Il percorso espositivo si apre con le prime opere caratterizzate da uno spiccato realismo, tra cui il celebre Ritratto della sorella Elvira (1907) esposto con successo alla Biennale di Venezia o Le ereditiere (1910) proveniente dal Mart di Rovereto. Un focus importante sarà dedicato agli anni trascorsi a Verona, dove l’artista si trasferisce con la famiglia nel 1911. Dopo essere stato esposto all'Esposizione internazionale d'arte di Venezia del 1912, Le signorine, considerato il suo capolavoro giovanile, mostra i primi segni della svolta simbolista di Casorati. Il ciclo delle Grandi tempere (1919-1920) presenta l’evoluzione dello stile e del linguaggio pittorico dopo il definitivo trasferimento a Torino a seguito della tragica morte del padre. Qui, nel 1919, Felice Casorati si stabilisce nella casa-studio dove vivrà per tutta la vita. Per la prima volta sono accostati in un trittico ideale tre importanti dipinti caratterizzati da una dimensione spaziale nuda e desolata e da un senso metafisico di inquietante solitudine: Una Donna (o l’Attesa), Un uomo (o Uomo delle botti) e Bambina (o Ragazza con scodella) della collezione della GAM di Torino dove è conservata la più ricca e significativa raccolta museale di opere di Casorati. A questi si aggiunge la maestosa Colazione che raffigura una famiglia di sole donne con una resa “algida, tersa, spesso indagata nei più minuti dettagli, talmente realistica da rivelarsi inevitabilmente inquietante e straniante” che riassume lo stato emotivo e psicologico di Casorati pervaso da un senso di lutto tipico dei primi anni del dopoguerra. Uno dei suoi capolavori di questa fase è il Ritratto di Silvana Cenni del 1922, icona metafisica ispirata, soprattutto nel volto della Madonna, al Polittico della Misericordia di Piero della Francesca. Risale anche a questo periodo la collaborazione di Casorati con Riccardo Gualino, collezionista, mecenate e imprenditore, per il quale l’artista dipinge i ritratti di famiglia e progetta, insieme all’architetto Alberto Sartoris, il piccolo teatro privato nella loro residenza torinese. Questo sodalizio è presente in mostra con i tre ritratti dei Gualino, quello di Alfredo Casella, compositore e pianista, e delle danzatrici Raja e Bella Markman fuggite dalla Rivoluzione russa, protagoniste con Cesarina Gualino delle esibizioni di danza libera sotto i fregi casoratiani del teatrino. Nel 1924 Casorati partecipa alla Biennale di Venezia ottenendo un grande successo e la mostra di Palazzo Reale dedica a questa importante avvenimento un’intera sala con cinque delle opere che vennero esposte, Meriggio del 1923 con ispirazione all’arte quattrocentesca (il nudo femminile che compare sulla destra è ispirato al Cristo morto di Andrea Mantegna), Natura morta con manichini, Ritratto di Hena Rigotti , Duplice ritratto e Concerto del 1924. La celebre Conversazione platonica, nel quale accanto a un sensuale nudo femminile disteso siede un uomo con un cappello nero, è stata protagonista di un lungo tour espositivo con l’esordio alla Prima mostra del Novecento italiano a Milano nel 1926, dove aveva destato molto scalpore, e tappe a Dresda (1926), a Ginevra, Zurigo e Pittsburgh (1927), a New York (1928) e all’Expo di Barcellona (1929), dove viene premiata con una medaglia d’oro. In mostra torna visibile al grande pubblico l’Annunciazione (collezione privata), scelta dall’artista per l' esposizione d’arte italiana del 1927 al Musée Rath di Ginevra e poi alla Kunsthaus di Zurigo. La pittura si apre al paesaggio e Casorati ritrae la moglie nello splendido Daphne a Pavarolo (1934). La donna è dipinta all’interno di una stanza che si affaccia sulle colline.Nel riflesso del paesaggio sui vetri della finestra si colgono frammenti cubisti. Nello stesso decennio le figure di fanciulle, rappresentate in una sospesa dimensione di malinconica solitudine, sono tra i soggetti che caratterizzano la pittura di Casorati, Donne in barca del 1934 e Le sorelle Pontorno (1937), entrambi caratterizzati da una donna che allatta, immersa in atmosfere sospese e intime. Gli ultimi anni della sua carriera sono documentati da nature morte con la gamma cromatica ormai estremamente ridotta, i colori stesi in campiture uniformi, le forme racchiuse entro uno spesso contorno nero, nelle quali torna il tema antico delle uova e del cimiero – con Natura morta con l’elmo (1947), Uova e limoni (1950), Uova su fondo rosso (1953) – e nuovi soggetti come Eclissi di luna (1949) e Paralleli (1949). Da sempre appassionato di musica, Felice Casorati non fu solo un eccezionale pittore e un appassionato pianista ma anche scenografo, al lavoro tra gli anni Trenta e i Cinquanta, per il Maggio Musicale Fiorentino, l’Opera di Roma e la Scala di Milano. Provengono proprio dagli Archivi storici della Scala numerosi dei suoi bozzetti, realizzati per opere come Le Baccanti e Fidelio, o per balletti su musiche di Petrassi o de Falla: un nucleo che, a chiusura della mostra, permette di conoscere l'aspetto di un artista poliedrico.
(fonte: finestresullarte.info)
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