Nelle pareti e sui soffitti si intrecciano temi allegorici, eroi mitologici e cavallereschi ed episodi della storia estense atte ad esaltare il "buon governo" della casata. Dal palazzo raggiungiamo la magnifica Pescheria e in prosieguo il parco ducale che anticamente si estendeva sino alle colline. Dalla magnificenza architettonica estense alla bontà gastronomica del rinnovato Caffè Broletto, nell'adiacente piazza Garibaldi, una delle più antiche osterie della città datata 1860. Tra i tavolini si consuma la pregevolezza degli affettati e del gnocco fritto, il rito dei tortelli e del tradizionale borlengo. Nuovamente in viaggio. Nella parte più alta di Fiorano Modenese sorge il Santuario della Beata Vergine del Castello la cui costruzione iniziata nel 1634, fu fortemente voluta dagli abitanti del piccolo centro emiliano come voto per essere stati risparmiati dalla pestilenza. Raggiungiamo Vignola nel tardo pomeriggio per la visita guidata alla splendida Rocca che domina la valle del Panaro. Non è certa la sua origine che si presume successiva all'età carolingia in difesa dalle orde degli Ungari. Un documento risalente all'anno 936 attesta che la città di Vignola era sottoposta all'autorità del Vescovo di Modena mantenendo comunque sino al quindicesimo secolo funzione esclusivamente militare.

Un territorio costituito da antichi castagneti, boschi e coltivi nel cui centro svettano imponenti le guglie arenacee dei sassi. Un'ampia biodiversità di habitat concentrata in poco spazio, dai castagneti degli ambiti montani agli incolti argillosi di bassa collina, dai boschi ripariali dei greti fluviali ai fenomeni di carsismo delle grotte e degli inghiottitoi, fino agli estesi coltivi collinari. L'itinerario in un contesto ambientale di per sé unico si affaccenda con la curiosità del viandante. Dal parcheggio appena fuori l'abitato di Pieve di Trebbio (mt 460) si recupera il percorso che sale seccamente ai Sassi. L'elevata pendenza, la scarsità di suolo e le ampie escursioni termiche limitano la vegetazione ad una copertura rada e discontinua permettendo lungo il cammino la visione dei sassi e la disposizione degli strati rocciosi nello spazio (si ergono in assetto quasi verticale) e la loro maggiore resistenza all'erosione, rispetto alle rocce circostanti prevalentemente argillose, hanno determinato la particolare morfologia a pinnacolo che li ha resi meritevoli di tutela e conservazione. Semplicemente eccezionali. E poi l'ascesa alla croce regala panorami mozzafiato. Si continua. Il tracciato supera, tra due file di tavolini, il White Dog Brewery, famoso da queste parti per le ottime birre artigianali, e scendendo tra boschi e ponticelli raggiungiamo Mulino della Riva a quota 382 metri, un pianoro verdeggiante.
Da qui ci inerpichiamo a sinistra per un sentiero che esce sull'asfalto in prossimità di Castellino delle Formiche (mt 500). E' un borgo minuscolo stretto intorno alla torre medievale dell'antico castello oggi trasformata in campanile, muri del Duecento e la chiesa quattrocentesca dedicata a Santo Stefano. La sosta panino la facciamo in compagnia...di una gatta. Fuori dall'abitato, boschi e campi declinano verso il fondovalle del fiume Panaro mentre si va a raggiungere la trattoria Sant'Apollonia (mt 445), piena di gente e successivamente si prende una mulattiera in località Casa Zuppa mantenendo i Sassi elevati nel cielo azzurro alla nostra destra. Ritorna l'asfalto di via Castellino, il caldo sembra quasi volerti ingoiare e le gambe diventano più pesanti. Ecco la sorgente d'acqua sulfurea e il Mulino delle Vellecchie (mt 297), attivo già nel corso del '500 oggi trasformato in un agriturismo che conserva tuttora le macine intatte. Un ultimo sforzo in salita e si raggiunge il parcheggio di partenza dopo quasi dieci chilometri di splendidi paesaggi emiliani.
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