanda dei Guasconi", nel cuore storico di Brescia per assaporare l'autentica brescianità a tavola.
Giuseppe De Nittis ha celebrato i riti della vita moderna, esaltando il vivere borghese dei salotti parigini, ma anche ritraendo con un vedutismo nuovo e personale, gli angoli più pittoreschi ed eleganti di Parigi, come quelli dei suoi parchi e giardini (Accanto al laghetto del giardino del Lussemburgo, 1877) dove si incontrano amazzoni e cavalieri, dame eleganti a passeggio o in conversazione sulle panchine (Sulla panchina agli Champs-Élysées, 1875). La rassegna non manca di dare conto delle opere dedicate all'amata moglie Leontine (Léontine che pattina, 1875) e quelle che evidenziano la sua fugace adesione all’impressionismo con Boulevard Haussmann a Parigi (1877) e Campo di neve (1880). A questi lavori, De Nittis alterna un nuovo slancio creativo che lo porta a sperimentare tecniche pittoriche come l’acquerello e il pastello Ritratto di signora in giardino (1882) e ad indagare con inediti tagli visivi angoli di Parigi. Giovanni Boldini giunge a Parigi nel 1871 con un bagaglio di esperienza decennale trascorsa tra le fila dei macchiaioli. Nel giro di pochi mesi Boldini intraprende una propria strada che lo porta a creare un nuovo genere pittorico fortemente influenzata dal fascino della metropoli che Boldini dipinge con il suo stile nervoso e sensuale. Di questa fase sono esposte alcune opere importanti come L’ultimo sguardo nello specchio (1873), Berthe esce per la passeggiata (1874), o l’acquerello Al parco (1872). Sul finire degli anni Settanta ottocenteschi il linguaggio di Boldini si evolve per appropriarsi di una spazialità più ampia, di una più disinvolta mobilità del segno nel tentativo di cogliere una modernità più attuale e il senso dell’evoluzione stilistica del ferrarese è chiaramente percettibile nelle tele Carro con cavalli alla Porte d’Asnières (1887) e Alle Folies Bergère (1885). Sul finire del secolo Boldini perfeziona il ritratto mondano nel segno di una eleganza estrema che tende ad astrarre il personaggio raffigurato in una dimensione a parte. Ne sono un esempio, tra gli altri, lo splendido ritratto di Miss Bell (1903), La passeggiata al Bois de Boulogne (1909) e Ritratto della principessa Radziwill (1910). Ad arricchire la schiera degli Italiens de Paris, giunge nel 1874 Federico Zandomeneghi con alle spalle l’avanguardia macchiaiola. Già nel 1876 le sue prove pittoriche rivelano un’apertura verso l’impressionismo che si traduce nei primi anni Ottanta in straordinari capolavori come Al caffè Nouvelle Athènes (1885), Visita in camerino (1886), Place du Tertre (1880), Il tè (1892). Il percorso espositivo si completa ripercorrendo le vicende artistiche di due autori quali Antonio Mancini che con i suoi scugnizzi napoletani commuove e incanta per l'eccezionale virtuosismo pittorico, Scugnizzo con chitarra (1877) e Il piccolo Savoiardo (1877) ed infine Vittorio Corcos, qui presente con alcuni dei suoi capolavori più famosi, Le istitutrici ai Campi Elisi (1892), Messaggio d’amore (1889) e Neron Blessé (1899) capaci di trasmettere la felicità di un’epoca, segnata dal trionfo dell’eleganza e del lusso, in una Parigi, città mitizzata e sognata in ogni angolo del pianeta. Del resto già i contemporanei erano consci di vivere un periodo di sfarzo e frivolezza. Il critico Jules Claretie, nel suo libro "La Vie à Paris" descrive la Parigi della Belle Époque come un’era in cui la città sembrava essere il centro del mondo, aggiungendo che la Belle Époque c’était l’époque des rêves éveillés, de la foi en l’avenir et de l’amour de la beauté sous toutes ses formes / era l‘epoca dei sogni a occhi aperti, della fede nel futuro e dell’amore per la bellezza in tutte le sue forme. La mostra di Palazzo Martinengo è un invito ad un viaggio affascinante, ispirate dalla ricchezza delle tele e dei manufatti, veri e propri crocevia culturali di un'epoca dove storia, arte moderna, immagine si fondono per offrire ai visitatori esperienze culturali indimenticabili. Conclusione ugualmente importante alla "Locanda dei Guasconi", nel cuore storico di Brescia per assaporare l'autentica brescianità a tavola.
(fonte: Arte.it)
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